UGO di FARFA. - N. da nobile famiglia della
Marsica intorno al 972, m. il 25 dic. 1038, divenne
abate di Farfa nel dic. 997.
Sebbene avesse ottenuto tale dignità per simonia,
come egli stesso confessò, introdusse con molta energia la
riforma cluniacense nel suo cenobio, seguendo i consigli
di Odilone di Cluny e di Guglielmo di Digione. Riassettò
il patrimonio del monastero, disperso e usurpato durante
la crisi che aveva seguito la devastazione perpetrata dai
Saraceni nell'898, usando a tal fine anche le armi. Si
immischiò nelle lotte dei Crescenzi contro i conti di
Tuscolo; fu in relazione con Ottone III, Enrico II, Cor-
rado II, ne ottenne favori e ne sfidò l'ostilità.
La sua attività spirituale ed amministrativa fu accom-
pagnata da una notevole produzione letteraria: la De-
structio Farfensis narra le dolorose vicende del monastero
fra l'890 ed il 998; la Diminutio monasterii espone le lotte
sostenute per il ricupero dei beni della Sabina, mentre
le Constitutiones documentano l'attività riformatrice del-
l'energico abate; il Quaerimonium fu presentato a Corrado
II, per rivendicare il possesso di certi castelli; il Breve
de rebus perditis ritorna sulla dolorosa questione della
dispersione del patrimonio dell'abbazia: tutti scritti
brevi, ma vigorosi e coloriti, che rivelano la sua note-
vole attitudine letteraria e storiografa.