Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Paleografia

UMANISTICA, SCRITTURA E MINIATURA

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UMANISTICA, SCRITTURA E MINIATURA - Sisto IV. Tondo ornato da motivi araldici del Della Rovere. Miniatura di scuola romana, con influssi di Melozzo da Forlì, che orna le Vite dei Romani Pontefici di Bartolomeo Platina (1474-1484) - Bibliote
UMANISTICA, SCRITTURA E MINIATURA - Sisto IV. Tondo ornato da motivi araldici del Della Rovere. Miniatura di scuola romana, con influssi di Melozzo da Forlì, che orna le Vite dei Romani Pontefici di Bartolomeo Platina (1474-1484) - Bibliote

UMANISTICA, SCRITTURA E MINIATURA. - Il movimento umanistico, così ricco di conseguenze in tutte le espressioni della civiltà, non poteva non lasciare la sua impronta anche nel campo della scrittura: ma lo studio delle forme nuove cui esso dette vita, se può apparire semplice nelle linee essenziali, si presenta in realtà assai arduo ad una indagine paleografica che della scrittura u. voglia fissare con esattezza elementi peculiari e criteri di datazione.

Con il sec. xv, infatti, tramonta il concetto medievale di centro scrittorio (v. SCRIPTORIUM) e le caratteristiche di scuola o si livellano in un aspetto uniforme che deriva alla scrittura da una comune fonte di imitazione (sebbene attorno ad alcuni dotti si formino scuole scrittorie con peculiarità determinate), o rimangono annullate dal vigore con cui si affermano gli elementi personali, mutevoli da individuo a individuo e non più riducibili a fattor comune in termini geografici o cronologici. Sicché non sembra accettabile il recente tentativo di estendere alle manifestazioni scrittorie dell'età moderna il metodo di indagine proprio della paleografia medievale (K. Pivec, Paläographie des Mittelalters - Handschriftenkunde der Neuzeit?, in Festschrift zur Feier des zweihundertjährigen Bestandes des Haus-, Hof- und Staatsarchivs, a cura di L. Santifaller, I [Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs. Ergänzungsband II], Vienna 1949, pp. 225-36), mentre si rivela fecondo per questo periodo lo studio rivolto alla scrittura di singoli personaggi (cf. A. Campana, Scritture di umanisti, in Rinascimento, dic. 1950, pp. 227-56), da cui potrà forse in futuro scaturire l'impostazione metodologica da dare al problema della scrittura u. nel suo complesso. Una visione generale è quindi necessariamente manchevole: si cercherà tuttavia di fissare alcuni punti fondamentali, rilevando in primo luogo l'improprietà dell'espressione «scrittura u.», in quanto è necessario distinguere almeno due scritture, per le quali converrà in questa sede conservare i nomi tradizionali, anch'essi impropri, di «minuscola u.» (o minuscola u. libraria, o rotonda) e di «corsiva u.» (o minuscola u. corsiva).

LA MINUSCOLA U

L'aspetto generale di questa scrittura si presenta molto simile a quello della carolina (v.) perfezionata, e spesso si confonde con essa. Il fenomeno si spiega con l'origine stessa della minuscola u. che non è il risultato di un'evoluzione dalle forme della gotica (sebbene ad alcuni esempi di minuscola gotica dai tratti meno duri e già precursori di un nuovo stile si sia dato il nome di «fere-humanistica»), ma il prodotto di una imitazione cosciente e voluta della carolina che l'uomo del Rinascimento scambiò per scrittura «classica» e chiamò appunto «littera antiqua». I manoscritti dell'età carolingia e ottoniana, che il fervore degli umanisti andò scovando nelle biblioteche monastiche, orientarono il gusto dei trascrittori verso un ritorno alla semplice eleganza delle forme rotonde della carolina, contro la barbarica durezza della gotica, a cui già il Petrarca non aveva risparmiato il suo biasimo (Ep. famili., XIII, 4; XXIII, 19); l'imitazione «ad unguem» dei codices antiqua divenne il canone estetico della nuova scrittura (cf. Ambrosii Traversari epistolae et orationes, ed. L. Mehus, Firenze 1759, col. 501). Tuttavia l'esperienza della gotica fa sì che la minuscola u. presenti rispetto alla carolina alcune differenze inconscie, che vanno dalla presenza costante del segno diacritico sulla i al più corretto impiego del dittongo (di frequente in nesso), dalla rarefazione delle abbreviature all'accentuato uso dei trattini di coronamento alle estremità superiore e inferiore delle aste. Per quanto riguarda lettere particolari va osservato che la a è di tipo onciale, la d'invece di tipo minuscolo (ossia con l'asta dritta); la r si presenta ora nella forma dritta ora in quella rotonda; la t tonda (di tipo maiuscolo) si trova spesso anche nel corpo della parola; il taglio della t rimane al disotto dell'estremità superiore dell'asta verticale. La minuscola u. si diffuse da Firenze in tutta l'Italia, almeno nei centri di cultura, ma la sua breve vita non consentì che si affermasse anche fuori della Penisola; i limiti cronologici possono porsi tra l'inizio del sec. xv e l'inizio del xvi: con il diffon lersi della stampa perdette la sua funzione, ma lasciò una traccia durevole di sé nel carattere tipografico tondo.

LA CORSIVA U

Sebbene risenta dell'influsso della minuscola, la corsiva u. va considerata a sé, in quanto non sempre rappresenta la stessa scrittura tracciata con ductus corsivo; in molti esempi non è che il risultato di una evoluzione della gotica corsiva, particolarmente di quella italiana. Non essendo peraltro possibile estendere il nome di u. a tutti i numerosi tipi di scrittura corsiva che dal frazionamento della gotica si andarono sviluppando nei vari paesi in forme sempre più decisamente personali e ormai sottratte a qualsiasi caratteristica di scuola, per corsiva u. si intende generalmente una scrittura particolare che, sebbene più sciolta e rapida della minuscola, si ricollega ad essa e ne conserva, con il carattere riflesso, la compostezza calligrafica, servendo non solo all'uso documentario ma anche a quello librario. Come la minuscola, anche la corsiva u. lasciò la sua impronta nella stampa, dando origine al carattere tipografico corsivo (inclinato), detto anche «italico», consacrato dalle edizioni di Aldo Manuzio; ma a differenza di quella, la corsiva u. si diffuse (forse appunto attraverso la stampa) in tutta l'Europa (tranne che nei paesi tedeschi) e da essa poi scaturirono tutte le scritture moderne. L'aspetto generale è determinato a volte da una inclinazione delle aste verso destra, dovuta al tratteggio obliquo; più spesso dal legamento di ciascuna lettera con la precedente e la successiva nell'ambito delle singole parole. Elementi caratteristici possono considerarsi: la a chiusa, di tipo corsivo, che nel tratteggio della parte inferiore restringe la curva in un angolo scuto assai pronunciato; la f, che sviluppando il tratto iniziale e terminale dell'asta viene atteggiandosi via via nella caratteristica forma moderna con i due anelli a frusta; la r, che passa dalla forma dritta (minuscola), prevalente dalla fase più antica e conservata nella stampa, a quella rotonda, che acquista un aspetto particolare da cui scaturisce la r minuscola della scrittura odierna; la s, che aggiunendo alla forma rotonda (di tipo maiuscolo) un trattino di legamento con la lettera precedente dà origine alla s minuscola moderna; la t, che tende a prolungare in alto l'asta verticale. È interessante rilevare come la corsiva u. fu adottata dalla Cancelleria pontificia fin dalla metà del sec. xv per i brevi, mentre nei privilegi e nelle bolle in genere la gotica cancelleresca veniva sviluppandosi in forme sempre più artificiose che dettero origine alla bollatica (v.).

LA MINIATURA

Come la scrittura u., anche la miniatura di questo periodo fu soprattutto gloria italiana, in quanto negli altri paesi d'Europa essa si sviluppò essenzialmente nel senso già indicato dal periodo precedente, soprattutto in Francia dove la miniatura gotica aveva raggiunto nelle preziosità dei Libri d'ore e negli elementi compositivi dei Breviari e delle Bibbie una perfezione decorativa difficilmente superabile. Sviluppando questo indirizzo la scuola francese e, sotto l'influsso di questa, la scuola inglese, perdono man mano di vista il compito proprio della miniatura, per tendere in maniera sempre più accentuata ad effetti propriamente pittorici, in quadri compositivi a piena pagina: indirizzo che viene portato poi alle sue ultime conseguenze dalla scuola fiamminga. In Italia invece, nonostante gli influssi d'oltralpe, soprattutto nella figurazione a pagina intera, il motivo ornamentale conserva la sua funzione e raviva gli elementi decorativi, dai colori vivaci, animandoli con piccole ma perfette scene di genere le quali interrompono, in riquadri o tondi geometrici, il fregio che racchiude la pagina in cui si intrecciano putti, fasoni, animali, nastri fino a raggiungere la preziosità di un marletto. Al centro del margine inferiore figura spesso lo stemma del committente. Sono infatti soprattutto le corti principesche a tener viva quest'arte con le commissioni di codici riccamente ornati: i Medici di Firenze, gli Estensi di Ferrara, i Montefetro d'Urbino, gli Aragonesi di Napoli e gli stessi pontefici sono avidi di arricchire la propria biblioteca con codici sontuosi che rendino testimonianza del loro mecenatismo. Firenze e Ferrara si contendono il primato con le loro botteghe in cui lavorano artisti di chiara fama e dove giungono commissioni da ogni parte; ma anche Napoli, Perugia, Siena e altre città vantano scuole di prim'ordine. Non essendo possibile riassumere in breve le peculiarità di ciascuna e citare i nomi degli artisti maggiori e i loro prodotti più famosi, si rinvia il lettore alle opere indicate in bibliografia. - V. di tav. LXXII.

In alto a sinistra: INCIPIT del libro III del De bello civili di Lucano. Codice autografo di Pomponio Leto - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3285, f. 25° (1469-70). In alto a destra: INCIPIT del libro XXIII della Naturalis historia di Plinio. Manuscrito in minuscula umanistica del sec. xv - Bibl
Tav. LXXII In alto a sinistra: INCIPIT del libro III del De bello civili di Lucano. Codice autografo di Pomponio Leto - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3285, f. 25° (1469-70). In alto a destra: INCIPIT del libro XXIII della Naturalis historia di Plinio. Manuscrito in minuscula umanistica del sec. xv - Biblioteca Vaticana, cod. Ottob. lat. 1594, f. 104. In basso a sinistra: PROLOGO del De aqueductibus Urbis Remæ, di G. Frontino, con miniatura umanistica dell'Italia settentrionale - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 1354, f. 1° (sec. xv). In basso a destra: INCIPIT del libro II dei Paralipomeni, dalla Bibbia del duca Federico di Urbino, miniata da Attavante Attavanti e sua scuola, su commissione di Vespasiano da Bisticci per il Duca d'Urbino - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 1, f. 179° (1476).(fot. Enc. Catt.)
Bibliografia16 opere
BIBL.: per la scrittura: H. Hirsch, Gotik und Renaissance in der Entwicklung unserer Schrift, in Almanach der Abad. der Wissenschaft, in Wien, 82 (1932), pp. 335-64; A. Hessel, Die Entstehung der Renaissanceschriften. Ein Versuch, in Archiv für Urkundenforschung, 13 (1933), pp. 1-14; B. Pagnin, Della scrittura padovana nel periodo umanistico, in Archivio Veneto, 15 (1934), pp. 175-89; S. Morison, Early humanist script and first Roman type, in The Library, 24 (1943), pp. 1-29 (liata di codici datati in scrittura u. dal 1408 al 1465); G. Battelli, Lezioni di paleografia, 3ª ed., Città del Vaticano 1949, pp. 245-49; D. Thomas, What is the origin of the Scrittura umanistica?, in La Bibliofilia, 53 (1951), pp. 1-10. Per la miniatura: A. Venturi, La miniatura ferrarese nel sec. XV e il « Decretum Gratiani», in Le gallerie nazion. ital., 4 (1899), pp. 187-209; F. Hermann, Le miniature ferrarese della Bibliot. Vaticana, in L'arte, 3 (1900), pp. 341-73; J. H. Hermann, Zur Geschichte der Buchmalerei am Hofe der Este in Ferrara, in Jahrbuch der kunsthistorischen Sammlungen des allerhöchsten Kaiserhauses, 21 (1900), pp. 117-217; P. D'Ancona, La miniatura ferrarese nel fondo urbinato della Vaticana, in L'arte, 13 (1910), pp. 353-61; id., La miniatura fiorentina (sec. XI-XVI), 2 voll., Firenze 1914; id., La miniature italienne du Xe au XVIe siècle, Parigi 1925; F. Winkler, Die flämische Buchmalerei des XV. und XVI. Jahrh., Lipsia 1925; G. Blum - Ph. Lauer, La miniature française aux XVe et XVIe siècles, Parigi 1931; P. D'Ancona - E. Aeschlimann, Dictionnaire des miniaturistes du moyen âge et de la Renaissance..., 2e ed., Milano 1949; G. Battelli, op. cit., pp. 250-54; Miniature del Rinascimento, Città del Vaticano 1950 (Catalogo della mostra allestita dalla Bibliot. Apost. Vaticana nel suo v centenario), Alessandro Pratesi
UMANISTICA, SCRITTURA E MINIATURA - Carmen primum delle Odi di Francesco Filelfo, dal codice cartaceo autografo in s. u. corsiva - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 701, fol. 102° (1468).
UMANISTICA, SCRITTURA E MINIATURA - Carmen primum delle Odi di Francesco Filelfo, dal codice cartaceo autografo in s. u. corsiva - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 701, fol. 102° (1468).(fot. Enc. Catt.)

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Di Alessandro Pratesi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 731–734.

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Pratesi, Alessandro. “Umanistica, scrittura e miniatura.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 731–734. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/umanistica-scrittura-e-miniatura.

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Pratesi, Alessandro. “Umanistica, scrittura e miniatura.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 731–734. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/umanistica-scrittura-e-miniatura.

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