SCRIPTORIUM

SCRIPTORIUM. - È, secondo Isidoro (Orig., VI, 9, 2), lo stilo usato per imprimere i segni sulla cera: ma nel lessico medievale indicò la base su cui veniva appoggiato il foglio nell'atto di scrivere e per estensione il locale in cui gli amanuensi attendevano al lavoro (officina scrittoria) e quindi il centro di diffusione della scrittura: tale significato si è conservato nel linguaggio tecnico della paleografia.

Per l'età classica e il primo medioevo non si hanno dati sufficienti sull'organizzazione e le caratteristiche degli s. e tanto meno è possibile individuare la distribuzione geografica e le peculiarità paleografiche: gli elementi forniti dall'archeologia attraverso pitture, musaici,

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SCRIPTORIUM - Copista nel suo s. intento a trascrivere un codice. Miniatura della bottega di G. Vrelant (sec. XV).
(da V. Leroquala, Le Bréviaire de Philippe le Bon, Bréviaire parisien du XVIe siècle, Bruxelles 1389, tov. 11)
sculture (cf. la miniatura del « Virgilio romano », cod. Vat. lat. 3867 in Enc. Catt., III, coll. 1921-22) si riferiscono piuttosto al momento della composizione che a quello della trascrizione. Le notizie si fanno invece più sicure dall'VIII sec. in poi: gli s. sono in questo periodo, e fino al tardo medioevo, in grande prevalenza - forse esclusivamente - ecclesiastici e hanno vita presso i grandi monasteri o le scuole capitolari. Vi furono senza dubbio anche amanuensi laici (Lupo di Ferrières ricorda un manoscritto eseguito da uno « scriptor regius »: Epist., 5, in MGH, Epist. Karol. aevi, IV, p. 17), ma essi operavano o individualmente, o presso le cancellerie, o presso gli stessi s. ecclesiastici in quanto homines della chiesa o del monastero. Nell'aula adibita a s. erano disposti gli scanni per i copisti, muniti di una pedana; i leggi per appoggiare l'esemplare da cui si traeva la copia; un armadio o una cassa contenente la provvista di pergamena e i modelli da copiare (la trascrizione dietro dettatura era procedimento eccezionale). L'amanuense adagiava il foglio da riempire su una tavoletta che teneva sulle ginocchia oppure su un leggio fortemente inclinato (cf. l'illustrazione in Enc. Catt., III, col. 1923), tenendo a portata di mano il corno con l'inchiostro, il coltello per appuntire il calamo o la penna, il punctorium per segnare la distanza tra le righe, il regolo per dirigere le righe stesse (segnate a secco, o anche ad inchiostro o a piombo), la spugna e il raschietto per le correzioni. Al lavoro presiedeva un monaco o un chierico - per lo più lo stesso bibliotecario - il quale assegnava le parti da trascrivere, consigliava gli esecutori, preparava per essi gli exemplaria di scrittura come modello (cf. H. Leclercq, Gall. Saint, in DACL, VI, 1, col. 131). Si formava così per la scrittura una tradizione locale, aperta bensì ad influssi stranieri (non solo i modelli, ma perfino i direttori dello s. potevano provenire da altra sede), ma che in maniera più o meno cosciente veniva sviluppando alcuni elementi caratteristici i quali consentono al paleografo di distinguere i prodotti di un centro da quelli di altri. Il lavoro veniva eseguito sia per la chiesa o monastero cui lo s. faceva capo, sia dietro commissione di estranei (in tal caso chi dava l'ordinazione forniva di solito anche la pergamena) e poteva essere affidato ad un solo copista oppure distribuito tra più amanuensi. Ma si trattava sempre di un lavoro faticoso, che richiedeva at-

tenzione costante, mano ferma, pazienza: sicché non fa meraviglia trovare qua e là nei codici sottoscrizioni o note marginali che denunziano la stanchezza o il senso di liberazione ad opera ultimata (cf. H. Leclercq, Scribe, in DACL, XV, 1, coll. 1028-30). Di norma, finita la copia, si procedeva alla revisione, fatta o dallo stesso amanuense, o dal direttore dello s. o da altro incaricato: a volte però si lasciava senz'altro questo compito al lettore.

Con lo sviluppo delle Università si formano anche s. laici: l'esigenza di moltiplicare i testi ad uso della scuola porta ad « industrializzare » il lavoro di copia; i professori consegnano il testo emendato ad un «'appaltatore » (stationarius) che distribuisce l'exemplar, diviso in fascicoli (pecie [v.]), tra vari esecutori i quali attendono così contemporaneamente allo stesso manoscritto, accelerando l'esecuzione multipla della copia. L'arredamento degli s. rimane su per giù lo stesso: però il foglio da riempire non è più tenuto sulle ginocchia, ma viene posato su un tavolo simile ai moderni banchi di scuola con il piano orizzontale o leggermente inclinato. L'età umanistica modifica ancora la fisionomia dell'opera di trascrizione: si hanno da un lato studiosi che muovono personalmente alla ricerca di testi nelle biblioteche monastiche e personalmente li ricopiano per arricchire le proprie raccolte, dall'altro principi che per amore di cultura o mecenatismo politico commissionano codici sontuosi

ad officine specializzate, che divengono veri s. di corte. Ben presto però l'affermazione della stampa determina la graduale ma pur rapida scomparsa degli s.

BIBL.: manca uno studio complessivo sugli s. Limitato alla
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“SCRIPTORIUM.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 119. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/scriptorium.