UNIONE UOMINI DI AZIONE CATTOLICA. - È l'organizzazione maschile ITALIA (v.). Essa è formata, secondo l'attuale Statuto (11 ott. 1946), da
« uomini coniugati o che abbiano compiuto il 30° anno di età ».
La storia dell'U. U. di A. C. si confonde e in gran parte si identifica con quelle delle organizzazioni cattoliche di laici in Italia dal 1868, anno della fondazione della Gioventù Cattolica Italiana, ad oggi. Già non pochi adulti entravano o restavano, specialmente se dirigenti, nelle file di essa; adulti, comunque, furono i più dei cattolici militanti che nel 1874 e nel 1875 tennero i Congressi cattolici di Venezia e di Firenze, dando origine, l'anno seguente, all'Opera CATTOLICITÀ (v.). L'Opera assunse presto importanza di prim'ordine nella vita del paese e nel 1891 si divise in 5 sezioni, poi dette gruppi. Un nuovo ordinamento all'organizzazione dei cattolici militanti fu dato nel 1906 dal b. Pio X. A parte la Società della Gioventù Cattolica e la Federazione Universitaria, vennero create: l'Unione popolare (v.), l'Unione Economico-Sociale (v.), CATTOLICITÀ (v.). Finalmente nel 1922, pochi mesi dopo la sua edizione al pontificato, Pio XI dava all'Azione Cattolica Italiana quelle strutture che sostanzialmente essa conserva tutt'oggi, accentuandone il legame con la gerarchia e il carattere di collaborazione al suo apostolato. E poiché ai giovani e agli universitari si erano aggiunte nel 1908 le donne e nel 1918 le giovani, il Papa nel nov. del 1922 diede incarico ad A. Ciriaci di curare l'organizzazione degli adulti, che nacque ufficialmente, con decisione della Giunta Centrale dell'Azione Cattolica, il 13 dic.
L'organizzazione prese il nome di Federazione Italiana Uomini Cattolici; suo primo presidente fu Augusto Ciriaci e suo primo assistente ecclesiastico mons. Domenico Tardini, attualmente pro-segretario di Stato di S. Santità. La Federazione si affermò rapidamente, raggruppando numerose associazioni di adulti già esistenti, creandone man mano altre, precisando e approfondendo le proprie finalità, sistemando le proprie strutture organizzative, formando i propri quadri, agendo vigorosamente nei più diversi campi, specialmente in quelli della diffusione della cultura e della pratica religiosa, della famiglia, della moralità, della stampa, dell'azione sociale.
Le tappe più importanti della vita della Federazione vanno considerate le seguenti: il Convegno di Milano del 21 dic. 1922; la costituzione del Consiglio nazionale, il 7 marzo 1923; il primo Convegno dei Presidenti diocesani tenuto a Genova l'8 sett. 1923, al quale il S. Padre inviò, per mezzo del futuro card. Giuseppe Pizzardo, allora sostituto della Segreteria di Stato di S. S., un suo documento programmatico di altissimo valore, chiamando, tra l'altro, la Federazione degli Uomini « il nerbo e il fulcro di tutta l'Azione Cattolica »; l'Assemblea nazionale dei Presidenti diocesani a Roma, nei giorni 28-31 ott. 1926, durante la quale Pio XI diede precise ed alte direttive sul tema scottante della politica, affermando che « pur non facendo della politica di partito, l'Azione Cattolica vuol preparare a fare della buona politica, della grande politica »; la nomina ad assistente ecclesiastico, nel 1929, di mons. Ferdinando Roveda, che fino all'8 dic. 1947 doveva essere il saggio e indimenticabile « padre » della Unione; la celebrazione, nel 1932, del decennio dell'organizzazione, che ne dimostrò il mirabile sviluppo; la nomina a presidente centrale, il 7 nov. 1936, in seguito alla morte di A. Ciriaci, di Piero Panighi, il quale per dieci anni diede alla grande famiglia degli Uomini di Azione Cattolica un impulso eccezionale; la celebrazione del ventennio con l'offerta al Papa, tra l'altro, di innumerevoli doni per le missioni, raccolti in una mostra, in Vaticano, che Pio XII definì « straordinariamente grande e bella »; la vita dell'U. U. di A. C. (tale è il nome ufficiale della Organizzazione dal 31 dic. 1931) durante l'ultima guerra, con il nord dipendente da Piero Panighi e il centro-sud guidato dal vice presidente centrale Urbano Cioccetti; la nomina a presidente centrale, in seguito alla morte di Panighi, di Luigi Gedda, il quale diede all'organizzazione mirabile sviluppo, alta consapevolezza della sua missione e vigoroso ritmo d'azione; il grandioso Convegno nazionale del 7 sett. 1947, quando, a celebrazione del venticinquesimo dell'Unione, superando difficoltà di ogni ge-

(fot. Giordani)
Questi dati schematici non danno, evidentemente, che una pallida idea della struttura e della vita dell'U. U. di A. C.; essi hanno bisogno di essere completati con alcune indicazioni sulle strutture e sulle attività dell'organizzazione. Meritano anzitutto di essere riportati testualmente gli artt. 63 e 64 dello Statuto dell'Azione Cattolica italiana; art. 63 « l'U. U. di A. C. ha come scopi particolari: a) l'apostolato nella vita pubblica e nell'ambiente sociale; b) la difesa della famiglia; c) la cristiana educazione della gioventù; d) la tutela della moralità pubblica ». Art. 64 « A tal fine l'U.: a) cura in modo speciale la preparazione dei suoi soci all'esercizio delle pubbliche funzioni; b) istruisce e tiene aggiornati i soci stessi sui problemi religiosi, morali
e sociali che richiedono l'attenzione e l'azione dei cattolici; c) con l'Unione Donne di A. C. promuove il Fronte della Famiglia; d) impegna in modo particolare la sua attività nel campo dell'educazione cristiana, della moralità pubblica e della vita sociale. Tali scopi e tali attività corrispondono pressoché alla lettera a quanto la Federazione Italiana Uomini cattolici si prefiggeva già nel Convegno di Milano del 1922.
Vanno particolarmente ricordati gli annuali corsi di religione in tutte le associazioni; le innumerevoli «settimane religiose» realizzate in tutta Italia «per il ritorno degli uomini a Dio»; le vigorose battaglie condotte a difesa della famiglia, per il rispetto del giorno festivo, contro il vizio della bestemmia, per l'educazione dei giovani, per la salvezza dei fanciulli abbandonati o basognosi, per «il grande ritorno» dei socialcomunisti alla Chiesa, per un costume veramente cristiano, per la diffusione della stampa cattolica, particolarmente di quella quotidiana. Tali attività furono sempre sostenute da una viva e serrata propaganda, realizzata con le visite degli assistenti e dei dirigenti centrali alla periferia, nonché dalla pubblicazione di volumi, di opuscoli e, soprattutto, dei periodici della organizzazione: il Noi Uomini, quindicinale che va a tutti i soci; Prospettive, mensile che va a tutti i centri diocesani; Sussidi, mensile che va a tutte le associazioni.
L'organizzazione raggiunge quasi (ott. 1953) i 300.000 soci, distribuiti in più di 12.000 associazioni e in alcune migliaia di «nuclei», piccoli gruppi che rappresentano associazioni nascenti. Negli ultimi 6 anni, dopo una certa flessione dovuta agli avvenimenti dell'ultimo periodo della guerra e del primo dopo-guerra, l'U. U. di A. C. è aumentata di oltre 100.000 soci; le sue attività si sono moltiplicate in quantità ed efficacia; i soci hanno preso sempre maggiore consapevolezza dell'importanza della loro organizzazione e, consci della loro responsabilità dinanzi a Dio e agli uomini, lavorano anche nei posti più alti della vita nazionale con una dedizione che dà ottime speranze per l'avvenire.
BBL, oltre i predetti periodici, cf. i discorsi di Pio XII negli AAS: L. Civardi, Manuale di Azione Cattolica, 11ª ed., Roma 1984, e le Cronache dei convegni in Civ. Catt. alle date indicate. Carlo Carbone