VASTO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Chieti. La diocesi è in amministrazione perpetua dell'arcivescovo di Chieti ([v.] ivi i dati statistici relativi).
STORIA. - Fu l'antica Historium, una tra le maggiori città dei Frentani, già municipio romano distrutto da Silla, fortificato di nuovo da Teodorico. L'origine della diocesi è controversa, perché non tutti gli studiosi, tra i quali il Kehr (op. cit. in bibl., p. 268 agg.) ammettono un vescovato prima del sec. XIX. Lanzoni invece (I, pp. 318 e 377), menzionando la discussa epistola di Gelasio I (492-96; Jaffé-Wattenbach, 677), ritiene che a quell'epoca la sede fosse vacante. In tale lettera il Pontefice ordina a un vescovo Celestino d'ignota sede di scegliere e nominare, come visitatore e non come « cardinalis pontificis », il diacono Giuliano nella « ecclesia beat Eleutherii, quae in Stoniensium civitatis parochia probatur esse constructa ». Anche il Jaffé sembra dare allo « Stoniensium » il preciso significato di « Histoniensium » e al « parochia » il valore di diocesi. Tuttavia, ammessa l'esi-

(fot. Geb. int. nec.)
Nel 1853 Pio IX, sollecitato da Ferdinando II di Borbone, con bolla Adeo late dioecesanum Teatini elevò V. Chieti, della cui arcidiocesi aveva sempre fatto parte, e ne assegnò la giurisdizione al metropolita teatino, che da allora assunse anche il titolo di vescovo di V. MONUMENTI. - Dalle reiterate sciagure che sconvolsero la città, tutto quello che ancora sopravvive è dovunque quasi nascosto dalle sovrastrutture barocche e moderne che testimoniano degli ultimi rifacimenti subiti dagli edifici sacri. La Cattedrale, già dedicata a s. Margherita, poi a s. Agostino e dal 1808 a s. Giuseppe, venne costruita forse prima del Mille, ma rifatta nel sec. XIII e di nuovo distrutta dai Saraceni (1566), fu restaurata nel 1668. La facciata, in gran parte conservata, ha il bel portale di Ruggiero De Fragenis (1293) con forme goticheggianti; l'interno invece fu malamente rifatto nel 1890. Alla stessa epoca appartiene la chiesa di S. Pietro, sorta sugli avanzi di un tempio di Cerere e rifatta del tutto nel 1754. Anche qui si conservano il portale maggiore e quello laterale, opere dello stesso De Fragenis (1293), al quale sembra da attribuirsi anche il portale della chiesetta di S. Antonio, oggi barocca. Nella lunetta furono scolpite una Madonna col Bambino e una Crocifissione. L'interno, neoclassico, serba una Madonna del Rosario cinquecen-
tesca, un quadro dell'ottantenne Fil. Palizzi (Ecce Agnus Dei) e un altro di Fr. Paolo Palizzi (Il cieco di Gerico, 1853). Altra chiesa romanica fu S. Maria Maggiore (sec. XI), che dopo il rifacimento ed ampliamento del sec. XVIII ha perduto ogni reminiscenza delle sue origini, ad eccezione della base trecentesca del campanile. L'interno è interessante per la cappella della Spina, donata nel '500 dai D'Avalos, cui s'ispirò un quadro quivi esistente, attribuito a Tiziano; per una tela quattrocentesca della Madonna del Gonfalone, uno Sposalizio di s. Caterina di Paolo Veronese (?) e un ostensorio di rame dorato della scuola di Nicola da Guardiagrele. Notevole infine la raccolta conservata nel Museo civico, nel quale, tra oggetti preistorici e preromani, sono resti di costruzioni sacre medievali distrutte e buone opere moderne.