VIGERIO, MARCO

VIGERIO, MARCO. - Al secolo Emanuele, cardinale e teologo dei Francescani Conventuali, n. a Savona nel 1446, m. a Roma il 18 luglio 1516.

Nipote di Marco Vigerio e pronipote di Francesco della Rovere, entrò nell'Ordine probabilmente nel convento di Savona, quando era generale il Della Rovere (1464-67). Fu professore di teologia nell'Università di Padova e nello Studio Generale del Santo dove fu anche Correggente insieme al suo confratello Antonio Trombetta. Eletto pontefice il Della Rovere con il nome di Sisto IV (9 ag. 1471), il V. s'incamminò ai più alti uffici. Insignito del magistero in teologia, ebbe la cattedra teologica alla Sapienza in Roma, fu eletto vescovo e prefetto di Senigallia il 6 ott. 1476 e promosso maestro dei S. Palazzi (1484). Nella diocesi e nella prefettura marchigiana ristabilì l'ordine e la giustizia, amministrò con saggezza i beni della Chiesa, attese alle lettere e alle arti, ricostruì il Palazzo vescovile. Fu creato da Giulio II governatore di Castel S. Angelo; il 1º dic. 1505 cardinale; nel 1506, come cardinale protettore dell'Ordine Minoritico, presiedette, insieme al card. Grimani, il Capitolo generale tenuto in Roma ai SS. Apostoli. L'anno seguente fu delegato pontificio al Capitolo generale dei Minimi (28 dic. 1507), verso i quali si rese benemerito. Attendeva intanto alla pubblicazione di alcune sue opere quali il Decachordum christianum (Fano 1507), di cui fa parte il De annuntiatione b. M. Virginis, e la Controversia de excellentia instrumentorum Dominicae passionis (Roma 1508). Durante la guerra tra Giulio II e Alfonso d'Este di Ferrara, fu nominato legato delle truppe papali (11 dic. 1510) e mostrò capacità e doti non comuni nella presa di Concordia e nell'assedio di Mirandola.

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Il 29 ott. 1511 il V. PALESTINA, e stendeva un'apologia di Giulio II contro le accuse del Conciliabolo di Pisa (nov. 1511); la presentò al Concilio Lateranense V (1512), ma non la condusse a termine per la morte del Papa (21 febbr. 1513). Al Concilio aveva presentato anche una sua soluzione intorno al problema del calendario, ed i suoi dati costituiscono un contributo al regolamento definitivo della questione. Rinunciò alla sede di Senigallia, in favore del nipote Marco Quinto Vigerio, il 9 maggio 1513; seguì il nuovo pontefice Leone X, a Viterbo, dopo la vittoria di Francesco I; assistette al loro convegno di Bologna (11-18 ott. 1515); e tornato a Roma, vi morì a 70 anni, e fu sepolto in S. Maria in Trastevere. Fra le sue opere, oltre quelle già ricordate: Dialogus de tollendis abusibus, menzionati nel suo Decachordum (Fano 1507); De praecipuis Verbi incarnati mysteriis (Douai 1604); De vita, morte et resurrectione

Domini (ivi 1616); Vita et Regula s. Francisci Paulani (Brescia 1518); Declaraciones in Regulam s. Francisci de Paula (ivi 1518). In queste opere si rivela teologo, umanista, pastore di anime. Il Ciatti (III, 61) ne difende la vita onorata contro le affermazioni del Ciaconius.

BIBL.: P. Ridolfi da Tossignano, Historiarum teraphicae religionis libri tres, Venezia 1586, pp. 270, 274, 288, 320; A. Chacon (Ciaconius), Vitae et res gestae Pont. Roman. et S.R.E. Card., II, Roma 1677, pp. 251-53; Wadding, Scriptores, p. 167; Sharalea, Suppl., II, pp. 211-12; N. Papini, Publici lectures O.F.M. Conv., in Misc. Franc., 31 (1931), 174; 33 (1933), 242; Eubel, II, 259; III, 10, 57, 66, 316. Giovanni Odoardi
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“VIGERIO, MARCO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 898. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/vigerio-marco.