VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande

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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e diocesi in provincia di Pavia, suffragane di Vercelli.**
Ha una superficie di 1509 kmq. con una popolazione di 170.800 ab. dei quali 170.000 cattolici distribuiti in 83 parrocchie servite da 192 sacerdoti diocesani e 14 regolari; conta 3 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 447).
Sulla destra del Ticino, lungo una delle vie più frequentate fra Lombardia e Piemonte, fu emporio romano e nelle sue vicinanze si combatté la battaglia del Ticino fra Annibale e Scipione. Centro del comitato franco detto di Bulgaria e pieve, ottenne diploma di immunità da Enrico IV (1065), fu oggetto di secolare contesa fra Pavia e Milano, finché questa sotto i Torriani ne ebbe la signoria che poi passò nei Visconti: Luchino vi costruì il castello. Alla morte di Filippo Maria, V. si proclamò indipendente e si collegò con la Repubblica Ambrosiana e per questo sostenne duro assedio da parte di Francesco Sforza, terminato con onorevole capitolazione il 5 giugno 1449. Da allora seguì le sorti del Ducato di Milano attraversò le successive dominazioni.
V. diocesi, ad istanza di Francesco II Sforza duca di Milano, da Clemente VII con la bolla Pro excellenti praeminentia in Bologna il 16 marzo 1530. Avrebbe dovuto comprendere anche la Lomellina, che dipendeva dal vescovo di Pavia, ma questi non volle cedere il territorio. Quindi la nuova diocesi rimase limitata a V. S. Albino di Mortara e di S. Gaudenzio in Gambolà. Primo vescovo fu mons. Galeazzo Pietra, pavese, che era commendatario dell'abbaia di S. Maria di Acqualunga, cistercense, e ad istanza dello stesso commendatario il Papa attribuì parte di questa abbazia alla mensa vescovile. Da parte sua il Duca garantiva su fondi della Villa Sforzesca (sostituiti poi per sua disposizione da Carlo V con quelli di Zeme) la dotazione per la mensa vescovile e per le prebende canonical, e ordinava l'abbattimento della preesistente chiesa collegata di S. Ambrogio, per sostituirla con la solenne Cattedrale bramantezza iniziata da Ambrogio di Lanate (1532), della quale si conserva il modello ligneo perfettamente restaurato, e l'arricchiva con doni di preziosi arazzi, arredi d'oro e d'argento, evangeliani ed epistolari (firmati: fratelli Decio e Agostino Ferrante), messali miniati, 14 volumi di pergamena miniati (graduali per coro), tavole di grande
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**VIGEVANO, DIOCESI di - Civitá e

Vigevano, diocesi di - Pianta del battistero di Lomello.
valore, fra le quali la pala del Crocifisso firmata Cesare Magni, recante il ritratto di mons. Pietra, genuflesso, s. Ambrogio, s. Girolamo ecc. Della Cattedrale i lavori procedettero molto lentamente, la facciata dovette attendere il genio del Caranuel (1673-82) e la cupola non fu terminata che sotto l'episcopato di mons. Cattaneo (1712-30).
Clemente VII con la bolla di fondazione al Duca ed ai suoi successori concedeva il diritto di nomina per il vescovo e tutti i benefici della città, canonici e parroci. Questo diritto passò quindi a Carlo V ed ai suoi successori re di Spagna, fino alla morte di Filippo nel 1714; con il Trattato di Utrecht e Rastadt, che attribuì V. Lombardia e quindi all'Austria passò il patronato all'Imperatore Tedesco. Finalmente con il Trattato di Aquisgrana, che concesse V. Savoia, questo diritto fu regolarmente esercitato dai Re di Sardegna e d'Italia. Nessun governo ha mai imposto per l'amministrazione delle chiese la costituzione delle fabbricerie parrocchiali o di altro analogo istituto. Il 18 febbr. 1801 moriva mons. Maria Giuseppe Scarampi ed il 28 marzo un Commissario della Repubblica Cisalpina intimò la soppressione del Capitolo, però ristabilito nel 1805. Il 17 ag. 1817, creata la nuova provincia ecclesiastica di Vercelli, vi fu ascritta anche la diocesi di V. Milano. Inoltre, per espresso intervento del Re Vittorio Emanuele I, alla diocesi di V. fu unita la Lomellina e così il numero delle parrocchie crebbe da 5 a ca. 70. Inoltre nel 1830 la parrocchia vigevanese di Gravellona fu scambiata con quella novarese di Sozzago.
Il Seminario, iniziato dal secondo vescovo Maurizio Pietra nel 1565 appena tornato dal Concilio Tridentino, fu convenientemente organizzato da mons. Sormani Marino (1688-90), nel 1702, che destinò al suo servizio la chiesetta di S. Anna e ne costruì la prima sede propria, tuttora conservata e unita al grande Palazzo, ordinato dal vescovo mons. Toppia (1818-28). Questi non avendo potuto compiere vita durante, tutto quello che avrebbe voluto, lasciò al proprio successore, che fu mons. Accusani (1830-43), il compito ed i mezzi per erigere un edificio capace di ospitare quanti giovani esigeva il grande ampliamento della diocesi.
Mons. De Gaudenzi (1871-91) aprì il Piccolo Seminario con scuole ginnasiali interne e costruì l'annessa chiesa che dedicò al S. Cuore, affrescata dal Morgari.
SANTUARI. - La diocesi di V. possiede presso Garlasco un importante e devoto Santuario, la Madonna della Bozzola, composto di un grandioso tempio, opera dell'architetto Cesare Nava di Milano con uniti edifici di recente costruzione. Degna di speciale menzione è la Madonna inter vini presso V., antichissima, essendo ricordata in diverse carte del sec. XII.