VINCENZO MARIA STRAMBI, SANTO

VINCENZO MARIA STRAMBI, santo. - Sposionista, vescovo di Macerata e Tolentino, n. a Civitavecchia il 7 genn. 1745, m. a Roma il 7 genn. 1824. Intrapresa la carriera ecclesiastica, studiò nel seminario di Montefiascone, a Roma nel Collegio Casanzio, a Viterbo presso i domenicani di Gradi, e di nuovo a Roma nel convento domenicano di S. Sabina. Ordinato sacerdote nel 1767 a Bagnoregio, dov'era già rettore del seminario, l'anno seguente fu ricevuto tra i Passionisti Paolo della Croce (v.).

Vi si distinse per elette virtù, per l'insegnamento teologico contrario alle correnti giansenistiche e gallicane del tempo, per le alte cariche occupate, per la predicazione di Missioni ed Esercizi spirituali, essendo riguardato come uno dei migliori oratori del suo tempo. I suoi autori preferiti erano s. Giovanni Crisostomo, s. Tommaso d'Aquino, s. Alfonso M. de' Liguori. Promosso da Pio VII nel 1801 vescovo di Macerata e Tolentino, prese a modello s. Carlo Borromeo; ravvivò nel clero l'impegno per la virtù, per lo studio e la cura pastorale; ampliò i due seminari e vi fece rifiorire gli studi e la disciplina; stimolò i religiosi alla perfezione; fondò asili per gli orfani e i vecchi; ebbe sollecita cura degli infermi e dei carcerati; soccorse i poveri con inesauribile generosità, giungendo fino a vendere la sua suppellettile, le vesti e gli stessi vasi sacri. Per sé la più rigida povertà e le asprezze della penitenza. Instancabile nella predicazione e nel ministro pastorale, dedicava più ore del giorno e della notte all'orazione, favorito da Dio anche di doni soprannaturali. Nel 1808, rifiutandosi con fermezza di prestare il giuramento di fedeltà imposto da Napoleone I e riprovato dal papa, fu tradotto a Novara e poi a Milano. Anche nell'esilio procurò di assistere con lettere le sue diocesi e di esercitare un proficuo apostolato. Tornato nel 1814, riprese con zelo le cure pastorali. Nel 1815 preservò Macerata dalle devastazioni delle truppe belligeranti di Gioacchino Murat e degli austriaci. Aggravato dagli anni e dalle fatiche, cercò più volte di essere esonerato dal governo delle due diocesi e finalmente l'ottenne, nell'ottobre del 1823, da Leone XII, che lo volle a Roma come suo consigliere nel palazzo apostolico del Quirinale. Ma alla fine di d. c., per conservare la vita del papa gravemente ammalato, offrì a Dio la sua vita e fu esaudito morendo pochi giorni dopo.

Come direttore spirituale, V. guidò alla perfezione molte anime, fra cui la b. Anna M. Taigi, la ven. M. Luisa Maurizi, Carlo Emanuele IV di Sardegna e la consorte ven. M. Adelaide Clotilde.

Come scrittore, fu il primo apprezzato biografo di s. Paolo della Croce, del quale promosse pure la causa di beatificazione in qualità di postulatore; diede alla luce l'opera in 3 voll. Dei tesori che abbiamo in Gesù Cristo (1805) e varie operette spirituali, scritte specialmente durante il suo esilio; è pure autore, insieme con mons. G. Bonanni, del libretto assai diffuso: Il mese di luglio consacrato al Preziosissimo Sangue di G. C.

Fu beatificato da Pio XI nel 1925 e canonizzato da Pio XII nel 1950; il suo corpo è nella basilica dei SS. Giovanni e Paolo in Roma. Festa il 10 gennaio.

BIBL.: Stanislao dell'Addolorata, Vita di S. V. S., Roma 1949; P. Joachim, St. Vincent M. S., Méricganc 1950; Gioacchino della S. Famiglia, S. V. S., ivi 1950; Gaetano dell'Addolorata, L'autore di un famoso libro, in Il Crocifisso, settembre 1950, p. 23 sg. Giacinto del S. mo Crocifisso

VINC

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(per cortesia dei Padri Passioniati)
Vincenzo Maria Strangi, santo. Ritratto, Anonimo dell'Ottocento. Roma, Ritiro dei SS. Giovanni e Paolo.
ENZO, ORONZO e VITTORIO, santi, martiri. - Il Martirologio romano li ricorda il 22 genn., come vittime della persecuzione di Diocleziano a Embrun in Francia; altre fonti li assegnano a Gerona, nella Spagna.

Si è creduto di conciliare la divergenza facendoli martiri di Gerona, mentre poi le reliquie sarebbero state trasferite a Embrun. I loro Attisoni a capofila e favolosi; e forse Vincenzo sarebbe da identificare con il noto diacono di Saragozza, martirizzato nel 304. O., vescovo, martire e patrono di Lecce, sarebbe distinto da quello ricordato in questo gruppo di martiri.

BIBL.: Acta SS. Iannarì, III, Parigi 1863, pp. 2-6; E. Flórez, España Sagrada, XLIII, Madrid 1886, pp. 495-506; Lanzoni, p. 310 sg.; Martyr. Romanum, p. 31. Francesco Russo