AAS 4 (1912), p. 493
alcune grandi diocesi, come Torino, Milano, ecc., e si è recentemente
attuato dove pei concentramenti avvenuti gli alunni di teologia e talora
anche di filosofia, di più diocesi furono riuniti in un solo istituto interdiocesano,
rimanendo nel Seminario diocesano gli altri.
La ragione di questo consiglio è data da ciò, che non si può
convenevolmente ed utilmente appropriare la stessa disciplina, le stesse
prediche, le stesse istruzioni, le stesse pratiche di pietà, le stesse
comuni letture ai giovanetti di 12 o 15 anni, di limitata intelligenza,
incerti ancora del loro avvenire, ed ai maggiori di età, nel pieno sviluppo
della mente e con propositi già formati. Una disciplina poi
media, atta a formare convenientemente gli uni e gli altri, è cosa
impossibile.
2. Non si ammettano mai nel Seminario, sia pure per le prime
classi di studio, giovanetti che chiaramente professino di non volersi
far sacerdoti; ma si esiga almeno che manifestino un' iniziale inclinazione
allo stato ecclesiastico. Coloro che positivamente aspirano allo
stato secolaresco si trovano e debbono trovarsi necessariamente a
disagio nel Seminario, dove tutto tende e deve tendere non a mire
mondane, ma alla pietà, al raccoglimento, alla formazione ecclesiastica.
Inoltre la promiscuità di alunni non chiamati e di altri chiamati allo
stato ecclesiastico riesce sempre fatale a questi ultimi, e, secondo che
l'esperienza ha dimostrato, causa la perdita di molte vocazioni.
Se quindi i Rmi Ordinari credono utile o necessario aprire a
giovanetti laici un luogo di educazione sotto la tutela della Chiesa,
formino un collegio separato, interamente diviso dal Seminario. In
questo caso però ben si guardino, come di dovere, da ciò, che le rendite
destinate dalla pietà dei fedeli o per speciale grazia della S. Sede
alla formazione dei chierici, siano devolute anche in piccola parte a
vantaggio del collegio secolare.
3. È di somma importanza che si abbia tanto per i piccoli quanto
pei grandi Seminari un luogo di villeggiatura, e che siano accorciate
al-possibile le vacanze in famiglia. In altri tempi, con vacanze scolastiche
autunnali ben più limitate, il ritorno in famiglia poteva riuscire
meno pericoloso. Oggi con tre mesi ed oltre di vacanze scolastiche, con
la grande libertà di usi e costumi introdotta nella società e nelle famiglie,
e con la grande diffusione di libri e giornali perniciosi, la libera e
lunga permanenza degli alunni nei loro paesi non può non essere dannosa
e spesso fatale.
Dati quindi, secondo la prudente discrezione dei Rmi Ordinari,
un 10 o 15 giorni agli alunni aftinché riveggano i loro parenti, e pos-
attuato dove pei concentramenti avvenuti gli alunni di teologia e talora
anche di filosofia, di più diocesi furono riuniti in un solo istituto interdiocesano,
rimanendo nel Seminario diocesano gli altri.
La ragione di questo consiglio è data da ciò, che non si può
convenevolmente ed utilmente appropriare la stessa disciplina, le stesse
prediche, le stesse istruzioni, le stesse pratiche di pietà, le stesse
comuni letture ai giovanetti di 12 o 15 anni, di limitata intelligenza,
incerti ancora del loro avvenire, ed ai maggiori di età, nel pieno sviluppo
della mente e con propositi già formati. Una disciplina poi
media, atta a formare convenientemente gli uni e gli altri, è cosa
impossibile.
2. Non si ammettano mai nel Seminario, sia pure per le prime
classi di studio, giovanetti che chiaramente professino di non volersi
far sacerdoti; ma si esiga almeno che manifestino un' iniziale inclinazione
allo stato ecclesiastico. Coloro che positivamente aspirano allo
stato secolaresco si trovano e debbono trovarsi necessariamente a
disagio nel Seminario, dove tutto tende e deve tendere non a mire
mondane, ma alla pietà, al raccoglimento, alla formazione ecclesiastica.
Inoltre la promiscuità di alunni non chiamati e di altri chiamati allo
stato ecclesiastico riesce sempre fatale a questi ultimi, e, secondo che
l'esperienza ha dimostrato, causa la perdita di molte vocazioni.
Se quindi i Rmi Ordinari credono utile o necessario aprire a
giovanetti laici un luogo di educazione sotto la tutela della Chiesa,
formino un collegio separato, interamente diviso dal Seminario. In
questo caso però ben si guardino, come di dovere, da ciò, che le rendite
destinate dalla pietà dei fedeli o per speciale grazia della S. Sede
alla formazione dei chierici, siano devolute anche in piccola parte a
vantaggio del collegio secolare.
3. È di somma importanza che si abbia tanto per i piccoli quanto
pei grandi Seminari un luogo di villeggiatura, e che siano accorciate
al-possibile le vacanze in famiglia. In altri tempi, con vacanze scolastiche
autunnali ben più limitate, il ritorno in famiglia poteva riuscire
meno pericoloso. Oggi con tre mesi ed oltre di vacanze scolastiche, con
la grande libertà di usi e costumi introdotta nella società e nelle famiglie,
e con la grande diffusione di libri e giornali perniciosi, la libera e
lunga permanenza degli alunni nei loro paesi non può non essere dannosa
e spesso fatale.
Dati quindi, secondo la prudente discrezione dei Rmi Ordinari,
un 10 o 15 giorni agli alunni aftinché riveggano i loro parenti, e pos-