ABOAB, ISACCO. - Rabbino vissuto verso il 1300 in Spagna. Nella sua opera Menórdah ha-mâôr («il candelabro delle luci»), espone in forma popolare i passi talmudici e midrascici circa i principi e i doveri morali, rivolgendosi «a giovani e vecchi, sapienti e ignoranti, uomini e donne».
In sette capitoli («luci») A., seguendo Saadja, divide i precetti della Toràh in precetti rivelati e razionali. I primi hanno per scopo di «inforfare la retta fede nell'esistenza del Creatore», gli altri servono «a nobilitare i nostri costumi ed a porre su basi solide il bene comune». A. è il primo in Spagna a ricorrere alle fonti aggradiche per mettere in rilievo il loro valore morale ed educativo, e muove ai suoi contemporanei il rimprovero di dedicare troppa cura alla casuistica talmudica trascurando la parte aggradica. Nel tempo in cui gli studi filosofici stavano per cedere il posto alle correnti cabbalistiche, A. da una parte segue l'esegesi biblica razionale di Ibn Ezra e di Maimonide, dall'altra trova nella Sacra Scrittura «misteri e allusioni segrete di altro genere che giungono sino all'infinito» seguendo così l'esegesi mistica di Nahmanide; cita anche il cabbalista Isaac ibn Latif. Scopo dell'esistenza terrena è il perfezionarsi con lo studio e le opere buone. L'opera di A. ebbe lunga serie di edizioni e fu tradotta più volte in tedesco e in spagnolo.