ACHEMENIDI (ANTICO PERSIANO HAKHAMANĪLĪJA, GR. 'AẒĀṬEVIḌA)

ACHEMENIDI (antico persiano hakhamanīlīja, gr. 'Aẓāṭeviḍa). - Dinastia persiana (capostipite Achaimenes) della tribù dei Pasargadi che nel sec. VII a. C. dalla prima sua capitale Pasargada passò in Susiana, fondandovi il regno elamita di Anšan, poi, con Giro, il grande impero persiano (549-330 a. C.), conglobante Media, Assiria, Babilonide, Lidia (Asia Minore), Siria e Palestina e (dopo Cambise) l'Egitto. Cessato l'esilio babilonese, Israele, ridotto ai Giudei, visse sotto il loro dominio (« periodo persiano »), tra vicende interne ed esterne a noi poco note (libri di Esd. e Neh., Esth., Agg., Zach., Mal.). Il periodo persiano è

Article illustration
ACHEMENIDI - Arcieri del palazzo di Dario I - Parigi, Louvre.
(fot. Alinari)
caratterizzato dalla restaurazione religiosa tra i Giudei reduci dall'esilio. Alle trasformazioni della vita nazionale d'Israele segue l'elaborazione d'un'organizzazione culturale e dottrinale, che costituì il «giudaismo».

Il successo degli A., che formarono la potenza politica dell'Iran e per primi realizzarono una monarchia universale assorbendo le precedenti monarchie, si deve anzitutto al genio e alla magnanimità di Ciro, che salvò la vita ad Astiage ed a Creso, risparmiò le città vinte Ecbatana e Babel, e permise ai molteplici esuli di rimpatriare, e poi al genio organizzatore di Dario I. Sotto gli A. i Persiani assursero ad alta cultura e derivarono dai cuneiformi babilonesi una scrittura alfabetica, ancora però parzialmente sillabica, composta di 41 segni.

La religione dei re A. era l'antico mazdeismo: adoravano Ahura-Mazda, simboleggiato nel fuoco; non pare che abbiano adottato lo zoroastrismo, religione dei Magi, ancora confinato alla Battiriana. J. Hertel afferma l'identità della dinastia dei Caianidi (Kayāni), menzionati nell'Avesta, con gli A.; Istaspe (Ὑστόσπης) padre di Dario I si identificherebbe col re Viṣṭaspa, lodato nell'Avesta come protettore e fautore di Zarathuṣtra. Ma G. Messi-

na dimostra che Zarathuṣtra va collocato molto prima, nel sec. XI a. C., e che Dario I non fu propriamente zoroastriano. Eclettici, i «grandi re» non si curavano di far proselitismo. Gli A. dovettero sentirsi religiosamente affini agli Ebrei monoteisti, rifuggenti pur essi dalle raffigurazioni della divinità. Il desiderio di cattiversi l'amore dei sudditi spinse però Ciro ad un politeismo pratico, per cui attribuiva indifferentemente a Marduk e a Jahweh la sua ascesa al trono (cf. Esdr. I, 2).

L'organizzazione interna fu sapientemente attuata da Dario I. L'impero, fortemente centralizzato, fu diviso in 23, poi, sotto Dario I, in 31 satrapie, il cui satrapo (khāthrapa), potente viceré sottomesso al «re dei re», doveva regolare l'ordinaria amministrazione civile e militare, ed eseguire il pagamento dell'imposta fissata. Sotto di lui, ma responsabili solo davanti al Re, vi erano un capo dell'esercito (karanos) e un incaricato dell'andamento burocratico. Ispezioni periodiche riferivano al gran Re la situazione della satrapia. Ma, sotto re inetti come Serse I e Artaserse II, le cariche si vennero cumulando in poche persone, e le ispezioni divennero vuote formalità.

Grandiose costruzioni di strade (Dario I costrul la

« via reale » tra Sardi e Susa, di ca. 2400 km), rapidi servizi postali, arditi viaggi di esplorazione, collegavano sempre meglio le più lontane province. Si sviluppa quindi il movimento sincretista; « dall'oriente all'occidente dell'impero, si mescolano i culti e si uniscono gli dèi » (A. Causse).

Ma continue ribellioni dei vari popoli condussero allo sfaccato la dinastia e l'impero. Dario I sostenne 19 combattimenti in 7 anni; sotto Dario II (404) l'Egitto defezionò, sino al 341. Le rivolte furono fomentate dalle atrocità di indenni successori di Ciro. In Egitto, Cambise giunse ad uccidere il bue Apis, poi Artaserse Oco ne ripeté le devastazioni; Serse I distrusse la grandiosa città di Babel. Crudeli soppressioni dei pretendenti al trono (Smerdi ucciso dal fratello Cambise, 80 parenti uccisi da Artaserse III), favorirono congiure che uccisero Serse I, Serse II dopo solo un mese di regno, Sogdiano dopo sei; poi l'eunuco Bagoas avvelenò Artaserse III e Arsete. L'interna decadenza del regno achemenide permise ad Alessandro Magno di debellare i Persiani al Granico (334), ad Isso (333) e ad Arbela (330), dove il fuggitivo Dario III fu ucciso.

Susa (v.) sono stati esplorati da M. Dieulafov e da J. de Morgan, dal 1884 in poi, i palazzi degli A. e la loro cittadella (Neb. 1, 1; Trib. 1, 2). A Persepoli E. Herzfeld ha scoperto nel 1933 gli archivi dei re A. con oltre 30.000 tavolette, di cui 500 in aramaico.

Elenco cronologico dei re A. - La genealogia da Achaimenes in poi ci è nota dal « cilindro di Ciro » e dall'iscrizione di Behistún. Dopo Teispes, figlio di Achaimenes, comincia un doppio ramo (Erodopo, I, 209).

1) CIPRO (v.) [II], pronipote di Teispes, re di Anšan dal 558 e di Persia dal 549; 2) Cambise, 530-522, conquistatore dell'Egitto, contrastò la restaurazione giudaica; 3) Gaumata mago, il « falso Smerdi », tentò di innalzare al trono lo zoroastrismo; 4) I (v.) d'Istaspe (ripote di Ariaramnes, figlio minore di Teispes) del secondo ramo achemenide, (522-486), fu favorevole ai Giudei; 5) Serse I (v. AS-KEBO) poco benevolo ai Giudei (486-465); 6) I (v.) Longimano (465-424); 7) Serse II (424; 1 mese); 8) Sogdiano (424; 6 mesi); 9) Dario II Nothos (424-405 [404]), sotto cui avvenne il sollevamento dell'Egitto; 10) Artaserse II Mnemon (405 [404]-358); 11) Artaserse III Ohlos (358-337), che riconquistò l'Egitto; 12) Arsete (337-335); 13) Dario III Codomano (335-330). - V. PERISIA.

BIBL.: J. Nikel, Die Wiederherstellung des jüdischen Gemeinwesens nach dem babylonischen Exil (Bibl. Studien, V, 2-3), Friburgo in Br. 1900; S. Jampel, Die Wiederherstellung Israels unter den Achämeniden. Kritisch-historische Untersuchung mit inschriftlicher Beleuchtung, Breslavia 1904; J. Touzard, L'âme juive au temps des Perses, in Revue Biblique, 28 (1919), pp. 5-88; 29 (1920), pp. 5-42; 33 (1926), pp. 174-205, 359-81; Ch. F. Jean, Le Milieu Biblique, I, Parigi 1922, pp. 154-75; II, ivi 1923, pp. 397-99; III, ivi 1936, pp. 444-50; J. Hertel, Die Zeit Zoroasters, Lipsia 1924; id. Achaemeniden und Kayamiden. Ein Beitrag zur Geschichte Irans (Indoiranische Quellen und Forschungen, V), ivi 1924; R. Kittel, Geschichte des Volkes Israel, III, 1, Stoccarda 1927, pp. 268-73; III, ivi 1929, pp. 484-500, 663-71; A. Causse, La diaspora juive à l'époque perse, in Revue d'Hist. et Philos. religieuses, 8 (1928), pp. 32-65; id. Judaïsme et synchrétisme oriental à l'époque perse, ibid., pp. 301-28; L. Vandervorst, Israël et l'Ancien Orient, 2e ed., Bruxelles 1929, pp. 179-219; A. Pagliaro, s. V. ENOCH. Ital., I (1929), p. 309-10; V. MERSCH, EMILE, Inscriptions des Achéménides à Suse (Mémoires de la Délégation de Perse, XXI), Parigi 1929; id. Inscriptions des Achéménides (ibid., XXIV), ivi 1933; G. Messina, Der Ursprung der Magne und die zoroastrische Religion, Roma 1930, pp. 64-66, 76-80, 87-99, 102; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 12-37, 121-65; E. Herzfeld, Die Religion der Achämeniden, in Revue d'Hist. des Religions, 113 (1936, 1), pp. 21-41; id. Altperstein, Inschriften, Berline 1938; K. Galling, Syrien in der Politik der Achämeniden bis zum Aufstand des Megabycos 448 V. C. (Der alte Orient, XXXVI, 3-4), Lipsia 1937; B. Meissner, Die Achämenidenkönige und das Judentum, Berlino 1938; H. S. Nyberg, Die Religionen des alten Iran (trad. H. H. Schaefer), Lipsia 1938; H. Grimme, Beziehungen zwischen dem Staate der Libjän und dem Achämenidenreiche, in Orient, Literaturzeitung, 44 (1941), pp. 337-43; C. Huart (m. 1926) e L. Delaporte, L'Iran antique. Elam et Perse; la civilisation iranienne, ed. rifusa (di C. Huart, La Perse antique, 1925), Parigi 1943, pp. 231-94.

Antonino Romeo

Cite this article

“ACHEMENIDI (ANTICO PERSIANO HAKHAMANĪLĪJA, GR. 'AẒĀṬEVIḌA).” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 154. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/achemenidi-antico-persiano-hakhamanilija-gr-azatevida.