ANARCHIA. - Etimologicamente significa «mancanza di governo» e quindi, per estensione, «disordine, confusione».
Questo concetto etimologico non spiega però le varie forme di a. professata da filosofi e pseudo-filosofi e da politici e pseudo-politici, ma serve soprattutto a cogliere l'aspetto sconvolgitore della ideologia che è alla base dell'a.
Storicamente l'a. si identificò dapprima nelle utopie comunistiche che è facile riscontrare come manifestazione singolari anche nella storia dei pacsi di civiltà più antica. Si rintracciano altresì seguaci di sette comunistiche e si notano con abbondanza spunti essenzialmente anarchici in celebri filosofi, come lo stesso Platone. Per questo Aristofane satirizzava contro di essi e faceva dire a qualche personaggio delle sue commedie che «tutti avranno diritto a tutto» frase che si avvicina molto a quella che divenne poi familiare fra gli anarchici: «La proprietà è un furto» con la quale si voleva sostenere che l'abolizione della proprietà avrebbe abolito ogni privilegio.
Nel medioevo le utopie e gli spunti anarchici sono anche molto frequenti.
Ma è nei secc. XVIII e XIX che abbiamo una caratteristica fioritura di dottrine parzialmente o totalmente anarchiche, ed esse ci consentono di ricostruire il contenuto dell'a.; Rousseau comincia a sferrare i suoi attacchi alla proprietà perché sa che essa è la base più sicura della società e finisce col proporre nel Contratto sociale l'alienazione dei diritti dell'individuo a favore della collettività. Queste utopie economiche sono quelle che poi si svilupperanno nella Rivoluzione francese trovando in Babeuf l'uomo che volle realizzarle con clamorosi manifesti insurrezionali.
Un più forte teorico dell'a. appare certamente lo scrittore francese P. J. Proudhon (m. nel 1865). Egli ritiene che l'a. possa diventare un grandissimo bene giacché, con la scomparsa di ogni autorità, trasformerebbe la società in una massa di uomini associati nei loro sforzi per superare i diversi ostacoli della vita. Nel campo economico, come gli altri anarchici, chiede l'abolizione di ogni diritto di proprietà. Ma è il tedesco Stirner (m. nel 1856) che si spinge ad una forma estrema e completa di a. facendo appello ad un individualismo possessore di ogni bene («La mia potenza è la mia proprietà») nel quale si illude di annullare ogni necessità sociale.
Tra i russi Bakunin (m. nel 1876) e il principe Kroptkin (m. nel 1921), si possono considerare attivi teorici e propagandisti di a.: «contro Dio, contro la patria, contro il governo, contro i borghesi», questa la loro teoria e la loro pratica. Gli italiani non hanno autorevoli esponenti del movimento anarchico.
Attraverso il pensiero degli scrittori citati il programma teorico dell'a. si può perciò facilmente definire come un tentativo clamoroso di eliminazione dell'autorità sotto i tre aspetti politico, sociale e religioso. Nello scioglimento del governo nell'organismo naturale, nel contratto sostituito alla sovranità e al potere giudiziario, nel lavoro non più organizzato da una forza estranea ma che si organizza da se stesso, nei cittadini che contrastano liberamente non col governo ma tra di loro, si realizzerebbe la pienezza dell'anarchismo, manifestazione di una libertà che raggiungerebbe in tal guisa la sua pienezza. Gli intenti economici otterrebbero anch'essi una piena soddisfazione, in quanto gli uomini in una società senza alcuna forma determinata dalle leggi e dalla proprietà si troverebbero naturalmente felici.
È proprio quindi della dottrina anarchica la negazione completa del principio di autorità e di gerarchia, il quale viene sostituito da una forma di libertà, i cui limiti non sono comprensibili e portano all'annullamento della società. Appare manifesto come una concezione sociale di tal genere è del tutto utopistica ed in netta antitesi con ogni religione, soprattutto con il cattolicesimo in cui si concepisce Iddio quale una realtà spirituale, trascendente, infinita ed eterna e, da cui l'uomo procede per creazione e a cui è ordinato come ad ultimo fine; mentre nel terreno della concretezza, eliminato ogni principio religioso ed abolito lo Stato e qualsiasi autorità sociale, non si comprende quale elemento sostitutivo possano introdurre le dottrine anarchiche per mantenere in piedi la compagine sociale. V'è tutto un aspetto distruttore dell'a., cui non si contrappone nella reale sostanza alcun elemento costruttivo di forme possibili di convivenza.
Anche dal punto di vista strettamente economico manca una dottrina costruttiva da sostituirsi alle violenze distruzioni della proprietà e al livellamento generale richiesto. Ché anzi l'affermazione di un estremo individualismo pone in se stessa una istanza di disuguaglianza anche economica negli individui ed avvicina perciò ad una forma di liberismo economico.
Infatti la inconsistenza dell'aspetto economico dell'a. fece man mano distinguere gli anarchici dai sostenitori delle dottrine socialiste e comuniste con cui poterono per certo tempo facilmente mescolarsi in base alle istanze rivoluzionarie di abolizione di ogni proprietà e di ogni privilegio.
Queste ultime dottrine ebbero invece un programma concreto da opporre, nello sviluppo della industrializzazione e del capitalismo, in difesa delle classi operaie.
Volendo indicare il periodo di tempo in cui si è verificato un intenso sviluppo dell'anarchismo si può essere concordi nel riferirlo alla seconda metà del secolo scorso. Aggiungeremo che la propaganda anarchica portò come effetto in molti casi l'assassinio politico e il regicidio. All'inizio del nostro secolo l'anarchismo cominciò ad attenuarsi ed oggi il fenomeno è molto limitato e forse soltanto sporadico. Ciò è indubbiamente dovuto, oltre che all'assurdità della teoria, al fatto che i rivoluzionarismi sono ormai in saldo possesso dei partiti estremisti che hanno vita nei vari paesi.
Dal punto di vista sociale lo Stato ha sentito il bisogno di proteggersi contro i reati che potevano essere espressione di una volontà anarchica. Così in Italia si unire del secolo scorso si pubblicarono varie leggi che colpivano l'apologia di reato, l'istigazione e delinquere, i reati commessi con materie esplodenti, ecc.: forme di ipotesi delittuose che sono oggi tuttora previste anche in altri paesi dal codice penale.
