ANNA PERENNA. - Antica divinità romana, sulla cui festa, che ricorreva alle idi di marzo, siamo ampiamente informati dai Fasti (V, 523-695) di Ovidio, che si sofferma sul lato burlesco che la festa aveva acquistato presso il popolino dell'Urbe.
Il significato della festa ed il carattere della sera sono abbastanza trasparenti, quando si tenga conto dei soli caratteri religiosi essenziali e primitivi. A. P. è una dea di carattere naturistico, che presiede alla fertilità del suolo durante l'anno, sinonimo quindi di Annona (salvo che non si voglia considerare questa una semplice personificazione dell'anno). La festa cadeva all'inizio dell'antico anno romano: come tutti i calendari dei popoli agricoli, l'inizio dell'anno era in rapporto con la rinascita primaverile dopo la stasi invernale. Essa aveva luogo in un boschetto ed aveva carattere allegro ed in parte licenzioso: due tratti costantemente collegati con i riti che tendono a provocare la fertilità del suolo. L'aggettivo perenna è sinonimo di perennis ed indica la perenne vitalità della natura, nonostante l'apparente morte invernale. Per un compensabile processo psicologico, la plebe urbana chiese poi alla dea di annare et perannare, ossia di prosperare durante l'anno e di sopravvivere sino all'anno seguente; ma non è escluso che questo carattere di divinità dell'anno ritorno la dea l'avesse sin dall'origine. Tutte le altre spiegazioni però, che Ovidio riporta, sono di natura troppo evidentemente erudita e tarda per poter esser prese in considerazione.