ANTÈLAMI, BENEDETTO. - Architetto e scultore. Il cognome è un appellativo che veniva dato, sin dal sec. XII, ai maestri muratori e costruttori originari della Valle d'Intelvi, i quali formavano a Genova una potente corporazione. Due opere recano la sua firma e la data: l'altorilievo con la Deposizione nel duomo di Parma (1178) e l'architrave della porta settentrionale del battistero di Parma (1196). La Deposizione faceva parte del pontile del Duomo parmense assieme ad altri frammenti: quattro leoni stilofori, oggi collocati nella cappella Bernini del Duomo, tre capitelli istoriati nel museo (il quarto è mancante) e un altro rilievo scalpellato rappresentante Cristo in gloria fiancheggiato dai quattro simboli degli evangelisti, dai quattro dottori della Chiesa, e da tre angeli, pure nel museo (un terzo rilievo, che con la Deposizione e il Cristo in gloria era murato nel parapetto del pontile, è andato perduto). Fra il pontile e il battistero va posta, cronologicamente, la cattedra episcopale nel coro del Duomo parmense. All'A. spettano, oltre la ricca decorazione plastica al-
l'esterno e all'interno del battistero, parzialmente eseguita da aiuti, anche il disegno e la costruzione dell'edificio, terminato nelle sue parti essenziali, compresa la cupola, nel 1216. Opera dell'A. sono pure la cattedrale di Borgo San Donnino e alcune delle molte sculture che l'adornano (certamente i due profeti entro nicchie della facciata, rimasta incompiuta), nelle quali peraltro si avverte il preponderante intervento di mediocri seguaci. Nel 1219 iniziò la costruzione dell'abbazia di S. Andrea a Vercelli (quasi compiuta nel 1223), decorandone il portale centrale con il Martirio di S. Andrea.
L'A. dovette passare gli anni di tirocinio e di educazione artistica nella Provenza, poiché i ricordi dei complessi scultori delle facciate della chiesa di St-Gilles e soprattutto del portale e del chiostro di S. Trofimo ad Arles si affermano copiosi e vigorosi sin dalle prime opere del maestro, formando il substrato della sua arte, pur mescolandosi ad un crescente influsso dell'arte gotica del nord della Francia, che si appalesa particolarmente vivo a S. Andrea di Vercelli. Ma l'A., lungi dall'accogliere supinamente tali elementi francesi, li elaborò e trasformò a fondo, conferendo alle sue creazioni una impronta schiettamente lombarda nella robustezza serrata e compatta dei volumi rifuggente tanto dal pittoricismo trito e mosso proprio della scuola provenzale quanto dallo slancio ascensionale e dall'eleganza raffinata che caratterizzano l'architettura e la scultura gotica delle chiese dell'Île-de-France. Anche nei vasti temi iconografici svolti dall'A., specie nel Battistero parmense che è il suo capolavoro, si colgono, pure nella loro parziale derivazione dalla Francia, accenti fortemente originali ed una sottigliezza non comune nello scegliere e mutuamente collegare i temi. L'A., la cui importanza entro l'ambito dell'architettura e della scultura medievale lombarda attende ancora di essere meglio precisata dalla critica, può considerarsi, per robustezza d'ingegno e vastità di cultura, una delle più potenti persona-
