ANTONIO DI PADOVA, SANTO

ANTONIO di PADOVA, santo. - Francescano, celebre predicatore, dottore della Chiesa; detto di Padova, perché ivi morì.

1. FONTI PER LA VITA

Oltre le opere di A. sono da ricordarsi: 1) Legenda prima o Assidua, scritta in Italia da un frate minore ancora non individuato nel 1232 o 1233; lacunosa ma non inutile, essa fu la fonte di tutte le altre. Ebbe varie aggiunte nei manoscritti di Padova, Lucerna, Parigi e Ancona. L'edizione migliore è sempre quella di L. de Kerval, Sancti Antonii de Padua vitae duae, Parigi 1904. 2) Legenda secunda o Anonyma (ed. Acta SS. Uniti, II, ed. Anversa 1742, pp. 705-718); è ritenuta opera di fr. Giuliano di Spira e fu scritta verso il 1233-35. 3) Dialogus de gestis ss. Fratrum Minorum (ed. F. Delorme, Quaracchi 1943): di autore ancora incerto, fu scritto verso il 1245. 4) Legenda Ravunudina (ed. A. M. Iosa, Bologna 1883); fu scritta nel 1293 a Padova da fr. Pietro Raimondi da S. Romano di Tolosa. Queste ultime tre leggende dipendono dall'Assidua e poco o nulla aggiungono di nuovo. 5) Legenda florentina (ed. più recente in Studi francescani, 4 [1932], pp. 490-96): è di autore ignoto della seconda metà del sec. XIII. 6) Legenda Rigaldina (ed. F. M. D'Araules [Delorme], Bordeaux-Brive 1899, vers. ital. di T. (Mengoni) da Soci, Quaracchi 1902): fu scritta da fr. Giovanni Rigaldi tra il 1293 e il 1317. È la più importante, dopo l'Assidua, perché riempie in parte la lacuna di quest'ultima per l'apostolato di A. in Francia. 7) Legenda Benignitas (ed. Kerval, op. cit.); appartiene all'inizio del sec. XIV e ne possediamo solo frammenti. Le leggende Assidua, Benignitas e Rigaldina sono pubblicate anche da F. Concini, Leggende di s. A. d. P., Padova 1930; 2a ed. col titolo, Le fonti della biografia antoniana, ivi 1931; l'Assidua e la Benignitas da R. Cessi, Legende Antoniane, Milano 1936. 8) Liber Miraculorum (ed. Analecta franciscana, 3 [1897], pp. 121-58): scritto verso il 1350, ci dà la prima cronologia della vita di A.

2. VITA

N. verso il 1195 a Lisbona, da famiglia della piccola nobiltà, ebbe nel battesimo il nome di

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Antoniz da Negroponte - Madonna in trono. Venezia, S. Francesco della Vigna.

quadro conosciuto (una grande pala, firmata, rappresentante la Madonna in Trono e l'Eterno Padre, in S. Francesco della Vigna a Venezia), ci appare come un notevole pittore della cerchia di Antonio Vivarini e Giovanni d'A

Antonio di Padova - S. Francesco abbare a s. A. nel Capitolo di Arles. Affresco di Giotto. Firenze, Chiesa di S. Croce.

Fernando. Educato nella scuola della Cattedrale, che sorgeva presso la casa paterna, passata l’adolescenza nell’illiberatezza dei costumi, entrò fra i Canonici regolari di s. Agostino, che avevano il loro monastero di S. Vincenzo presso le mura della città. Dopo due anni, chiese ed ottenne di passare all’altro monastero pure agostiniano di S. Croce in Coimbra, dove dimorò nove anni ed ebbe nel frattempo la sua formazione scientifica in questo che era uno dei due migliori istituti culturali del Portogallo in quel secolo. Ivi apprese la dialettica, e soprattutto la teologia, acquistando una grande padronanza della S. Scrittura. In questo tempo, secondo l’opinione più sicura, essere pure al sacerdozio. Il clima eroico dei trionfi della Croce contro la mezzaluna e l’eco del Concilio lateranense (1215) lo spinsero all’apostolato. Alla vista delle reliquie dei cinque protomartiri francescani uccisi il 16 genn. 1220 per la fede nel Marocco, si decise ad entrare nell’Orainc dei frati Minori appunto per andare a predicare ai Saraceni ed incontrarvi il martirio. Nell’autunno del 1220 partì per il Marocco, ma raggiunto che l’ebbe, s’ammalò e dovette restarvi tutto l’inverno. Durante il viaggio di ritorno in patria, i venti fecero approdare la nave, su cui A. si trovava, alle coste della Sicilia, di dove il Santo si recò alla Porziuncola per il Capitolo generale della Pentecoste del 1221. Qui vide ed udì s. Francesco. Partiti i religiosi e, rimasto quasi solo, A. chiese ed ottenne dal ministro provinciale della Romagna, fr. Graziano, di andare nella sua provincia; qui fu assegnato all’eremo di Montepaolo presso Forlì dove menò vita ascetica e di aspre penitenze. Invitato presentemente a parlare in occasione di una sacra ordinazione a Forlì, A. rivelò il tesoro nascosto della sua dottrina. Da allora fu destinato alla vita attiva che esplicò nella predicazione, nell’insegnamento, nel governo dei confratelli e nella composizione dei suoi scritti. Predicò prima nell’Italia superiore, dove a Rimini convertì l’eretico Bonillo. Primo tra i frati Minori insegnò teologia a Bologna ai suoi confratelli, avuta licenza dallo stesso s. Francesco.

Recatosi nella Francia meridionale verso il 1225, predicò, secondo la testimonianza di fr. Giovanni Rigaldi, in varie città, tra le quali Bourges, Limoges, Saint-Julien, Brive e Arles; fu custode di Limoges; insegnò a Montpellier, Tolosa e Puy-en-Velay. Ritornato in Italia dopo la Pasqua del 1227, nel Capitolo generale di quell’anno fu eletto ministro provinciale dell’Italia superiore, come ci attesta anche fr. Luca da Padova. In questo tempo visitò i religiosi, predicò e scrisse i suoi Sermones dominicales. Forse verso la Pasqua del 1228, inviato a Roma per trattare affari dell’Ordine nella Curia romana, predicò alla presenza dei cardinali e del papa Gregorio IX, dal quale fu appellato «Arca del Testamento e scrinio delle SS. Scritture». Nel capitolo generale del 1230 fu esonerato dall’ufficio di ministro e poté darsi con maggior libertà al ministero della parola e a comporre i Sermones de Sanctis, come era stato pregato dal cardinale di Ostia, Rolando de’ Conti, poi Alessandro IV. L’anno 1231 segna l’apogeo dei trionfi dell’apostolato di A. che ebbe, ora specialmente, un carattere sociale. Predicò con gran frutto la Quaresima e dopo essersi addeporato, benché inutilmente, per la liberazione del conte di S. Bonifacio e degli altri capi guelfi presso Ezzelino da Romano, si dette ad evangelizzare le campagne fino alla mietitura. Si ritirò quindi a Camposampiero, a 19 km. da Padova, presso l’amico Tiso, dove, colpito da un attacco di idropisia, ordinò che lo portassero in Padova e si avviò verso la città, ma aggravatosi per la strada fu fermato all’Arcella presso Padova dove, ricevuti i Sacramenti, spirò il 13 giugno 1231. Fu canonizzato da Gregorio IX a Spoleto il 30 maggio 1232 a soli 11 mesi dalla morte.

3. Culto

I miracoli operati in vita, ma specialmente quelli dopo morte, valsero ad A. l’appellativo

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ANTONIO DI PADOVA - S. A. che predica.
Dipinto di Certo di Giovanni (sec. XVI) - Perugia, Pinacoteca.

di taumaturgo e contribuirono grandemente alla diffusione del suo culto. Questo dapprima si limitò quasi esclusivamente a Padova ed all'Ordine francescano, dove godette sempre del culto liturgico dei dottori, che dal sec. XIII fu pure diffuso più o meno intensamente in tutta la Chiesa fino alla riforma del Breviario del Messale romano fatta nel 1570 da s. Pio V. COLORE. XVI il culto di A. si estende sempre più di venta universale, com'è oggi. Il culto liturgico di dottore fu confermato ed esteso a tutta la Chiesa da Pio XII con il breve Exulta, Lusitania felix, il 16 genn. 1946. Festa il 13 giugno.

Padova innalzò ad A. un tempio monumentale, i cui lavori durarono quasi due secoli, e riuscì una vera meraviglia dell'arte, al quale lavorarono diverse generazioni di artisti.

Nel 1263, presente s. Bonaventura, vi fu fatta la traslazione di A. (Cf. B. Gonzati, La Basilica di S. Antonio da Padova descritta ed illustrata, 2 voll., Padova 1852).

Bibl.: Oltre le introduzioni alle edizioni d'Ufficio, si possono vedere: Angelico da Vicenza, La vita di s. A. di P., Bassano 1748; Sicco Polentone, S. A. de Padua vita, pubbl. da A. Azzoguidi nell'introduzione, A. S. A. Patav. sermones in Psalmos, Bologna 1757; E. de Azevedo, Vita del taumaturgo portoghese, A. di Pad., 1° ed., Venezia 1788, 7° ed., 11° ed., 13° ed., 12° ed., 13° ed., 14° ed., 15° ed., 16° ed., 17° ed., 18° ed., 19° ed., 20° ed., 21° ed., 22° ed., 23° ed., 24° ed., 25° ed., 26° ed., 27° ed., 28° ed., 29° ed., 30° ed., 31° ed., 32° ed., 33° ed., 34° ed., 35° ed., 36° ed., 37° ed., 38° ed., 39° ed., 40° ed., 41° ed., 42° ed., 43° ed., 44° ed., 45° ed., 46° ed., 47° ed., 48° ed., 49° ed., 50° ed., 51° ed., 52° ed., 53° ed., 54° ed., 55° ed., 56° ed., 57° ed., 58° ed., 59° ed., 60° ed., 61° ed., 62° ed., 63° ed., 64° ed., 65° ed., 66° ed., 67° ed., 68° ed., 69° ed., 70° ed., 71° ed., 72° ed., 73° ed., 74° ed., 75° ed., 76° ed., 77° ed., 78° ed., 79° ed., 80° ed., 81° ed., 82° ed., 83° ed., 84° ed., 85° ed., 86° ed., 87° ed., 88° ed., 89° ed., 90° ed., 91° ed., 92° ed., 93° ed., 94° ed., 95° ed., 96° ed., 97° ed., 98° ed., 99° ed., 100° ed., 101° ed., 102° ed., 103° ed., 104° ed., 105° ed., 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ed., 1097° ed., 1098° ed., 1099° ed., 1100° ed., 1101° ed., 1102° ed., 1103° ed., 1104° ed., 1105° ed., 1106° ed., 1107° ed., 1108° ed., 1109° ed., 1110° ed., 1111° ed., 1112° ed., 1113° ed., 1114° ed., 1115° ed., 1116° ed., 1117° ed., 1118° ed., 1119° ed., 1120° ed., 1121° ed., 1122° ed., 1123° ed., 1124° ed., 1125° ed., 1126° ed., 1127° ed., 1128° ed., 1129° ed., 1130° ed., 1131° ed., 1132° ed., 1133° ed., 1134° ed., 1135° ed., 1136° ed., 1137° ed., 1138° ed., 1139° ed., 1140° ed., 1141° ed., 1142° ed., 1143° ed., 1144° ed., 1145° ed., 1146° ed., 1147° ed., 1148° ed., 1149° ed., 1150° ed., 1151° ed., 1152° ed., 1153° ed., 1154° ed., 1155° ed., 1156° ed., 1157° ed., 1158° ed., 1159° ed., 1160° ed., 1161° ed., 1162° ed., 1163° ed., 1164° ed., 1165° ed., 1166° ed., 1167° ed., 1168° ed., 1169° ed., 1170° ed., 1171° ed., 1172° ed., 1173° ed., 1174° ed., 1175° ed., 1176° ed., 1177° ed., 1178° ed., 1179° ed., 1180° ed., 1181° ed., 1182° ed., 1183° ed., 1184° ed., 1185° ed., 1186° ed., 1187° ed., 1188° ed., 1189° ed., 1190° ed., 1191° ed., 1192° ed., 1193° ed., 1194° ed., 1195° ed., 1196° ed., 1197° ed., 1198° ed., 1199° ed., 1200° ed., 1201° ed., 1202° ed., 1203° ed., 1204° ed., 1205° ed., 1206° ed., 1207° ed., 1208° ed., 1209° ed., 1210° ed., 1211° ed., 1212° ed., 1213° ed., 1214° ed., 1215° ed., 1216° ed., 1217° ed., 1218° ed., 1219° ed., 1220° ed., 1221° ed., 1222° ed., 1223° ed., 1224° ed., 1225° ed., 1226° ed., 1227° ed., 1228° ed., 1229° ed., 1230° ed., 1231° ed., 1232° ed., 1233° ed., 1234° ed., 1235° ed., 1236° ed., 1237° ed., 1238° ed., 1239° ed., 1240° ed., 1241° ed., 1242° ed., 1243° ed., 1244° ed., 1245° ed., 1246° ed., 1247° ed., 1248° ed., 1249° ed., 1250° ed., 1251° ed., 1252° ed., 1253° ed., 1254° ed., 1255° ed., 1256° ed., 1257° ed., 1258° ed., 1259° ed., 1260° ed., 1261° ed., 1262° ed., 1263° ed., 1264° ed., 1265° ed., 1266° ed., 1267° ed., 1268° ed., 1269° ed., 1270° ed., 1271° ed., 1272° ed., 1273° ed., 1274° ed., 1275° ed., 1276° ed., 1277° ed., 1278° ed., 1279° ed., 1280° ed., 1281° ed., 1282° ed., 1283° ed., 1284° ed., 1285° ed., 1286° ed., 1287° ed., 1288° ed., 1289° ed., 1290° ed., 1291° ed., 1292° ed., 1293° ed., 1294° ed., 1295° ed., 1296° ed., 1297° ed., 1298° ed., 1299° ed., 1300° ed., 1301° ed., 1302° ed., 1303° ed., 1304° ed., 1305° ed., 1306° ed., 1307° ed., 1308° ed., 1309° ed., 1310° ed., 1311° ed., 131

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Antonio di Paloc's. - S. A. che predira.
Dipinto di Berto di Giovanni (sec. xvI) - Perugia, Pinacoteca.

portante è, nel nostro Dottore, la trattazione del Sacramento della penitenza.

A. si rivela, inoltre, un asceta e un mistico profondo e traccia con mano sicura e per esperienza personale la via della perfezione cristiana. Inculcata la necessità della penitenza, raccomanda specialmente la fede, la umiltà, la povertà, la castità, l'amor di Dio e della Chiesa, la compassione per i poveri e insiste sullo spirito di orazione. Fonda la vita contemplativa specialmente su quest'ultimo e proclama la superiorità di questa vita su quella attiva, benché ritenga la superiorità in un accordo tra le due. I suoi scritti rivelano una tenera devozione all'umiltà di Cristo, considerato come re della gloria, ma umiliato per nostro amore; parla spesso anche dell'Eucarestia e raccomanda in modo speciale la devozione alla Passione del Salvatore e particolarmente a Maria.

A. è un autore mistico degno di considerazione. Pratico ed effettivo, egli segue in generale la mistica occidentale, che ha per esponenti s. Agostino, s. Gregorio e s. Bernardo. Non risente affatto dell'influsso dello pseudo-Dionigi, dipende invece in qualcosa da Riccardo di S. Vittore. La sua mistica palesa una nota personale e non manca di originalità. Egli ha trattato ottimamente quasi tutte le questioni essenziali della mistica. Infatti egli ammette, oltre la contemplazione passiva, anche una vera contemplazione attiva. Oggetto primario della contemplazione passiva è Dio, l'oggetto secondario la Chiesa e specialmente l'Umanità di Cristo. La contemplazione appartiene all'intelletto e alla volontà, ma il primato spetta per A. a quest'ultima. La contemplazione passiva è uno stato permanente, ma una grazia che passa. Effetto principale della contemplazione è l'amor di Dio.

Precedendo s. Giovanni della Croce, descrive perfettamente i tre segni della notte mistica dei sensi. A. ritiene pure che tutti i fedeli siano chiamati alla contemplazione infusa in genere ed eccita i medesimi ad aspirarvi.

A. è infine un grande maestro di oratoria sacra. I suoi sermoni sono una spiegazione dei Vangeli domenicali concordati con le storie del Vecchio Testamento, l'Introito e l'Epistola delle Messe domenicali, secondo lo schema del sermone solenne in uso nel secolo XIII, perché servisse ai predicatori ed in modo speciale ai frati Minori come preparazione prossima e specialmente remota alla predicazione. La sua predicazione è apologetica con gli eretici, morale e sociale con tutti i fedeli. Dopo la Bibbia e i Santi Padri egli ricorre alla natura ed è originale nell'applicazione delle sue cognizioni di scienze naturali; abbondano i bozzetti vivi, tratti dalla vita reale; il suo linguaggio è vivo, immaginoso, spesso scultoreo e spiega, in parte, i trionfi della sua predicazione.

BIBL.: S. Licita, I. Seruoni di s. A. di P., in La Verna, 4 (1906-1907), pp. 449-58, 519-25, 649-50, 711-16; 5 (1907-1908), pp. 73-85, 166-71, 205-13, 289-90, 335-44; A. Kleinhans, De concordantis biblicis s. Antonio Patav. aliisque fratribus Mitu-ribus saeculi XIII attribuitis, in Autoniam, 6 (1931), pp. 273-326; G. Cantini, De fontibus seruorum s. A. qui in editione Locatelli continuetur, in Autoniam, 6 (1931), pp. 327-80; A. Callebaut, Les seruons sur les Psaumes, imprimés sous le nom de St Antoine, restitués au card. Jean d'Abbeville, in Archiv. frauc. histor., 25 (1932), pp. 161-74; G. Bellincini, La parola e l'anima del Saluto di Padova, Padova 1932; J. Heerichs, S. A. Patav. auctor mysticus, in Autoniam, 7 (1932), pp. 39-76, 167-200; id., Les sources de la théologie mystique de s. A. de Pad., in Revue d'Astétique et de Mystique, 13 (1932), pp. 225-56; id., La mistica di s. A. da P., in Studi frauc., 5 (1933), pp. 39-60; id., De seruoniibus dominicalibus et in festivitatibus s. Antonio Patav., in Autoniam, 9 (1934), pp. 3-36; D. Scaramuzzi, La figura intellettuale di s. A. di P., Roma 1934; G. Cantini, La tecnica e l'indole del sermone medievale ed i seruoni di s. A.

di P., in Studi frauc., 6 (1934), pp. 60-80, 195-224; S. A. Dottore della Chiesa (Atti delle settimane antoniane tenute a Roma e a Padova nel 1946), Roma 1948; le sedici conferenze di questa raccolta hanno quasi tutte grande importanza; ne indichiamo tre fra le più notevoli: C. Balié, S. A. Dottore evangelico, pp. 5-30; id., Gli scritti di s. A., pp. 297-330; G. Abate, S. A. Maestro di sacra Teologia, pp. 265-94.

S. A. NEL FOLKLORE E NELLA POESIA POPOLARE. — Il culto popolare del santo si manifesta più che altro nella vivissima e diffusa credenza sul suo straordinario potere miracoloso e nel pellegrinaggio, con particolari segni di devozione, alla sua chiesa di Padova. Per uno scambio dovuto all'identità del nome, gli vengono trasferite alcune espressioni del culto popolare dedicate originariamente a s. Antonio abate. Diffusissima in tutta Italia specie per mezzo di foglietti a stampa, una canzoncina in quartine di ottonari dal titolo Storia di s. A. di P., come in sei ore si partì in spirito da Padova mentre predicava, andò a Lisbona dove liberò suo padre che era innocente, condannato a morte e risuscitò un morto, ecc. Il Pitrè ne dimostrò l'originaria composizione siciliana e la suppose come traduzione di varianti spagnole e portoghesi. Si conoscono pure alcuni pochetti in ottave che narrano i miracoli del santo, ma di scarsa popolarità e di minimo valore letterario.

BIBL.: P. B. Kleinschmidt, Autonius von Padua in Leben und Kunst, Kult und Volkstum, Düsseldorf 1930; G. Pitrè, in Archiv. trad. popol., 4 (1929), pp. 78-86, 343, 573; 11 (1936), p. 422. Paolo Toschi

6. Iconografia

Rappresentato sempre nell'abito francescano reca come attributi principali un libro (fin dai primi tempi), una fiamma (per la prima volta in un affresco di Agnolo Gaddi del 1394) talvolta sostituita con un cuore (dalla metà del sec. XV), il giglio

Antonio

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(prepr. Hegesbach
Antonio di Padova - La Basilica del Santo in un disegno del Pisanello (sec. xv) - Bayonne, Museo Bonnat.

di Padova - La Basilica del Santo in un disegno del Pisanello (sec. XV) - Bayonne, Museo Bonnat.

(simbolo della verginità, dal 1440 in poi) ed il Bannino Gesù, ricordo d'una visione del Santo, preferita largamente dagli artisti spagnoli (Ribera, Murillo) e tedeschi dell'epoca barocca nonché dalle stampe popolari. Alle più vecchie immagini di s. A. (tavole di Bonaventura Berlinghieri in Firenze, Accademia; di Margaritone d'Arezzo, in Perugia, Pinacoteca; e di scuoia giottesca, in Padova, basilica di S. A.) succedono quelle di Fiorenzo di Lorenzo, Benozzo Gozzoli, Cosimo Tura. Non meno frequenti sono le raffigurazioni nelle quali s. A., spesso unito ad altri santi francescani, partecipa alle sacre conversazioni dinanzi alla Madonna in trono (così in opere del Beato Angelico e del Pordenone). Sono da ricordare, oltre le figurazioni vetrate trecentesche di S. Francesco in Assisi, le numerose rappresentazioni cicliche, ispirate alla ricchezza d'episodi della leggenda del Santo: fra queste, importanti simili sono i bassorilievi di bronzo del Donatello nell'altare maggiore della basilica del Santo a Padova, ed i rilievi di marmo dell'arca, di Antonio e Tullio Lombardo, I. Sansovino ed altri.

BIBL.: K. Künstle, *Iconographie der Christlichen Kunst*, II. *Iconographie der Heiligen*, Friburgo in Br. 1926, pp. 72-89; I. Errera, s. V. in *Repertoire abrégé d'iconographie*, I. *Vetere*, 1929, pp. 194-201; Beda Kleinschmidt, *Der h. Antonius*, Düsseldorf 1931; I. Braun, *Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst*, Stoccarda 1941, pp. 96-99. Kurt Rahe

7. Opera del Pane di S. A. - Elemosina offerta ad onore del Santo per impetrante la protezione e distribuita ai poveri principalmente in pane. Considerata in generale, l'opera risale ai primi tempi del culto a lui prestato e trasse occasione dal miracolo operato in favore di un bimbo di 20 mesi, chiamato Tommasino, morto affogato in una vasca. La mamma promise al Santo, se le risuscitava il figlio, di dare per i poveri tanto grano, quanto esso pesava (Delorme-J. Rigault, pp. 152). L'uso di simili offerte si diffuse in seguito ampiamente tanto che si trovava nella liturgia una speciale benedictio ad pondus pueri, con la quale i genitori solevano invocare sui loro bambini la protezione di A., offrendo ai poveri, in suo onore, tanto grano, quanto pesava il figlio raccomandato. Però l'opera, quale vige ora, sotto la forma di elargizione di denaro da distribuire in pane come ringraziamento per favori impertati, non cominciò che nel sec. XIX. La vediamo nel 1887 sorgere a Messina negli orfanotrofi del canonico Annibale M. di Francia per una grazia impetrata in favore della famiglia della signora Susanna Consiglio. Inoltre, indipendentemente, il 12 marzo 1890, sorge a Tolone per opera della signorina Luisa Bouffier, in riconoscenza per una preghiera esaudita; conosciuta da don Antonio Locatelli, di Padova, questi la raccomanda e la diffonde nel suo *Bollettino dell'Associazione Universale Antoniana*, e fin dal 1886 converte in pane, da distribuire ogni sabato ai poveri, i proventi della Tipografia e Libreria antoniana. Ai nostri giorni si può dire che l'Opera del pane di s. Antonio fiorisce in ogni chiesa. - Vedi Tav. CXXIII.

BIBL.: E. Jouve, *L'arrière-boutique de s. A. à Toulon et le pain des pauvres. Récit d'un témoin*, 2a ed., Paris 1897; F. M. Delorme-J. Rigault, *La vie de s. A. de Padoue*, Bordeaux 1899; V. SACCHIETTI, GIULIO, *A. di P., Milano 1925*, pp. 552-556; F. Conconi, *Don Ant., Locatelli fondatore dell'Associazione Universale Antoniana e dell'Opera del pane dei poveri*, Padova 1938, p. 64; F. Vitale, *Il can. Annibale M. di Francia nella vita e nell'opera*, Messina 1939, pp. 182-187; P. B., *L'origine del pane di s. Antonio*, Pescatori, *L'Osservatore Romano*, 15 giugno 1941. Celestino Tosore