ANTONIO di PADOVA, santo. - Francescano, celebre predicatore, dottore della Chiesa; detto di Padova, perché ivi morì.
1. FONTI PER LA VITA
Oltre le opere di A, sono da ricordarsi: 1) Legenda prima o Assidua, scritta in Italia da un frate minore ancora non individuato nel 1232 o 1233; lacunosa ma non inutile, essa fu la fonte di tutte le altre. Ebbe varie aggiunte nei manoscritti di Padova, Lucerna, Parigi e Ancona. L'edizione migliore è sempre quella di L. de Kerval, Sancti Antonii de Padua vitae duae, Parigi 1904. 2) Legenda secunda o Anonyma (ed. Acta SS. Iunii, II, ed. Anversa 1742, pp. 705-18); è ritenuta opera di fr. Giuliano di Spira e fu scritta verso il 1233-35. 3) Dialogus de gestis ss. Fratrum Minorum (ed. F. Delorme, Quaracchi 1943); di autore ancora incerto, fu scritto verso il 1245. 4) Legenda Raymundina (ed. A. M. Iosa, Bologna 1883); fu scritta nel 1293 a Padova da fr. Pietro Raimondi da S. Romano di Tolosa. Queste ultime tre leggende dipendono dall'Assidua e poco o nulla aggiungono di nuovo. 5) Legenda fiorentina (ed. più recente in Studi francescani, 4 [1932], pp. 490-96); è di autore ignoto della seconda metà del sec. XIII. 6) Legenda Rigaldina (ed. F. M. D'Araules [Delorme], Bordeaux-Brive 1899, vers. ital. di T. (Mengoni) da Soci, Quaracchi 1902); fu scritta da fr. Giovanni Rigaldi tra il 1293 e il 1317. È la più importante, dopo l'Assidua, perché riempie in parte la lacuna di quest'ultima per l'apostolato di A. in Francia. 7) Legenda Benignitas (ed. Kerval, op. cit.); appartiene all'inizio del sec. XIV e ne possediamo solo frammenti. Le leggende Assidua, Benignitas e Rigaldina sono pubblicate anche da F. Concini, Leggende di s. A. d. P., Padova 1930; 2ª ed. col titolo, Le fonti della biografia antoniana, ivi 1931; l'Assidua e la Benignitas da R. Cessi, Leggende Antoniane, Milano 1936. 8) Liber Miraculorum (ed. Analecta franciscana, 3 [1897], pp. 121-58); scritto verso il 1350, ci dà la prima cronologia della vita di A.2. VITA
N. verso il 1195 a Lisbona, da famiglia della piccola nobiltà, ebbe nel battesimo il nome di
(fot. Alinari)
Rimini convertì l'eretico Bonillo. Primo tra i frati Minori insegnò teologia a Bologna ai suoi confratelli, avuta licenza dallo stesso s. Francesco.
Recatosi nella Francia meridionale verso il 1225, predicò, secondo la testimonianza di fr. Giovanni Rigaldi, in varie città, tra le quali Bourges, Limoges, Saint-Julien, Brive e Arles; fu custode di Limoges; insegnò a Montpellier, Tolosa e Puy-en-Velay. Ritornato in Italia dopo la Pasqua del 1227, nel Capitolo generale di quell'anno fu eletto ministro provinciale dell'Italia superiore, come ci attesta anche fr. Luca da Padova. In questo tempo visitò i religiosi, predicò e scrisse i suoi Sermones dominicales. Forse verso la Pasqua del 1228, inviato a Roma per trattare affari dell'Ordine nella Curia romana, predicò alla presenza dei cardinali e del papa Gregorio IX, dal quale fu appellato «Arca del Testamento e scrino delle SS. Scritture». Nel capitolo generale del 1230 fu esonerato dall'ufficio di ministro e poté darsi con maggior libertà al ministero della parola e a comporre i Sermones de Sanctis, come era stato pregato dal cardinale di Ostia, Rolando de' Conti, poi Alessandro IV. L'anno 1231 segna l'apogeo dei trionfi dell'apostolato di A. che ebbe, ora specialmente, un carattere sociale. Predicò con gran frutto la Quaresima e dopo essersi adoperato, benché inutilmente, per la liberazione del conte di S. Bonifacio e degli altri capi guelfi presso Ezzelino da Romano, si dette ad evangelizzare le campagne fino alla mietitura. Si ritirò quindi a Camposampiero, a 19 km. da Padova, presso l'amico Tiso, dove, colpito da un attacco di idropisia, ordinò che lo portassero in Padova e si avviò verso la città, ma aggravatosi per la strada fu fermato all'Arcella presso Padova dove, ricevuti i Sacramenti, spirò il 13 giugno 1231. Fu canonizzato da Gregorio IX a Spoleto il 30 maggio 1232 a soli 11 mesi dalla morte.
3. CULTO
I miracoli operati in vita, ma specialmente quelli dopo morte, valsero ad A. l'appellativo
Padova innalzò ad A. un tempio monumentale, i cui lavori durarono quasi due secoli, e riuscì una vera meraviglia dell'arte, al quale lavorarono diverse generazioni di artisti.
Nel 1263, presente s. Bonaventura, vi fu fatta la traslazione di A. (Cf. B. Gonzati, La Basilica di S. Antonio da Padova descritta ed illustrata, 2 voll., Padova 1852).
niuswunder nach den älteren Quellen, Paderborn 1933; M. Bibl, Per l'unità della leggenda primitiva di s. A. di P., in Boll. storico-bibliogr. franc., 6 (Reggio Emilia 1934), pp. 2-50.
4. S. A. DOTTORE DELLA CHIESA. - 1. Gli scritti. Certamente autentici non sono che i Sermones per annum dominicales e i Sermones in festivitatibus Sanctorum per anni circulum, dei quali solamente ci parla la Legenda Antidna. Di questi abbiamo una moderna edizione, cominciata da A. M. Locatelli nel 1895, continuata da G. Munaron, G. Perin, M. Scremin e terminata nel 1013 ca. (S. Antonii Patavini... Sermones dominicales et in solemnitatibus, in 4ª pp. XXIV-926) garantita da 13 codici dei secc. XIII e XIV che attribuiscono esplicitamente ad A. questi sermoni. Benché questa edizione ci dia una base sufficiente per ricostruire il genuino pensiero del Santo, pure ha molti difetti.
Allo stato attuale delle ricerche si possono classificare così le altre opere attribuite ad A. Almeno dubbi i Sermones in Psalmos editi da A. Azzoguidi a Bologna nel 1757, ed attribuiti dalla tradizione manoscritta francese al card. Giovanni Algrin d'Abbeville. Spuri invece i Sermones quadragesimales, i Sermones de Sanctis, le Concordantiae morales sacrorum biblorum, l'Expositio mystica in S. Scriptorum, l'Incendium amoris ed il Sacrum commercium s. Francisci cum domina pauperitate.
4. La dottrina
La formazione teologica di A. era stata buona, fruttuoso il suo insegnamento e la sua predicazione, eminente quindi la sua dottrina che si manifesta specialmente nell'interpretazione e commento della S. Scrittura, nella profondità del suo pensiero teologico, nell'oratoria sacra.Data la sua formazione essenzialmente biblica, A. ha stima altissima della parola di Dio e ne fa largo uso, interpretandola secondo i quattro sensi: letterale, allegorico, morale e anagogico; e pur riconoscendo il valore fondamentale del senso letterale e storico, preferisce però l'allegorico e il morale perché lo ritiene più utile al bene delle anime nella sua predicazione essenzialmente pratica. Fonte della sua esegesi e delle ricchissime interpretazioni bibliche sono i santi Padri, ch'egli cita frequentemente e non di rado adopera senza espressa citazione. Quale fosse l'effetto si può dedurre dagli epiteti, coi quali fu salutato, di «Arca del Testamento» e «scrinio delle Sacre Scritture».
A. è prevalentemente un grande oratore, ma non per questo si può negargli gli attributi di teologo, maestro e dottore scolastico, benché relativi alla scolastica dell'inizio del sec. XIII. È un teologo ed un dottore, ma con una fisionomia tutta sua particolare, teologo della teologia oratoria. Anche Pio XII nel suo breve Exulta, Lusitania felix, lo chiama esimio teologo nel dilucidare le verità della fede. La teologia di A. è agostiniana, per questo espone la dottrina della grazia con grande precisione. Francescane sono le sue posizioni e gli atteggiamenti teologici riguardo a quelle particolari dottrine cristologiche e mariologiche che formeranno in seguito, debitamente sviluppate, i capisaldi della scuola francescana. La sua apologetica e le sue vittorie sull'eresia gli meritano il titolo di «martello degli eretici».
Ma, più che speculativo, A. è pratico. Fedele alle raccomandazioni della regola francescana, egli predica ai popoli la lotta contro il vizio e la pratica della virtù; i suoi temi preferiti sono i precetti della morale cristiana. Si mostra in questo un insuperabile analizzatore dei vizi capitali in se stessi e come si trovano nelle diverse classi sociali. Combatte specialmente l'orgoglio, la lussuria e l'avarizia. Nell'indicare la via della salute tiene ordinatamente un giusto mezzo tra la rilassatezza e il rigorismo esagerato. La sua morale si esercita sui principi fondamentali più che non sui principi speciali; quasi mai è giuridica o canonica; come teologo morale si manifesta più accetta che casuista. Particolareggiata e im-
portante è, nel nostro Dottore, la trattazione del Sacramento della penitenza.
A. si rivela, inoltre, un asceta e un mistico profondo e traccia con mano sicura e per esperienza personale la via della perfezione cristiana. Inculcata la necessità della penitenza, raccomanda specialmente la fede, la umiltà, la povertà, la castità, l'amor di Dio e della Chiesa, la compassione per i poveri e insiste sullo spirito di orazione. Fonda la vita contemplativa specialmente su quest'ultimo e proclama la superiorità di questa vita su quella attiva, benché ritenga la superiorità in un accordo tra le due. I suoi scritti rivelano una tenera devozione all'umiltà di Cristo, considerato come re della gloria, ma umiliato per nostro amore; parla spesso anche dell'Eucarestia e raccomanda in modo speciale la devozione alla Passione del Salvatore e particolarmente a Maria.
A. è un autore mistico degno di considerazione. Pratico ed effettivo, egli segue in generale la mistica occidentale, che ha per esponenti s. Agostino, s. Gregorio e s. Bernardo. Non risente affatto dell'influsso dello pseudo-Dionigi, dipende invece in qualcosa da Riccardo di S. Vittore. La sua mistica palesa una nota personale e non manca di originalità. Egli ha trattato ottimamente quasi tutte le questioni essenziali della mistica. Infatti egli ammette, oltre la contemplazione passiva, anche una vera contemplazione attiva. Oggetto primario della contemplazione passiva è Dio, l'oggetto secondario la Chiesa e specialmente l'Umanità di Cristo. La contemplazione appartiene all'intelletto e alla volontà, ma il primato spetta per A. a quest'ultima. La contemplazione passiva è uno stato permanente, ma una grazia che passa. Effetto principale della contemplazione è l'amor di Dio.
Precedendo s. Giovanni della Croce, descrive perfettamente i tre segni della notte mistica dei sensi. A. ritiene pure che tutti i fedeli siano chiamati alla contemplazione infusa in genere ed eccita i medesimi ad aspirarvi.
A. è infine un grande maestro di oratoria sacra. I suoi sermoni sono una spiegazione dei Vangeli domenicali concordati con le storie del Vecchio Testamento, l'Introito e l'Epistola delle Messe domenicali, secondo lo schema del sermone solenne in uso nel secolo XIII, perché servisse ai predicatori ed in modo speciale ai frati Minori come preparazione prossima e specialmente remota alla predicazione. La sua predicazione è apologetica con gli eretici, morate e sociale con tutti i fedeli. Dopo la Bibbia e i Santi Padri egli ricorre alla natura ed è originale nell'applicazione delle sue cognizioni di scienze naturali; abbondano i bozzetti vivi, tratti dalla vita reale; il suo linguaggio è vivo, immaginoso, spesso scultorico e spiega, in parte, i trionfi della sua predicazione.
di P., in Studi franc., 6 (1934), pp. 80-89, 195-224; S. A. Dottore della Chiesa (Atti delle settimane antoniane tenute a Roma e a Padova nel 1946), Roma 1948: le sedici conferenze di questa raccolta hanno quasi tutte grande importanza: ne indichiamo tre fra le più notevoli: C. Balié, S. A. Dottore evangelico, pp. 5-30; id., Gli scritti di s. A., pp. 297-330; G. Abate, S. A. Maestro di sacra Teologia, pp. 265-94. Riccardo Pratesi
5. S. A. NEL FOLKLORE E NELLA POESIA POPOLARE. - Il culto popolare del santo si manifesta più che altro nella vivissima e diffusa credenza sul suo straordinario potere miracoloso e nel pellegrinaggio, con particolari segni di devozione, alla sua chiesa di Padova. Per uno scambio dovuto all'identità del nome, gli vengono trasferite alcune espressioni del culto popolare dedicate originariamente a s. Antonio abate. Diffusissima in tutta Italia specie per mezzo di foglietti a stampa, una canzoncina in quartine di ottonari dal titolo Storia di s. A. di P., come in sei ore si partì in spirito da Padova mentre predicava, andò a Lisbona dove liberò suo padre che era innocente, condannato a morte e risuscitò un morto, ecc. Il Pitrè ne dimostrò l'originaria composizione siciliana e la suppose come traduzione di varianti spagnole e portoghesi. Si conoscono pure alcuni poemetti in ottave che narrano i miracoli del santo, ma di scarsa popolarità e di minimo valore letterario.
6. ICONOGRAFIA
Rappresentato sempre nell'abito francescano reca come attributi principali un libro (fin dai primi tempi), una fiamma (per la prima volta in un affresco di Agnolo Gaddi del 1394) talvolta sostituita con un cuore (dalla metà del sec. XV), il giglio
7. OPERA DEL PANE DI S. A. - Elemosina offerta ad onore del Santo per impetrarne la protezione e distribuita ai poveri principalmente in pane. Considerata in generale, l'opera risale ei primi tempi del culto a lui prestato e trasse occasione dal miracolo operato in favore di un bimbo di 20 mesi, chiamato Tommasino, morto affogato in una vasca. La mamma promise al Santo, se le risuscitava il figlio, di dare per i poveri tanto grano, quanto esso pesava (Delorme-J. Rigault, pp. 150-152). L'uso di simili offerte si diffuse in seguito ampiamente tanto che si trovava nella liturgia una speciale benedictio ad pondus pueri, con la quale i genitori solevano invocare sui loro bambini la protezione di A., offrendo ai poveri, in suo onore, tanto grano, quanto pesava il figlio raccomandato. Però l'opera, quale vige ora, sotto la forma di elargizione di denaro da distribuire in pane come ringraziamento per favori impetrati, non cominciò che nel sec. XIX. La vediamo nel 1887 sorgere a Messina negli orfanotrofi del canonico Annibale M. di Francia per una grazia impetrata in favore della famiglia della signora Susanna Consiglio. Inoltre, indipendentemente, il 12 marzo 1890, sorge a Tolone per opera della signorina Luisa Bouffier, in riconoscenza per una preghiera esaudita; conosciuta da don Antonio Locatelli, di Padova, questi la raccomanda e la diffonde nel suo Bollettino dell'Associazione Universale Antoniana, e fin dal 1886 converte in pane, da distribuire ogni sabato ai poveri, i proventi della Tipografia e Libreria antoniana. Ai nostri giorni si può dire che l'Opera del pane di s. Antonio fiorisce in ogni chiesa. - Vedi Tav. CXXIII.