ANTONIO DI PADOVA, SANTO

ANTONIO di PADOVA, santo. - Francescano, celebre predicatore, dottore della Chiesa; detto di Padova, perché ivi morì.

1. FONTI PER LA VITA

Oltre le opere di A, sono da ricordarsi: 1) Legenda prima o Assidua, scritta in Italia da un frate minore ancora non individuato nel 1232 o 1233; lacunosa ma non inutile, essa fu la fonte di tutte le altre. Ebbe varie aggiunte nei manoscritti di Padova, Lucerna, Parigi e Ancona. L'edizione migliore è sempre quella di L. de Kerval, Sancti Antonii de Padua vitae duae, Parigi 1904. 2) Legenda secunda o Anonyma (ed. Acta SS. Iunii, II, ed. Anversa 1742, pp. 705-18); è ritenuta opera di fr. Giuliano di Spira e fu scritta verso il 1233-35. 3) Dialogus de gestis ss. Fratrum Minorum (ed. F. Delorme, Quaracchi 1943); di autore ancora incerto, fu scritto verso il 1245. 4) Legenda Raymundina (ed. A. M. Iosa, Bologna 1883); fu scritta nel 1293 a Padova da fr. Pietro Raimondi da S. Romano di Tolosa. Queste ultime tre leggende dipendono dall'Assidua e poco o nulla aggiungono di nuovo. 5) Legenda fiorentina (ed. più recente in Studi francescani, 4 [1932], pp. 490-96); è di autore ignoto della seconda metà del sec. XIII. 6) Legenda Rigaldina (ed. F. M. D'Araules [Delorme], Bordeaux-Brive 1899, vers. ital. di T. (Mengoni) da Soci, Quaracchi 1902); fu scritta da fr. Giovanni Rigaldi tra il 1293 e il 1317. È la più importante, dopo l'Assidua, perché riempie in parte la lacuna di quest'ultima per l'apostolato di A. in Francia. 7) Legenda Benignitas (ed. Kerval, op. cit.); appartiene all'inizio del sec. XIV e ne possediamo solo frammenti. Le leggende Assidua, Benignitas e Rigaldina sono pubblicate anche da F. Concini, Leggende di s. A. d. P., Padova 1930; 2ª ed. col titolo, Le fonti della biografia antoniana, ivi 1931; l'Assidua e la Benignitas da R. Cessi, Leggende Antoniane, Milano 1936. 8) Liber Miraculorum (ed. Analecta franciscana, 3 [1897], pp. 121-58); scritto verso il 1350, ci dà la prima cronologia della vita di A.

2. VITA

N. verso il 1195 a Lisbona, da famiglia della piccola nobiltà, ebbe nel battesimo il nome di

Article illustration
ANTONIO DI PADOVA - S. Francesco appare a s. A. nel Capitolo di Arles. Affresco di Giotto. Firenze, Chiesa di S. Croce.
(fot. Alinari)
Fernando. Educato nella scuola della Cattedrale, che sorgeva presso la casa paterna, passata l'adolescenza nell'illibatezza dei costumi, entrò fra i Canonici regolari di s. Agostino, che avevano il loro monastero di S. Vincenzo presso le mura della città. Dopo due anni, chiese ed ottenne di passare all'altro monastero pure agostiniano di S. Croce in Coimbra, dove dimorò nove anni ed ebbe nel frattempo la sua formazione scientifica in questo che era uno dei due migliori istituti culturali del Portogallo in quel secolo. Ivi apprese la dialettica, e soprattutto la teologia, acquistando una grande padronanza della S. Scrittura. In questo tempo, secondo l'opinione più sicura, ascese pure al sacerdozio. Il clima eroico dei trionfi della Croce contro la mezzaluna e l'eco del Concilio lateranense (1215) lo spinsero all'apostolato. Alla vista delle reliquie dei cinque protomartiri francescani uccisi il 16 genn. 1220 per la fede nel Marocco, si decise ad entrare nell'Ordine dei frati Minori appunto per andare a predicare ai Saraceni ed incontrarvi il martirio. Nell'autunno del 1220 partì per il Marocco, ma raggiunto che l'ebbe, s'ammalò e dovette restarvi tutto l'inverno. Durante il viaggio di ritorno in patria, i venti fecero approdare la nave, su cui A. si trovava, alle coste della Sicilia, di dove il Santo si recò alla Porziuncola per il Capitolo generale della Pentecoste del 1221. Qui vide ed udì s. Francesco. Partiti i religiosi e, rimasto quasi solo, A. chiese ed ottenne dal ministro provinciale della Romagna, fr. Graziano, di andare nella sua provincia; qui fu assegnato all'eremo di Montepalo presso Forlì dove menò vita ascetica e di aspre penitenze. Invitato pressantemente a parlare in occasione di una sacra ordinazione a Forlì, A. rivelò il tesoro nascosto della sua dottrina. Da allora fu destinato alla vita attiva che esplicò nella predicazione, nell'insegnamento, nel governo dei confratelli e nella composizione dei suoi scritti. Predicò prima nell'Italia superiore, dove a Ri-

Rimini convertì l'eretico Bonillo. Primo tra i frati Minori insegnò teologia a Bologna ai suoi confratelli, avuta licenza dallo stesso s. Francesco.

Recatosi nella Francia meridionale verso il 1225, predicò, secondo la testimonianza di fr. Giovanni Rigaldi, in varie città, tra le quali Bourges, Limoges, Saint-Julien, Brive e Arles; fu custode di Limoges; insegnò a Montpellier, Tolosa e Puy-en-Velay. Ritornato in Italia dopo la Pasqua del 1227, nel Capitolo generale di quell'anno fu eletto ministro provinciale dell'Italia superiore, come ci attesta anche fr. Luca da Padova. In questo tempo visitò i religiosi, predicò e scrisse i suoi Sermones dominicales. Forse verso la Pasqua del 1228, inviato a Roma per trattare affari dell'Ordine nella Curia romana, predicò alla presenza dei cardinali e del papa Gregorio IX, dal quale fu appellato «Arca del Testamento e scrino delle SS. Scritture». Nel capitolo generale del 1230 fu esonerato dall'ufficio di ministro e poté darsi con maggior libertà al ministero della parola e a comporre i Sermones de Sanctis, come era stato pregato dal cardinale di Ostia, Rolando de' Conti, poi Alessandro IV. L'anno 1231 segna l'apogeo dei trionfi dell'apostolato di A. che ebbe, ora specialmente, un carattere sociale. Predicò con gran frutto la Quaresima e dopo essersi adoperato, benché inutilmente, per la liberazione del conte di S. Bonifacio e degli altri capi guelfi presso Ezzelino da Romano, si dette ad evangelizzare le campagne fino alla mietitura. Si ritirò quindi a Camposampiero, a 19 km. da Padova, presso l'amico Tiso, dove, colpito da un attacco di idropisia, ordinò che lo portassero in Padova e si avviò verso la città, ma aggravatosi per la strada fu fermato all'Arcella presso Padova dove, ricevuti i Sacramenti, spirò il 13 giugno 1231. Fu canonizzato da Gregorio IX a Spoleto il 30 maggio 1232 a soli 11 mesi dalla morte.

3. CULTO

I miracoli operati in vita, ma specialmente quelli dopo morte, valsero ad A. l'appellativo

Article illustration
ANTONIO DI PADOVA - S. A. che predica. Dipinto di Berto di Giovanni (sec. XVI) - Perugia, Pinacoteca.
di taumaturgo e contribuirono grandemente alla diffusione del suo culto. Questo dapprima si limitò quasi esclusivamente a Padova ed all'Ordine francescano, dove godette sempre del culto liturgico dei dottori, che dal sec. XIII fu pure diffuso più o meno intensamente in tutta la Chiesa fino alla riforma del Breviario e del Messale romano fatta nel 1570 da s. Pio V. COLORE. XVI il culto di A. si estende sempre più e diventa universale, com'è oggi. Il culto liturgico di dottore fu confermato ed esteso a tutta la Chiesa da Pio XII con il breve Exulta, Lusitania felix, il 16 genn. 1946. Festa il 13 giugno.

Padova innalzò ad A. un tempio monumentale, i cui lavori durarono quasi due secoli, e riuscì una vera meraviglia dell'arte, al quale lavorarono diverse generazioni di artisti.

Nel 1263, presente s. Bonaventura, vi fu fatta la traslazione di A. (Cf. B. Gonzati, La Basilica di S. Antonio da Padova descritta ed illustrata, 2 voll., Padova 1852).

BIBL.: Oltre le introduzioni alle edizioni delle fonti, già citate, si possono vedere: Angelico da Vicenza, La vita di s. A. di P., Bassano 1748; Sicco Polentone, S. A. de Padua vita, pubbl. da A. Azzoguidi nell'introduo, a S. A. Patav. sermones in Psalmos, Bologna 1757; E. de Azevedo, Vita del taumaturgo portoghese s. A. di Pad., 1ª ed., Venezia 1788, 7ª ed., ivi 1930; Ed. Lempp, Antonius von Padua, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 11, 12 e 13, Gotha 1889-92; C. das Neves, O grande taumaturgo de Portugal s. A. de Lisboa, 2 voll., Porto 1895; A. Lépître, S. A. de Padua, Parigi 1901, trad. ital., Roma 1905; N. Dal Gal, S. A. da P. taumaturgo francescano, Quaracchi 1907; D. Sparacio, S. A. di P. sulla vita, nel pensiero, nella gloria, 2 voll., Padova 1923; V. Facchinetti, A. di P. il Santo, l'Apostolo, il Taumaturgo, Milano 1925; J. Pou y Marti, De fontibus vitae s. A. Patav., in Antonianum, 6 (1931), pp. 225-52; A. Callebaut, S. Antoine de Padua, recherches sur ses premières années, in Archiv. francisc. histor., 24 (1931), pp. 449-94; I. M. Bibl. La leggenda Antoniana di fra Giuliano da Spira, O.F.M., ed il suo Epilogo inedito, in Studi francescani, 4 (1932), pp. 429-53; H. Felder, Die Anto-

niuswunder nach den älteren Quellen, Paderborn 1933; M. Bibl, Per l'unità della leggenda primitiva di s. A. di P., in Boll. storico-bibliogr. franc., 6 (Reggio Emilia 1934), pp. 2-50.

4. S. A. DOTTORE DELLA CHIESA. - 1. Gli scritti. Certamente autentici non sono che i Sermones per annum dominicales e i Sermones in festivitatibus Sanctorum per anni circulum, dei quali solamente ci parla la Legenda Antidna. Di questi abbiamo una moderna edizione, cominciata da A. M. Locatelli nel 1895, continuata da G. Munaron, G. Perin, M. Scremin e terminata nel 1013 ca. (S. Antonii Patavini... Sermones dominicales et in solemnitatibus, in 4ª pp. XXIV-926) garantita da 13 codici dei secc. XIII e XIV che attribuiscono esplicitamente ad A. questi sermoni. Benché questa edizione ci dia una base sufficiente per ricostruire il genuino pensiero del Santo, pure ha molti difetti.

Allo stato attuale delle ricerche si possono classificare così le altre opere attribuite ad A. Almeno dubbi i Sermones in Psalmos editi da A. Azzoguidi a Bologna nel 1757, ed attribuiti dalla tradizione manoscritta francese al card. Giovanni Algrin d'Abbeville. Spuri invece i Sermones quadragesimales, i Sermones de Sanctis, le Concordantiae morales sacrorum biblorum, l'Expositio mystica in S. Scriptorum, l'Incendium amoris ed il Sacrum commercium s. Francisci cum domina pauperitate.

4. La dottrina

La formazione teologica di A. era stata buona, fruttuoso il suo insegnamento e la sua predicazione, eminente quindi la sua dottrina che si manifesta specialmente nell'interpretazione e commento della S. Scrittura, nella profondità del suo pensiero teologico, nell'oratoria sacra.

Data la sua formazione essenzialmente biblica, A. ha stima altissima della parola di Dio e ne fa largo uso, interpretandola secondo i quattro sensi: letterale, allegorico, morale e anagogico; e pur riconoscendo il valore fondamentale del senso letterale e storico, preferisce però l'allegorico e il morale perché lo ritiene più utile al bene delle anime nella sua predicazione essenzialmente pratica. Fonte della sua esegesi e delle ricchissime interpretazioni bibliche sono i santi Padri, ch'egli cita frequentemente e non di rado adopera senza espressa citazione. Quale fosse l'effetto si può dedurre dagli epiteti, coi quali fu salutato, di «Arca del Testamento» e «scrinio delle Sacre Scritture».

A. è prevalentemente un grande oratore, ma non per questo si può negargli gli attributi di teologo, maestro e dottore scolastico, benché relativi alla scolastica dell'inizio del sec. XIII. È un teologo ed un dottore, ma con una fisionomia tutta sua particolare, teologo della teologia oratoria. Anche Pio XII nel suo breve Exulta, Lusitania felix, lo chiama esimio teologo nel dilucidare le verità della fede. La teologia di A. è agostiniana, per questo espone la dottrina della grazia con grande precisione. Francescane sono le sue posizioni e gli atteggiamenti teologici riguardo a quelle particolari dottrine cristologiche e mariologiche che formeranno in seguito, debitamente sviluppate, i capisaldi della scuola francescana. La sua apologetica e le sue vittorie sull'eresia gli meritano il titolo di «martello degli eretici».

Ma, più che speculativo, A. è pratico. Fedele alle raccomandazioni della regola francescana, egli predica ai popoli la lotta contro il vizio e la pratica della virtù; i suoi temi preferiti sono i precetti della morale cristiana. Si mostra in questo un insuperabile analizzatore dei vizi capitali in se stessi e come si trovano nelle diverse classi sociali. Combatte specialmente l'orgoglio, la lussuria e l'avarizia. Nell'indicare la via della salute tiene ordinatamente un giusto mezzo tra la rilassatezza e il rigorismo esagerato. La sua morale si esercita sui principi fondamentali più che non sui principi speciali; quasi mai è giuridica o canonica; come teologo morale si manifesta più accetta che casuista. Particolareggiata e im-

portante è, nel nostro Dottore, la trattazione del Sacramento della penitenza.

A. si rivela, inoltre, un asceta e un mistico profondo e traccia con mano sicura e per esperienza personale la via della perfezione cristiana. Inculcata la necessità della penitenza, raccomanda specialmente la fede, la umiltà, la povertà, la castità, l'amor di Dio e della Chiesa, la compassione per i poveri e insiste sullo spirito di orazione. Fonda la vita contemplativa specialmente su quest'ultimo e proclama la superiorità di questa vita su quella attiva, benché ritenga la superiorità in un accordo tra le due. I suoi scritti rivelano una tenera devozione all'umiltà di Cristo, considerato come re della gloria, ma umiliato per nostro amore; parla spesso anche dell'Eucarestia e raccomanda in modo speciale la devozione alla Passione del Salvatore e particolarmente a Maria.

A. è un autore mistico degno di considerazione. Pratico ed effettivo, egli segue in generale la mistica occidentale, che ha per esponenti s. Agostino, s. Gregorio e s. Bernardo. Non risente affatto dell'influsso dello pseudo-Dionigi, dipende invece in qualcosa da Riccardo di S. Vittore. La sua mistica palesa una nota personale e non manca di originalità. Egli ha trattato ottimamente quasi tutte le questioni essenziali della mistica. Infatti egli ammette, oltre la contemplazione passiva, anche una vera contemplazione attiva. Oggetto primario della contemplazione passiva è Dio, l'oggetto secondario la Chiesa e specialmente l'Umanità di Cristo. La contemplazione appartiene all'intelletto e alla volontà, ma il primato spetta per A. a quest'ultima. La contemplazione passiva è uno stato permanente, ma una grazia che passa. Effetto principale della contemplazione è l'amor di Dio.

Precedendo s. Giovanni della Croce, descrive perfettamente i tre segni della notte mistica dei sensi. A. ritiene pure che tutti i fedeli siano chiamati alla contemplazione infusa in genere ed eccita i medesimi ad aspirarvi.

A. è infine un grande maestro di oratoria sacra. I suoi sermoni sono una spiegazione dei Vangeli domenicali concordati con le storie del Vecchio Testamento, l'Introito e l'Epistola delle Messe domenicali, secondo lo schema del sermone solenne in uso nel secolo XIII, perché servisse ai predicatori ed in modo speciale ai frati Minori come preparazione prossima e specialmente remota alla predicazione. La sua predicazione è apologetica con gli eretici, morate e sociale con tutti i fedeli. Dopo la Bibbia e i Santi Padri egli ricorre alla natura ed è originale nell'applicazione delle sue cognizioni di scienze naturali; abbondano i bozzetti vivi, tratti dalla vita reale; il suo linguaggio è vivo, immaginoso, spesso scultorico e spiega, in parte, i trionfi della sua predicazione.

BIBL.: S. Licitra, I Sermoni di s. A. di P., in La Verna, 4 (1906-1907), pp. 449-58, 519-25, 649-59, 711-16; 5 (1907-1908), pp. 73-85, 166-71, 205-13, 289-99, 335-44; A. Kleinhans, De concordantiis biblicis s. Antonio Patav. aliique fratribus Minoribus sacculi XIII attributis, in Antonianum, 6 (1931), pp. 273-326; G. Cantini, De foetibus sermonum s. A. qui in editione Locatelli continetur, in Antonianum, 6 (1931), pp. 327-80; A. Callebaut, Les sermons sur les Pionnees, imprimés sous le nom de st Antoine, restitués au card. Jean d'Abbeville, in Archiv. franc. histor., 25 (1932), pp. 161-74; G. Bellinrini, La parola e l'anima del Santo di Padova, Padova 1932; J. Heerineux, S. A. Patav. auctor mysticus, in Antonianum, 7 (1932), pp. 39-76, 167-200; id., Les sources de la théologie mystique de s. A. de Pad., in Revue d'Ascétique et de Mystique, 13 (1932), pp. 225-56; id., La mistica di s. A. da P., in Studi franc., 5 (1933), pp. 39-60; id., De sermonibus dominicalibus et in festivitatibus s. Antonii Patav., in Antonianum, 9 (1934), pp. 3-36; D. Scaramuzzi, La figura intellettuale di s. A. di P., Roma 1934; G. Cantini, La tecnica e l'indole del sermone medievale ed i sermoni di s. A.

di P., in Studi franc., 6 (1934), pp. 80-89, 195-224; S. A. Dottore della Chiesa (Atti delle settimane antoniane tenute a Roma e a Padova nel 1946), Roma 1948: le sedici conferenze di questa raccolta hanno quasi tutte grande importanza: ne indichiamo tre fra le più notevoli: C. Balié, S. A. Dottore evangelico, pp. 5-30; id., Gli scritti di s. A., pp. 297-330; G. Abate, S. A. Maestro di sacra Teologia, pp. 265-94. Riccardo Pratesi

5. S. A. NEL FOLKLORE E NELLA POESIA POPOLARE. - Il culto popolare del santo si manifesta più che altro nella vivissima e diffusa credenza sul suo straordinario potere miracoloso e nel pellegrinaggio, con particolari segni di devozione, alla sua chiesa di Padova. Per uno scambio dovuto all'identità del nome, gli vengono trasferite alcune espressioni del culto popolare dedicate originariamente a s. Antonio abate. Diffusissima in tutta Italia specie per mezzo di foglietti a stampa, una canzoncina in quartine di ottonari dal titolo Storia di s. A. di P., come in sei ore si partì in spirito da Padova mentre predicava, andò a Lisbona dove liberò suo padre che era innocente, condannato a morte e risuscitò un morto, ecc. Il Pitrè ne dimostrò l'originaria composizione siciliana e la suppose come traduzione di varianti spagnole e portoghesi. Si conoscono pure alcuni poemetti in ottave che narrano i miracoli del santo, ma di scarsa popolarità e di minimo valore letterario.

BIBL.: P. B. Kleinschmidt, Antonius von Padua in Leben und Kunst, Kult und Volkstum, Düsseldorf 1930; G. Pitrè, in Archiv. trad. popol., 4 (1929), pp. 78 sec., 343, 573; 11 (1936), p. 422. Paolo Toschi

6. ICONOGRAFIA

Rappresentato sempre nell'abito francescano reca come attributi principali un libro (fin dai primi tempi), una fiamma (per la prima volta in un affresco di Agnolo Gaddi del 1394) talvolta sostituita con un cuore (dalla metà del sec. XV), il giglio

Article illustration
(propr. Degenhart) ANTONIO DI PADOVA - La Basilica del Santo in un disegno del Pisanello (sec. XV) - Bayonne, Museo Bonnat.
(simbolo della verginità, dal 1440 in poi) ed il Bambino Gesù, ricordo d'una visione del Santo, preferita largamente dagli artisti spagnoli (Ribera, Murillo) e tedeschi dell'epoca barocca nonché dalle stampe popolari. Alle più vecchie immagini di s. A. (tavole di Bonaventura Berlinghieri in Firenze, Accademia; di Margaritone d'Arezzo, in Perugia, Pinacoteca; e di scuola giottesca, in Padova, basilica di S. A.) succedono quelle di Fiorenzo di Lorenzo, Benozzo Gozzoli, Cosimo Tura. Non meno frequenti sono le raffigurazioni nelle quali s. A., spesso unito ad altri santi francescani, partecipa alle sacre conversazioni dinanzi alla Madonna in trono (così in opere del Beato Angelico e del Pordenone). Sono da ricordare, oltre le figurazioni vetrate trecentesche di S. Francesco in Assisi, le numerose rappresentazioni cicliche, ispirate alla ricchezza d'episodi della leggenda del Santo: fra queste, importantissimi sono i bassorilievi di bronzo del Donatello nell'altare maggiore della basilica del Santo a Padova, ed i ritievi di marmo dell'arca, di Antonio e Tullio Lombardo, I. Sansovino ed altri.

BIBL.: K. Künste, Ikonographie der Christlichen Kunst; II. Ikonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 73-89; I. Errera, s. V. in Répertoire abrégé d'iconographie, I. Wetteren 1929, pp. 194-201; Beda Kleinschmidt, Der h. Antonius, Düsseldorf 1931; I. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1941, pp. 96-99. Kurt Rathe

7. OPERA DEL PANE DI S. A. - Elemosina offerta ad onore del Santo per impetrarne la protezione e distribuita ai poveri principalmente in pane. Considerata in generale, l'opera risale ei primi tempi del culto a lui prestato e trasse occasione dal miracolo operato in favore di un bimbo di 20 mesi, chiamato Tommasino, morto affogato in una vasca. La mamma promise al Santo, se le risuscitava il figlio, di dare per i poveri tanto grano, quanto esso pesava (Delorme-J. Rigault, pp. 150-152). L'uso di simili offerte si diffuse in seguito ampiamente tanto che si trovava nella liturgia una speciale benedictio ad pondus pueri, con la quale i genitori solevano invocare sui loro bambini la protezione di A., offrendo ai poveri, in suo onore, tanto grano, quanto pesava il figlio raccomandato. Però l'opera, quale vige ora, sotto la forma di elargizione di denaro da distribuire in pane come ringraziamento per favori impetrati, non cominciò che nel sec. XIX. La vediamo nel 1887 sorgere a Messina negli orfanotrofi del canonico Annibale M. di Francia per una grazia impetrata in favore della famiglia della signora Susanna Consiglio. Inoltre, indipendentemente, il 12 marzo 1890, sorge a Tolone per opera della signorina Luisa Bouffier, in riconoscenza per una preghiera esaudita; conosciuta da don Antonio Locatelli, di Padova, questi la raccomanda e la diffonde nel suo Bollettino dell'Associazione Universale Antoniana, e fin dal 1886 converte in pane, da distribuire ogni sabato ai poveri, i proventi della Tipografia e Libreria antoniana. Ai nostri giorni si può dire che l'Opera del pane di s. Antonio fiorisce in ogni chiesa. - Vedi Tav. CXXIII.

BIBL.: E. Jouve, L'arrière-boutique de s. A. à Toulon et le pain des pauvres. Récit d'un témoin, 2ª ed., Parigi 1897; F. M. Delorme-J. Rigault, La vie de s. A. de Padoue, Bordeaux 1899; V. Facchinetti, A. di P., Milano 1925, pp. 552-56; F. Conconi, Don Ant. Locatelli fondatore dell'Associazione Universale Antoniana e dell'Opera del pane dei poveri, Padova 1938, p. 64; F. Vitale, Il can. Annibale M. di Francia nella vita e nell'opera, Messina 1939, pp. 182-87; P. B., L'origine del 'Pane di s. Antonio': Precisioni, in L'Osservatore Romano, 15 giugno 1941. Celestino Testore
Cite this article

“ANTONIO DI PADOVA, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 928. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/antonio-di-padova-santo.