ARATORE

ARATORE. - Poeta cristiano n. a Milano verso il principio del sec. VI. Perduto il padre in giovane età, trovò in Lorenzo, vescovo di Milano, un padre adottivo, e in Ennodio un protettore. Dopo essere stato alla scuola del grammatico Eleuterio, passò a Ravenna presso Partenio nipote di Ennodio. Da Alarico fu nominato comes domesticorum e comes privatorum. Abbandonata la carriera politica, abbracciò quella ecclesiastica e a Roma fu suddiacono sotto il papa Vigilio, a cui presentò, il 6 apr. 554, un poema sugli Atti degli Apostoli, che venne letto dall'autore stesso nella chiesa di S. Pietro in Vincoli alla presenza del Papa.

Il latino di A. è quello delle scuole di retorica, la prosodia quella dei migliori poeti contemporanei, la metrica rivela una tecnica raffinata. Destinato ad essere letto da persone dotte che apprezzassero le reminiscenze poetiche e bibliche, le acute interpretazioni mistiche e le sottigliezze metriche e ritmiche, poste al servizio della nuova fede, in onore degli apostoli Pietro e Paolo, il poema è opera letteraria e raffinata, che fu molto elogiata dai contemporanei e dai medievali.

Di A. ci restano anche tre componimenti elegiaci in forma di lettere, diretti l'uno all'abate Floriano, l'altro a papa Vigilio e il terzo all'amico Partenio, scritti in occasione dell'invio di una copia del poema.

BIBL.: Importanti per la bibliografia di A. sono le Dictiones, 9, 17, 18, 22, e il Carmen in natalem infantis Aratoris di Ennodio, una lettera del re Atalarico, ma scritta da Cassiodoro (Variae, VIII, 12), la subscriptio del codex Remensis e le tre elegie dirette a Floriano, a Vigilio e a Partenio. Nei manoscritti il poema porta il titolo di Historia apostolica, che fu sostituito dall'Arntzen con quello di De actibus apostolorum. Sulla recita del poema è interessante la subscriptio del codex Remensis: «In ecclesia b. Petri quae vocatur ad Vincula... turba convenit atque eodem A. sub-

subdisc. recitante, distinctia diebus ambo libri quattuor vicibus sunt suditi... propter repetitiones assiduas quas cum favore multiplici postulabant».

Buona edizione con commento è quella dell'Arntzen, riprodotta in PL. 68, 58-252; nuove edizioni: G. L. Perugi, Venezia 1909, e Roma 1911. Cf. C. L. Leimbach, Über den Dichter Arator, in Theol. Studien und Kritiken, 46 (1873), pp. 225-70; M. Manitius, Gesch. der lat. Liter. des Mittelalters, I, Monaco 1911, p. 161; O. Ferrari, Le allegorie del poeta A., in Athenæum (studi per. di lett. e storia), 2 (1914), pp. 417-34; I. Schrödinger, Das Epos des Arator, Weiden 1915; A. Ansorge, De Aratore veterum poetorum Latinarum imitatore, Breslavia 1915; A. Beltrami, Gli scritti latini della Liguria medioevole, Genova 1923; M. Ingunes, Frammenti di A. in fogli di guardia Cassioci del sec. XI, in Archivum Latinitatis medii aevi, 4 (1928), pp. 153-55; A. P. Mc. Kivlay, Studies in Arator, in Harvard Studies in classical Philology, 41 (1932), pp. 123-66; U. Moricea, Storia della lett. latina crist., Torino 1932, pp. 198 e 209 seg.; E. Cuzzi, I tre codici ambrosani di A., Istituto lombardo di Scienze e Lettere 1936, pp. 241-47.

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“ARATORE.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 1049. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/aratore.