APRINGIO. - Fu vescovo di Pax Iulia (ora Béja) nella Lusitania (Portogallo) meridionale, al tempo di Teude, re dei Visigoti (531-48). I suoi scritti non do- vettero avere grande diffusione, se Isidoro di Siviglia (ca. 470-536), chiedendo (Ep. 25: PL 80, 674) a un suo amico che gliene procurasse uno, dichiarava di non averli potuti leggere. L'opera chiesta da Isi- doro era il Commento all'Apocalisse di S. Giovanni, del quale a noi sono pervenute alcune parti (v. Biblio- thèque Patrologique, ed. da M. Férotin, I, Parigi 1900; ed. A. C. Vega in Scriptores Ecclesiastici Hispano-La- tini, fasc. X, Escorial 1941). Isidoro (De viris illu- tribus, 30, ed. G. M. Dzialowski nello scritto Isidoro und Ildefons als Literaturhistoriker, Münster in V. 1898, p. 53), fondando naturalmente il suo giudizio sul detto Commento, loda la facondia, l'erudizione, l'acume e lo stile di A.
APRINGIO
BIBL.: M. Schanz, Geschichte der römischen Literatur, IV, 1. Monaco 1914, p. 629; U. Moricea, Storia della letteratura latina cristiana, III, 11, Torino 1934, pp. 1491 e 1519. Aurelio Giuseppe Amatucci