APOPHTHEGMATA PATRUM

APOPHTHEGMATA PATRUM. - Apophthega, significa detto o risposta arguta e sentenziosa, emessa da un oracolo o da un personaggio illustre.

Tra i Greci si hanno sentenze attribuite ai Sette Sapienti, a Temistocle, a Isocrate; tre dei ca. 80 opuscoli di Plutarco compresi sotto il nome di Moralia, sono intitolati A. Di analoghe raccolte si servì Diogene Laerzio nel pomerle le sue Vite di filosofi. Tra i Romani sappiamo, attraverso Cicerone, che Catone e Cesare scrissero volumi di apoftegmi.

Anche la primitiva letteratura cristiana ci ha tramandato esempi di questo genere; detti cioè o massime uscite dalle labbra degli antichi asceti, conservate e raccolte nei vari monasteri dell'Oriente, prima per tradizione e poi per iscritto. I testi peraltro contenuti in PG devono ricollegarsi a molti altri testi in greco, in arabo, in copto; alcuni di essi sono stati pubblicati, ma la maggior parte rimane ancora nascosta nei manoscritti dei monasteri dell'Athos, della Siria e dell'Egitto.

La più famosa raccolta di queste sentenze fu stampata dal Cotelier nel 1677, precisamente col nome di 'Αποφυγήμαχτα τῶν ἀγίων γερόντων', in latino A. P., edizione riprodotta poi dal Migne come PALLIO (v.). Non sappiamo chi ne sia l'autore, che ha fuso, come meglio poteva, raccolte anteriori di sentenze e le ha disposte seguendo l'ordine alfabetico dei personaggi che le hanno pronunciate. Egli stesso, nella prefazione, ci dice che non si è risparmiata alcuna fatica, perché «sono numerosi i libri dove i detti e le gesta dei santi vegliardi sono riportate senza alcun ordine». Neppure sappiamo con precisione il tempo in cui fu composta: da argomenti esterni ed interni sembra che questa data non possa essere anteriore alla prima metà del sec. VI, certamente è da riportarsi dopo il 509 e forse anche più tardi. Secondo alcuni critici i Verba Seniorum, che formano il V e VI delle Vitae Patrum del Rosweyde e che contengono quasi la stessa materia, citata però con il più completo disordine, sono da ritenersi una delle principali sue fonti. Secondo questa ipotesi, poiché i Verba Seniorum sembrano raccolti dopo il 557, si dovrebbe spostare alla seconda metà del sec. VI la data di composizione. L'autore tuttavia ha utilizzato un ampio materiale preesistente e che circulava in piccole collezioni e in varie lingue fin dalla metà del sec. VI. Quanto al paese di origine, esso sembra essere l'Egitto.

Oltre all'edizione del Cotelier, esiste una raccolta alfabetica più estesa nel manoscritto del Museo Britannico, Burnet 50. Una terza collezione per soggetti, divisa in 44 capitoli, ci conservata in una versione latina pubblicata dal Rosweyde come l. VII delle sue Vitae Patrum. Queste tre collezioni fondamentali si compongono presso la poco dello stesso materiale, ma ciascuna contiene apoftegmi che le altre non hanno. Fazio possedeva una copia nella quale le sentenze erano ordinate per soggetto e ne dà i titoli dei capitoli in Bibliotheca, cod. 198 (PG 103, 64); il titolo della raccolta è 'Ανθρωδήγων βίβλος (cf. PL 73, 852).

Esistono diverse versioni: latina, edita dal Rosweyde nelle Vitae Patrum, II. V e VI, i quali in realtà sembrano formare un'opera distinta, come si è detto; armena, in Le vite dei santi Padri (in armeno), Venezia 1855; copta, in Zocca, Catal. cod. copt., pp. 287-361, da un manoscritto del Vaticano, semplice frammento; siriaca, pubblicata nel vol. VI degli Acta Martyrum et Sanctorum di P. Bedjan, Parigi 1890-97, il quale, seguendo forse il Migne, li dà come una terza parte dell'opera di Palladio e li intitola Paradiso dei Padri.

Tutto questo materiale ascetico, conosciuto anche sotto il nome di Ασυωνάριον μέγα ο Paradiso patristico, è stato oggetto di lettura devota nei chiostri fino al tardo medioevo.

Bibl.: Edizioni: J. B. Cotelier, *Ecclesiae graecae monu- menta*, I, Parigi 1677, pp. 338-712 (= PG 65, 71-420); V. anche i *Verba seniorum* nei II. V-VII delle *Vitae Patrum* di H. Rosweyde (= PL 73-74). - Studi: S. Vailhé, in *Echos d'Orient*, 5 (ott. 1901), pp. 39-46; W. Bousset, *A. Studien zur Geschichte des ältesten Mönchtums*, Tubinga 1924; K. Heussi, *Der Ursprung der Mönch- tums*, 1936, p. 133 sgg.