ARES. - "Αρς, dio greco della guerra. Per alcuni il nome significherebbe «il distruttore», ma l'etimologia è discussa. Per gli antichi era tracio e quindi straniero; per alcuni dei moderni è dio greco, per altri è originario della Tracia o della Caria. Nell'Iliade è figlio di Zeus e di Dione; rappresenta il furore guerresco selvaggio e irragionato, la smania di distruzione, di sangue e di strage; è malvisto dagli dèi, disprezzato e odiato; gli Arcadi lo rinchiudono in una botte di bronzo perché non devasti la Tessaglia. Il ritratto omerico ha influito anche in età posteriore. Solo il tardo inno omerico, identificando A. con il pianeta Marte, ne fa un dio benevolo, difensore della giustizia. La primitiva natura di A. è rimasta offuscata dal dio guerriero: alcuni ne han fatto un primitivo dio della vegetazione, altri della tempesta, o un dio preellenico ctonio (sotterraneo) a cui corrisponderebbero le Erinni; difatti, secondo una saga tebana, A. avrebbe avuto per moglie Tilfossa, una delle Erinni, e loro figlio sarebbe stato il serpente ucciso da Cadmo. Il culto arcade di Tegea, dove le sole donne gli sacrificavano, è stato considerato antico. L'epiteto più comune di A. è Enyalio, che forse in origine era un dio indipendente e fu poi assorbito da A.
A. è associato a divinità femminili delle quali era considerato lo sposo: Enyo in Tessaglia (per alcuni
invece era la madre), Aglauro ad Atene, Tilfossa o Afrodite a Tebe, ecc. Forse dalla tradizione tebana è sorta la leggenda degli amori di A. con Afrodite, ricordati già dall'Odissea. A. non ha iscrizioni votive e solo eccezionalmente doni, nessuna città lo considerava suo protettore, poche gli offrivano un culto, ancora più rare erano quelle in cui aveva un tempio (Atene, Geronthra) dove le donne non potevano entrare nel tempio, Drero, Trezenè). Come Enyalio era venerato specialmente a Sparta. A Roma fu identificato con Marte, mentre in Enyalio si riconosceva Quirino. Per gli antichi A. era un uomo adulto, barbato, coperto di armatura pesante con elmo, spada e lancia; a partire dal sec. v a. C. lo rappresentarono giovane e nudo.