ARGENTINA. - Repubblica federale dell'America meridionale.
1. GEOGRAFIA
L'A., indipendente dal 1816, è dal 1853 una Repubblica federale, comprendente 14 Provincias autonome (con un Governatore, un Parlamento e proprie autorità elettive), 10 Gobernaciones (o Territorios nacionales) amministrate da funzionari nominati ogni tre anni dal Governo Centrale e un Distrito federal, comprendente la capitale. Il territorio abbraccia 2,8 milioni di kmq. (nove volte l'Italia) con una popolazione di 16,1 milioni di ab. (5, 9 a kmq.). L'A. è, quindi, uno dei più vasti Stati del mondo, ma la sua popolazione supera ancora di poco quella della piccola Cecoslovacchia.Con una estensione di 33° in latitudine l'A. rivela da zona a zona condizioni molto diverse di suolo e di clima. In complesso si possono distinguere: a N. il Chaco meridionale, in parte steppa (pascolo), in parte boscaglia (quebracho), dal clima tropicale semiarido, che trapassa ad E. in lembi via via più umidi (Misiones e Mesopotamia argentina fra Paraná ed Uruguay); gli altopiani terrazzati (mesetas) della Patagonia a S. del Rio Colorado, stepposi e desolati, con climi del pari semiaridi, ma freddi o addirittura subpolari (Terra del Fuoco); e - fra le due regioni - la Pampa, pianeggiante ed erbosa ad E., più asciutta ed inframmezzata di rilievi ad O. (Pampa occidentale), con clima più temperato, piogge meno scarse, specie ad E., e perciò meglio adatta all'agricoltura. Infine rientra nell'A. il versante E. delle Ande cilene, che comprende a N. parte dei desolati altopiani intermontani (Puna) e cui si affiancano, a mo' di quinte, sierras longitudinali racchiudenti lembi più o meno vasti di pampa.
Poco più di 1/4 del territorio (27%) è ricoperto di foreste; pel resto la steppa domina sovrana, trasformata per appena il 10% in coltivi. In questi prevalgono i cereali (frumento, mais, riso, avena), il lino da seme (Pampa orientale), la vite (Mendoza), la canna da zucchero e il cotone (Tucumán). Dopo l'agricoltura, l'allevamento costituisce la principale ricchezza del paese (in milioni, capi: 34 bovini, 56 ovini e caprini, 7,5 cavalli; 8 suini).
All'una e all'altra attività sono legate le industrie più efficienti, che, oltre ad eliminare la dipendenza dell'A. dall'estero per alcuni manufatti (lanerie, cotonami, calzature), attivano una sempre più cospicua corrente esportatrice (farine, carni, latticini). Lo sfruttamento delle risorse minerarie (piombo, stagno, manganese, tungsteno) è agli inizi; promettente quello del petrolio, ricavato soprattutto dallo Chubut (3 milioni di tonn.).
La popolazione, quasi tutta bianca, è più che triplicata nell'ultimo cinquantennio, nel quale gli immigrati superano i sei milioni. Quasi la metà di questi
sono italiani, un terzo spagnoli. Gli indigeni si contano ormai a poche migliaia (53), confinati nelle zone periferiche. Gli abitanti sono concentrati per 1/4 nella capitale, Buenos Aires (3,5 milioni, con sob-borghi), e per 1/3 in questa ed altre sette città (Rosario, Córdoba, La Plata, Tucumán, Santa Fe, Bahía Blanca, Río Cuarto; tutte con oltre 100 mila anime). Il 99,6 % della popolazione è cattolico; protestanti sono soprattutto gli immigrati inglesi e tedeschi; gli ebrei (ca. 100 mila) sono quasi tutti russi. Non esistono nel paese contrasti di carattere religioso.

La bilancia commerciale argentina è largamente attiva. Nelle importazioni prevalgono (in valore): i tessili, i combustibili, i lubrificanti, gli oggetti di ferro, le macchine, ecc.; nelle esportazioni i cereali, le carni, il lino (seme), le lane, le pelli, ecc. Gran Bretagna e Stati Uniti sono i maggiori fornitori e acquirenti.
ARGENTINA - 1) Confine di Stato. 2) Confine di Provincia. 3) Circoscrizioni ecclesiastiche. 4) Ferrovie.
| Province | Superf. in kmq. | Popolaz. cens. 1947 | Divini | Capoluoghi (Popol. ab. in 1000) |
|---|---|---|---|---|
| Buenos Aires | 306.830 | 4.408.373 | 14 | La Plata (260) |
| Distrito Fed. | 186 | 3.000.371 | — | Buenos Aires (3000) |
| Santa Fe | 134.827 | 1.700.026 | 13 | Santa Fé (150) |
| Córdoba | 168.152 | 1.455.222 | 9 | Córdoba (285) |
| San Luis | 76.923 | 167.620 | 2 | San Luis (40) |
| Santiago del Estero | 138.439 | 538.383 | 4 | Santiago d. E. (70) |
| Entre Ríos | 78.330 | 776.280 | 10 | Paraná (75) |
| Corrientes | 88.901 | 570.967 | 6 | Corrientes (68) |
| Jujuy | 43.267 | 166.783 | 4 | Jujuy (20) |
| Salta | 126.577 | 290.063 | 2 | Salta (43) |
| Tucumán | 22.836 | 604.526 | 27 | Tucumán (165) |
| Catamarca | 78.162 | 145.116 | 2 | Catamarca (23) |
| La Rioja | 86.492 | 109.386 | 1 | La Rioja (15) |
| San Juan | 89.179 | 260.714 | 3 | San Juan (36) |
| Mendoza | 148.783 | 590.548 | 4 | Mendoza (110) |
| Governi | ||||
| Chaco | 98.238 | 443.922 | 5 | Resistencia (50) |
| Formosa | 75.480 | 112.056 | 2 | Formosa (19) |
| Misiones | 30.431 | 244.123 | 8 | Posadas (38) |
| Pampa | 144.183 | 167.562 | 1 | S. Rosa (14) |
| Neuquén | 96.464 | 85.601 | 1 | Neuquén (10) |
| Río Negro | 201.010 | 132.419 | 1 | Viedma (9) |
| Chubut | 225.723 | 53.986 | 0,2 | Rawson (3) |
| S. Cruz | 243.336 | 24.651 | 0,1 | Gallegos (7) |
| Tierra del Fuego | 21.610 | 4.902 | 0,2 | Ushuaia (1) |
| Los Andes (soppresso) | 72.755 | — | — | — |
| TOTALE | 2.797.114 | 16.053.600 | 6 |
BIBLI: P. Denis, La republique argentine, Parigi 1920; W. H. Koebel, The new A., Londra 1923; O. Burger, A. Land, Volk und Wirtschaft, Lipsia 1924; F. Kühn, A. Handbuch zur physischen Landeskunde, Breslavia 1927; F. Kühn, Argentinien, ivi 1927; A. Martinez-M. Lewandowski, L'A. au XXᵉ siècle, 4ᵉ ed., Parigi 1927; A. Bunge, La economia argentina, Buenos Aires 1928; O. Manito-J. Nager, Geografía física de las Américas y de la República A., ivi 1928; A. E. Bunge, La economía argentina, ivi 1928-30; F. Kühn, Geografía de A., Barcellona 1930; Istituto Nazionale per l'Esportazione. L'A. Sviluppo economico e relazioni commerciali con l'Italia, Roma 1930; Touring Club Italiano, A., Paraguay, Uruguay, Milano 1932; G. Roletto, A., in Terra e Nazioni, America, IV: America Atlantica, ivi 1933, pp. 235-36; F. Kühn, Grundriss der Kulturgeographie von A., Amburgo 1933; R. Riccardi, A., in Geografia Universale, VII, Torino 1938, pp. 417-539. Giuseppe Caraci
II. STORIA DEL CRISTIANESIMO
La storia dell'A. comprende due periodi: quello dalla colonizzazione dal sec. XVI fino al 1816 e l'altro dal 1816 ai
Anche nel periodo repubblicano (1816-43) si distinguono due epoche: quella di emancipazione e riorganizzazione autonoma (1816-1900) e l'altra di sviluppo immigratorio e commerciale (1900-43) che porta la progressiva eliminazione dei pregiudizi di partito, togliendo le tendenze disgregatrici (federalismo), mentre il popolo acquista la coscienza dell'unità culturale cristiana.
Primo periodo (sec. XVI - inizio sec. XIX). — Nel tempo della colonizzazione sotto i conquistatori (1536-1591), arrivano i primi missionari. Le prime spedizioni di Giovanni Diaz de Solís (8 ott. 1515), Hernando de Magallanes (1519-21) e Sebastiano Caboto (1526-30) sono il preludio della conquista e della evangelizzazione. Col primo «adelantado» creato da Carlo V, don Pietro de Mendoza, arrivò il primo contingente di sacerdoti e religiosi nel 1536, e fu fondata il 2 febbr. la grande metropoli sudamericana di Porto de Nuestra Señora del Buen Aire. Francescani, Gesuiti, Domenicani e Mercedari, secondo gli indirizzi dei singoli istituti, contribuirono efficacemente alla rapida evangelizzazione. Con la spedizione di Alfonso Cabrera arrivarono nel 1538 cinque o sei francescani, tre dei quali furono i primi vescovi dell'A. Nuovi gruppi di missionari giunsero nel 1554, 1572, 1589, 1592. Il vero conquistatore fu l'«adelantado» Martínez de Irala nominato nel 1555. Irala non riconobbe il governatore nominato dalla Spagna Alvar Nuñez Cabeza de Vaca e con i suoi soldati e la sua energia seppe guadagnare la stima del governo della Penisola che lo confermò nella carica di governatore. Durante il suo governo furono fondate le città di Tucumán, Córdoba, Santa Fe, e nel 1580 fu rinnovata la città di Buenos Aires. Irala nelle sue esplorazioni arrivò fino alle cordigliere delle Ande e introdusse i primi esemplari di bestiame. Intanto i missionari servivano alla pacificazione degli indiani.


Nel tempo dei governatori (1591-1776) si raccolgono i frutti dei primi lavori e nelle città, sviluppate con la popolazione di creoli e meticci, si aprono il Collegio Massimo, di Montserrat di Córdoba, il Collegio Grande ed il Collegio de Belén in Buenos Aires, i Collegi di Corrientes, Santa Fe, Rioja, Salta, Tucumán, Santiago del Estero e Mendoza. Da Gregorio XV (1621) il collegio di Córdoba ottenne i gradi di teologia. Nel 1610 furono stabilite le prime colonie indigene (reducciones) le quali avevano un regime ispirato alla eguaglianza, libertà e fratellanza cristiana, prima che i diritti dell'uomo fossero proclamati dallo statuto di Virginia (1776) e dalla Rivoluzione Francese (1789). Le colonie trovarono ingiusti nemici per motivi economici. Nel 1767 comprendevano 88.884 anime. I Gesuiti aprirono la prima tipografia nel 1700. Nel 1776 Carlo III stabilì il viceregno de la Plata con Buenos Aires capitale. Questo viceregno abbracciava oltre l'A., l'Uruguay, il Paraguay, e la Bolivia; nel 1782 fu diviso in otto intendenze.
Lasciando a parte i conflitti di giurisdizione ecclesiastica e civile e l'espulsione della Compagnia di Gesù, l'A. è debitrice del suo armonico sviluppo culturale ed economico alla azione generosa e cristiana del governo spagnolo, alla sapiente legislazione coloniale che riconosceva la dignità della persona umana ed al fattore etnico importato dalla penisola.
Secondo periodo (1816-1948). - Nella prima epoca (1816-1900) venne attuata l'emancipazione a cui prese parte attiva anche il clero nazionale; dei 29 membri del congresso di Tucumán (1816) che sottoscrissero l'atto della indipendenza, 16 erano ecclesiastici. Nella organizzazione della nazione autonoma vi fu un periodo di guerre interne e di turbamenti politici provocati dai due partiti: degli unitari (aristocratici) e dei federali (terramenti). Dopo la presidenza di Rodriguez (1821-24) successe il generale Las Heras. Nel 1825 una Assemblea costituente approvò la « legge fondamentale » che stabiliva le province doversi reggere con le proprie istituzioni, ma tosto il Congresso abolì il regime provinciale ed il presidente Rivadavia iniziò un governo di tendenza unitaria che irritò i « caudillos », riaccendendo la guerra civile. Le lotte
tra unitari e federalisti continuarono fino alla dittatura del federalista Rosas (1829) che esercitò contro gli unitari un governo di esclusione fino al 1852. Nel 1853 la Costituente sanzionava lo statuto attuale, ma la piena unificazione nazionale non si ottenne che nel 1861, quando Buenos Aires divenne la capitale della Repubblica. Nel 1862 fu eletto a presidente Mitre, favorevole all'elemento immigratorio italiano ed alla intensificazione culturale. Faustino Sarmiento (1868), Avellaneda (1874), Giulio Roca (1880), Juárez Celmán (1886) governarono con vicende di pace e turbamenti. Nell'ultima parte del sec. XIX e negli inizi del XX un potente impulso fu dato alla diffusione culturale, con tendenza in parte liberale e positivista. Molte riforme pedagogiche ed economiche furono attuate, fu rinnovato il metodo della storiografia, fondate università, scuole, accademie, aperte biblioteche, ed il giornalismo ebbe d'allora in poi, insieme con le riviste di cultura, un posto preminente. Dopo il consolidamento nazionale (1853) il fenomeno immigratorio ebbe straordinario successo; dal 1857 al 1925 entrarono in A. 2.659.568 Italiani, molti dei quali contribuivano allo sviluppo agricolo e commerciale, migliorando le condizioni economiche con l'esplorazione delle miniere, l'esportazione del frumento e l'allevamento del bestiame. Lo sviluppo scientifico dal 1854 ebbe parecchi cultori stranieri dei quali molti italiani. La Chiesa oggi è ottimamente rappresentata dal clero e dalle comunità religiose che promuovono l'educazione e le opere di carità. Più di 70 istituti maschili e 110 femminili di educazione si trovano soltanto a Buenos Aires sotto l'indirizzo cattolico. La stampa cattolica ha più di 50 pubblicazioni periodiche.
Ci sono 7 sedi metropolitane (Buenos Aires, Córdoba, La Plata, Paraná, Salta, S. Giovanni di Cuyo, S. Fe) e 16 vescovili.
III. STORIA DEI RAPPORTI FRA CHIESA E STATO
Dai primi albori dell'indipendenza argentina (Assemblea del 1813) si manifestò l'intenzione del nuovo governo di intavolare relazioni stabili con la S. Sede. Il desiderio venne nuovamente espresso nel Congresso di Tucumán del 1817 e nella prima Costituente del 1824. Ma non si arrivò a trattative concrete.D'importanza capitale nella storia delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato argentino è l'anno 1834, quando Pedro J. Agrelo, procuratore della Repubblica, lanciò il suo « Memorial ajustado » (Buenos Aires, 1886): uno schema di concordato da proporre alla S. Sede, completamente permeato di regalismo. In questo clima (tendenza concordataria e regalismo) fu sanzionata la costituzione del 1853, ancora in vigore.
In essa si fece menzione esplicita del concordato e lo si raccomandò al parlamento (art. 67, inc. 19) ed al potere esecutivo (art. 86, inc. 14). In conseguenza se ne iniziarono subito le trattative. Durante l'anno
1854 un agente argentino ebbe parecchi contatti col card. Antonelli e ricevette perfino uno schema di concordato proposto da questo, ma la cosa non ebbe seguito. Così fallirono anche le missioni di Juan Bautista Alberdi (1857), e Juan del Campillo (1858). Ultimo tentativo ufficiale fu quello del 1884, dopo un lungo periodo di quasi-ostilità (missione Vicente Quesada), fallito come tutti i precedenti per la decisa intenzione del governo argentino di salvare il contenuto regalistico della costituzione.
La costituzione argentina, infatti, sebbene ammetta la religione cattolica come religione dello Stato e come tale la sostenga (art. 2), riserva però al Parlamento e al presidente della repubblica il diritto di patronato (art. 67, inc. 19; art. 86, inc. 8) e l'exequatur sugli atti pontifici di natura generale e permanente (art. 86, inc. 9). In virtù dell'exequatur la suprema Corte di giustizia nel 1925 negò il valore giuridico del codice di diritto canonico dichiarando valevoli nel territorio dello Stato soltanto le leggi del Concilio di Trento. È appunto questo insieme di vantaggi diritti che ha impedito fino al presente di arrivare ad un concordato fra l'A. e la S. Sede.
All'infuori però della questione concordataria, le relazioni fra Chiesa e Stato sono piuttosto cordiali e vengono mantenute attraverso normali rapporti diplomatici.
IV. ORDINAMENTO SCOLASTICO
Il Consiglio dell'istruzione pubblica dell'A. stabilì nel 1936 l'unità, la coordinazione e la correlazione degli studi in quanto il libero insegnamento e la libera scelta degli argomenti da insegnare hanno portato un caos nella educazione della gioventù. La scuola si divide in: primaria, secondaria e università. L'istruzione primaria è privata, però sovvenzionata in parte dal governo centrale e dai governi delle province; è laica ed obbligatoria dai 5 ai 13 anni. In primo piano è collocato l'insegnamento della lettura, scrittura e matematica che si impartiscono per due ore al giorno. La storia, geografia, storia naturale, istruzione civica, urbanità e morale devono essere divise nelle altre due ore. La religione è esclusa dalla scuola per non distruggere il carattere della laicità di questa ed è sostituita dall'insegnamento della morale impartito dai maestri e non da religiosi. Ai bambini dai 5 ai 10 anni si insegna la morale sotto la forma narrativa e ai ragazzi dai 10 ai 13 anni si spiegano i doveri verso gli uomini, la famiglia e Dio. Nei centri rurali l'insegnamento primario deve portare il bambino a saper sfruttare la terra intensivamente e a questo scopo sono istituite le giornate del miele, la festa dell'albero e della foresta. Per facilitare il compito della scuola primaria esistono 2286 associazioni cooperatrici composte da ex-alunni e da militari. Queste associazioni devono curare gli interessi materiali e morali delle 1348 scuole primarie e del bambino al quale si dà tutta l'assistenza anche nelle vacanze istituendo le colonie estive. La visita medica è regolare e gratuita. L'istruzione secondaria viene impartita nelle 86 scuole normali e nei 47 collegi nazionali. La durata della scuola normale è di due anni se prepara i precettori per i centri rurali, di 4 anni se prepara i maestri per le scuole primarie ordinarie, di 7 anni se prepara i professori per le scuole normali. Il collegio nazionale ha la durata di 5 anni (6 anni a Buenos Aires) e prepara gli alunni per le università che sono le seguenti: Córdoba (1628), Buenos Aires (1821), La Plata (1897), Tucumán (1912), Santa Fe (1889), Litorale (1920). Per aumentare la produzione ortofrutticola sono state istituite le scuole di agricoltura a Casilda, Bell-Ville, Córdoba e Olavarría e la scuola di frutticoltura e di etnologia di San Juan. L'insegnamento religioso è escluso da tutte queste scuole nelle quali si segue la psicologia di Verheyen.V. ARTE
Quando il primo nucleo dei colonizzatori che dovevano dar vita alla nazione argentina sbarcò nel 1512 sulle rive del Rio de la Plata, esso si trovò in contatto con indigeni la cui civiltà può definirsi neolitica e — ad eccezione dei Daguiti — senza una tradizione artistica. L'arte argentina si sviluppa, pertanto, come una proiezione dell'arte europea.L'azione dei padri Gesuiti, poi, determinò una fusione dell'artista, indio o europeo che fosse, con l'ambiente in cui viveva e creò la premessa per lo sviluppo di una espressione artistica originale. Queste premesse possono ritenersi documentate dall'unica opera attribuita alla leggendaria figura di José l'Indio, Gesù dell'umiltà e della pazienza, collocata nella chiesa di N. S. della Mercede in Buenos Aires e datata al 1780, ma più ancora possono essere provate dai famosi portali della diruta chiesa di S. Ignazio Miní, sulle rive del Paraná. Questi sviluppi di nascente manifestazione artistica furono, però, soffocati con l'allontanamento dal Rio de la Plata della Compagnia di Gesù, ordinato dal governatore Bucarelli sotto Carlo III.
Alla Compagnia di Gesù si debbono anche le prime più importanti realizzazioni architettoniche condotte nello stile ispirato alla chiesa del Gesù di Roma e specialmente dovute agli italiani Giambattista Primoli (1673-1747) e Andrea Gianchi (m. nel 1740) che costruirono anche edifici civili; il palazzo del Municipio di Buenos Aires, ad es., è costruito su piani del Primoli. Anche il barocco ebbe larghe applicazioni; questo stile è in uso ancor oggi, specialmente fuori della capitale.
A partire dalla seconda metà del sec. XIX si sovrappone, alle forme architettoniche invalse, l'influenza delle correnti neoclassiche italiane, alle quali succedono quelle francesi per l'opera personale di un architetto, d. Alessandro Christopherseu, le cui direttive predominano sino all'avvento dell'architettura cosiddetta funzionale largamente attuata dal 1892 (A. Virassoro) in poi; si può, tuttavia, trascurare la notoria fortuna che in tal periodo ebbe, in particolar modo nella capitale, lo stile giorgiano e Tudor (specialmente dal 1890, ad opera di Stanislao Pirovano) e le realizzazioni negli stili nazionali delle varie correnti immigratorie. Notevoli sono anche le elaborazioni dello stile coloniale, ancora di sapore andaluso, dovute a Martin S. Noël (1888). I capisciuoli furono educati all'estero, giacché soltanto nel 1901 fu fondata a Buenos Aires la Scuola di architettura.
La scultura e la pittura, che si volsero soprattutto al ritratto e al costume, si svolsero in periodi diversamente caratterizzati: il primo periodo è stato definito dei Precuratori ed è caratterizzato dal passaggio dell'osservazione esterna dei fatti ad una più intima valorizzazione dell'uomo e dell'ambiente. Principale pittore è Prilidiano Pueyrredón (n. il 24 genn. 1823 m. il 3 nov. 1870); contemporaneamente lavorano con successo artisti italiani, fra cui Carlo Enrico Pellegrini, Lorenzo Fiorini, Ignazio Mausoni, Baldassarre Verassi. Il secondo periodo, che vide la fondazione della Associazione per il progresso delle Belle Arti, del Museo Nazionale, dell'Accademia e durante il quale prese corpo l'organizzazione del Salone annuale delle esposizioni, è quello detto degli Organizzatori.
Ricchissimo di artisti, che vanno da Eduardo Sivori (n. nel 1847) ad Ernesto de la Carcova (n. nel 1866, m. nel 1927) questo è il periodo in cui si va formando il carattere dell'arte argentina che assimila e svolge su un piano di indipendenza le correnti euro-
pee. Questo periodo culminerà nel Nexus, che, specialmente in pittura, vuol porre in valore l'arte argentina accordandola più direttamente che nei periodi precedenti con il sentimento e i modi dell'epoca. Questa tendenza già iniziata da Pio Colliavino (n. nel 1869 a Buenos Aires da progenitori italiani e formato in Italia col Sivori) con la partecipazione dei pittori Justo Lynch, Carlos P. Ripamonte, Alberto M. Rossi, Cesareo, Bernardo de Quiros, Fernando Fader e di uno scultore, Arturo Dresco, chiude il quadro storico dell'arte argentina per dare inizio all'attuale periodo in cui le correnti di avanguardia, comuni alle nazioni europee e dell'America del Nord, sono decisamente seguite.
Giorgio Luigi Bernucci
Per la letteratura dell'A. vedi: ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA.