ARS MORIENDI. - Opuscolo ascetico in latino, diffusissimo alle origini della tipografia (sec. xv), con esortazioni e preghiere, e con illustrazioni corredate di didascalie, per la preparazione alla morte. Non è una opera unica, ché sotto lo stesso titolo (spesso ampliato) correvano brevi trattati o raccolte di contenuto vario; lo schema originario fiorì in un quasi «genere letterario» didattico-devozionale, destinato al popolo alto e basso, benché utile anche ai «chierici». Si conoscono tre opere distinte divulgate a stampa, ad ognuna delle quali si connettono rimaneggiamenti e adattamenti, sia in latino sia in lingue volgari.
1) Il primo A. m. stampato (17 fogli in-4, coi tipi di Ulrich Zell, senza luogo né data: Colonia? 1465?) è attribuito nell'«explicit» a Matteo di Krakow (Pomerania), vescovo di Worms (m. nel 1410). È una raccolta di preghiere e di meditazioni. Il più antico manoscritto datato (di Bruxelles) è del 1466. Ha avuto almeno altre otto edizioni dal 1470 al 1497 (specie a Strasburgo, Augusta, Parigi), di cui la prima datata è del 1478 (Venezia, «per Bernardum pictorem et Erhardum Ratdolt de Augusta»), in 20 fogli, col titolo Ars bene moriendi. Tractatus brevis et valde utilis de arte et scientia bene moriendi. Da questo deriva il trattatello del card. Capranica e il volgarizzamento spagnolo del tempo Arte de bien morir.
scani, il « memento mori » era inculcato non più solo nei chiostri, ma nelle masse. La meditazione della morte divenne ovunque consueta, col triplice tema dominante: caducità degli splendori terreni, orrenda putrefazione d'ogni bellezza e forza umana, uguaglianza d'ogni condizione e età dinanzi alla morte sovrana (illustrata dalle Danze macabre; V. DANZA MA-CABRA).
L'opuscolo anonimo (primo) è stato a torto attribuito al vescovo Matteo di Krakow, o al card. Domenico da Capranica, arcivescovo di Fermo (m. nel 1458), che ne fece l'adattamento (nel 1452): l'Arte del ben morire (24 fogli in 4°), edito a Firenze (1477 e 1479), Verona e Venezia (1478); molte altre edizioni, con varietà di incisioni, fino al 1513. L'originale è notevolmente anteriore, e si può forse far risalire, per il contenuto, ai domenicani tedeschi B. Enrico Suso, che nel Libro dell'eterna sapienza dedica 4 capitoli (parte 2°, 3°, 21-24) alla preparazione alla morte, specialmente improvvisa, NIGERIA (v.), il cui De arte moriendi fu assai diffuso (due edizioni verso il 1465). La descrizione paurosa dell'agonia si ha già in Innocenzo III, De contemptu mundi (PL 217, 702 sg.). Gersone, con l'Opusculum tripartitum de praeceptis decalogi, de confessione et de arte moriendi (Opera, II, Parigi 1606, coll. 258-83; e cf. Sermo III de defunctis, III, col. 1568 sgg.) dovè dare l'avvio definitivo.
L'A. m., già notissimo nella prima metà del '400, con l'aiuto della stampa penetrò dovunque, in forma rimaneggiata da molti accresciuta di brani di autori profani in prosa e in versi di citazioni bibliche o patristiche, di esempi. Il De quattuor hominum novissimis di Dionigi Ceresino (m. nel 1471; Opera XLI, p. 511 sgg.; cf. Directorium vitae nobilium, Op. XXXVII, p. 550 sgg.) vi si collega strettamente. Hanno legato il loro nome alla diffusione del trattato, che rifacero o ricompilarono, oltre i sopra citati, Rodrigo de Santaella, arcidiacono di Reyna (in spagnolo, 1470), Alberto di Eyb, con due opuscoli del 1477 (Praeparatio ad mortem e il dialogo De morte), Nicola Weidenbusch (Saliceto), sotto il cui nome ebbe voga un De arte moriendi (postumo, Parigi 1496), e principalmente Geiler di Kaisersberg che, col suo zelo e genio, diede vita nuova al noto opuscolo, facendone un testo suo cui aggiungeva il ritmo alfabetico De dispositione ad mortem, con nuove incisioni. Sembra perduto il Tractatus de scientia et arte bene moriendi di Bonifazio da Ceva (m. nel 1517). Da tempo l'argomento era passato alla letteratura popolare: il poema Le Miroir de Mort di George Chastellain (1404-75) svolge i tre motivi della meditazione della morte; La Danse Macabre (Parigi 1485, con silografie di Guyot Marchant), come la sua omonima spagnola dello stesso tempo, sembra risalire a un originale latino. Invece i posteriori trattati, più densi di dottrina, sulla preparazione alla morte, da quelli del vescovo di Padova P. Barozzi (m. nel 1507, De modo bene moriendi, ed. 1531), di Erasmo (1525), di Pietro di Lucca (Dottrina del ben morire, 1520), di Josse di Clichtov (1520), a quelli di Ludovico Baer (1551) e di Francesco de Hevia (1550), di S. Roberto Bellarmino (De arte bene moriendi, Roma 1621) e di V. Caraffa (Peregrino della terra o vero apparecchio per la buona morte, Napoli 1645), fecero dimenticare l'ingenuo A. m., patetico testimonio del salutarre brivido escatologico d'un'età tramontata.
ARS MORIENDI - Silografia dall'edizione di Norimberga del 1512.
2) Del tutto diverso è l'A. m. sul tema della « psychomania », tutto (resto e tavole) in silografia (generalmente 24 pagine o fogli, metà testo e metà figure), largamente diffuso, soprattutto in Germania, interessantissimo per le incisioni espressive e drammatiche contornate da un testo latino scarno, spesso oscuro per troppa concisione. È l'assalto di Satana con le cinque tentazioni (contro la fede, la speranza, il distacco dai beni terreni, la rassegnazione nel dolore, l'umile pentimento) al moribondo, circondato dalla famiglia; ma interviene ogni volta un Angelo per respingere il Maligno nella lotta per il possesso dell'anima (cf. Dante, Inf., XXVII, 112-29; Purg., V, 103-108). Il suggestivo opuscolo ebbe almeno dieci edizioni tra il 1460 e 1490. Si hanno, nello stesso tempo, circa dieci edizioni (la 1a datata è del 1473) del volgarizzamento tedesco, tre in francese (traduzione elegante di Guillaume Tardif, m. nel 1495), tre o più in olandese; si conosce una traduzione inglese.
3) Affine al precedente è un A. m. più breve, diffusosi (almeno cinque edizioni) tra il 1480 e 1505. Si limita ai passi biblici, cui adatta le figure; è in 14 fogli.
Dalla fine del sec. XV si comincia ad aggiungere all'A. m. lo Stimulus timoris Dei ad bene moriendum, che descrive le pene dell'inferno e del purgatorio (talora anche l'Anticristo e il Giudizio Universale). Si pubblica inoltre l'Ars bene moriendi come integrazione dell'Ars bene vivendi (recente e meno in voga), sull'esempio di Nic. Lirano nel De arte bene vivendi et bene moriendi, e di Giov. Gersone. Si conoscono otto edizioni del francese L'art de bien vivre et de bien mourir dal 1492 al 1540.
Si ignora l'origine dell'A. m., molto studiato dal lato artistico, ma non ancora da quello letterario. Dové essere composto alla fine del '300, in seguito alle terribili epidemie che funestarono l'Europa in quel secolo. Per opera dei predicatori domenicani e francesi,

Abs moriendi - Silografia dall'edizione di Norimberga del 1512.