ARTASERSE

ARTASERSE. - Nome grecizzato ('Αρταξέφης; ebr. 'Artahāšād'; assiro Artakastus; dal persiano Artahāšārd 'il gran due') di tre re achemenidi.

1) A. I. Longimano (465-424 a. C.), figlio minore dell'assassinato Serse, sfuggito a stento al regicida Artabano, dopo due battaglie uccise (462) il fratello maggiore Istaspe suo competitore al trono sostenuto dai Battriani.

Con 300.000 fanti e 300 navi fenicie agli ordini del satrapo di Siria Megabizo invase poi l'Egitto, liberò presso Menfi i pochi sudditi rimastigli fedeli e sconfisse (454) il re libico Inaro che, ribellatosi alla Persia nel 460 con l'aiuto di mania ed opliti ateniesi, aveva ucciso il satrapo (dal 484) Ahemenes fratello del re Serse. Ma una successiva vittoria ateniese (449/8) nelle acque di Cipro, indusse A. a far la pace di Atene 'o di Cimone' in cui gli Ateniesi, pur rinunciando ad ogni pretesa su Cipro e sull'Egitto, ebbero garantito il dominio dell'Egeo (448). Venne infine a patti con Megabizo e col proprio figlio, ribellatisi in Siria e nella Lidia. Con la morte di A. si inizia una nuova serie di guerre Dario II (v.).

Il Esdra (v.) avvenne al 7° anno d'A. I (458), secondo l'opinione tradizionale; è posto invece al 7° anno di A. II (398) da A. Van Hoonacker (Néhemie et Esdras, Lovanio 1890, e in Revue Biblique, 32 [1923], pp. 481-95; 33 [1924], pp. 36-64) seguito da alcuni. La missione di Neemia (Neth: 2, 1), è dell'anno 20° di A. I (445). Il favore dimostrato alla restaurazione di Esdra (Esd. 7, 1-23), poi di Neemia coppiere alla sua corte e in assidue relazioni col re (Neth. 2, 1-8; 5, 14; 13, 6), come il divieto poi fatto a Esdra (4, 11-22), si addicono alla politica di A., cui la fedeltà dei Giudei, posti sulla via dell'Egitto, appariva preziosa, e ogni sospetto in

merito assumeva subito consistenza. Nella versione dei Settanta di Esther figura dal principio alla fine il nome di A. (I?), Assuero (v.).

2) A. II Mnemon (405 [404]-358 a. C.), figlio maggiore di Dario II, cominciò col domare la ribellione del fratello Ciro il giovane, che dopo aver tentato invano di ucciderlo, gli mosse contro con 30.000 uomini (piuttosto che 100.000), di cui 13.000 Greci i quali, dopo la sconfitta di Cunassa (3 sett. 401) ove Ciro fu ucciso, si ritirarono in 10.000 guidati da Senofonte (Anabasi). Con la pace di «Antalcida» o «del Re» (387) si chiuse la guerra iniziata dal nuovo satrapo di Sardi Tissafene (400) contro Sparta ed Atene: fu restituita al gran Re l'Inoia perduta sotto A. I (449-448). Ma l'Egitto riacquistò l'indipendenza con il libico Amirteo (404-398), i cui successori Achoris e Neeta- nebo I, con l'aiuto del greco Cabrias, frustraron i ripetuti tentativi di riconquista di A., mentre Tachros II (361-359) fu impedito dall'invadere la Palestina solo per la ribellione di Neeta- nebo II, creatosi faraone. Evagora s'impiadronì di Cipro, ma poi si dichiarò vassallo di Persia e fu riconosciuto re (380). L'Asia Minoe fu sconvolta dalla ribellione, a stento sedata, dei satrapi Ariobazarro, Autofradate, Datami, Oronte. Statera, moglie di A., fu avvelenata da Parysatis. A. morì di dolore, a 86 anni, per l'uccisione, ad opera di congiurati e di Artaserse Ochos, dei figli aspiranti al trono.

Nelle iscrizioni di A. compaiono per la prima volta le divinità Mithra e Anahita; il suo successore Ochos nominerà solo Mithra nella sua iscrizione di Persepoli. Ad Anahita A. II fece erigere templi a Babilonia, Susa e Ecbatana (Beroso, in Clemente Alessandro, Protret., 5, 65). Sotto il suo regno, A. Van Hoonacker (cui assentono J. Vandervorst, J.-B. Pelt, M. Sales, G. Ricciotti, J. Coppens, L. Delaporte) pone la restaurazione di Esdra, considerato posteriore a Neemia.

3) A. III Ochos (Oco; 358-337 a. C.), figlio di A. II, solo sopravvissuto dei 3 figli di Statira, fu sanguinario al punto di uccidere 80 dei suoi parenti per non aver competito, e represse con energia le rivolte. Sconfitto il satrapo dell'Asia Minore Artabazo (356) che riparò presso Filippo di Macedonia, tentò di ricoprire l'Egitto istigatore d'ogni ribellione (353). L'insuccesso iniziale fomentò le sommosse di Sidone, Cipro e Siria (con cui forse era la Palestina). Nel 348 A. prese personalmente il comando dell'esercito, sconfisse Tabnit re di Sidone, poi, con Mentore di Rodi passato con 4000 mercenari greci al servizio dei Persiani, occupò l'intero Egitto (345), ove compì stragi anche religiose, tra cui l'uccisione del bue Apis, mentre il faraone riparò in Etiopia. Morì avvelenato con i suoi figli dall'eunuco Bagosa.

BIBL.: H. Lesêtre, in DB. I, coll. 1038-43 (discute la tesi di Van Hoonacker); A. Pagliaro, in Enc. Ital., IV, p. 630 sg.; R. Kittel, Geschichte des Volkes Israel, III, II, Stoccarda 1929, pp. 486-91, 550-52, 575-83, 610-16 (A. I e le restaurazioni di Esdra e di Neemia), 663-69 (A. II e III); G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 20-35, 161-63, 168-70; C. Huart e L. Delaporte, L'Iran antique (Elam et Perse) et la civilisation iranienne, nuova ed., Parigi 1943, pp. 267-74, 286.

Faustino Salvoni - Antonino Romeo