ARTE. - Alla bellezza dei caratteri e al decoro con cui sono distribuiti nei fogli degli antichi c. contenenti i sacri testi gli ordinati campicelli di parole, fino dai tempi più antichi della fede cristiana, miniatura (v.).
BIBBIA (v.), EVANGELICI (v.), SALTERIO (v.) vennero abbelliti con figurazioni destinate a rendere meglio intellegibile la narrazione dei fatti del Nuovo e del Vecchio Testamento.
In questo campo lo sviluppo e l'evoluzione formale dei c. corrisponde a quello stesso della minima-tura. E si può dire che, negli esemplari più antichi (Bibbia di Quedlinburg, Berlino, biblioteca Reale, ivsec.; Evangelario, Cambridge, biblioteca del Corpus Christi College, cod. 286, fine del vi sec.), le miniature che li adornano rivelano gli stessi caratteri che erano propri della pittura in Italia in quella età.
Dal sec. vi in poi fino al ix, mentre in Italia lentamente e faticosamente s'evolveva l'arte pittorica e quindi anche la miniatura, i c. più belli vennero prodotti nell'orbita dell'arte bizantina fin quando la contesa iconoclasta non segnò anche in questo campo una battuta d'arresto. In questi c. bizantini tuttavia appare evidente una concezione della composizione della pagina non dissimile

Codice - L'evangelista Luca, miniatura (sec. IX) in un codice con i 4 Vangeli, proveniente forse da Liegi - Nuova York, biblioteca Morgan, ms. 640.
da quella che avevano gli antichi; ovvero la illustrazione, la miniatura, è intesa come un complemento che può essere inserito o meno nell'architettura della pagina senza che necessariamente formi un'unità inscindibile con i caratteri del testo. Contrasta in questo senso sia con i c. nostrani sia con i bizantini il modo di intenderne la organica distribuzione degli elementi grafici e illustrativi della pagina quale appare nei c. composti nelle isole britanniche. In essi è presente un senso nuovo e unitario della decorazione non solo nelle forme calligrafiche ma nella disposizione del testo nelle pagine, e soprattutto nelle grandi iniziali. Esse sono miniate e le lettere sono formate con strani intrecci vermiformi, fogliami, mostri, esseri antropomorfi, ecc. che coloriti a guazzo, a tinte vivaci, si snodano e avvolgono e intrecciano con logica imprevedibile entro gli spazi nettamente delimitati. E un gusto che subito si diffonde e i cui riflessi giungono fino alle officine bizantine e dei monasteri italiani dove calligrafi e miniatori si distribuivano nelle opere di maggior impegno il lavoro che, almeno nei più antichi c. britannici, sembra invece essere stato eseguito da una stessa persona. Anche i c. precarolingi e carolingi e gli altri che hanno caratteri da essi derivati (v. arte) perpetuano quel gusto per un senso unitario della decorazione della pagina che tende ad una sempre maggiore chiarezza. Dalle officine carolingie uscirono allora alcuni c. che vanno intesi tra i capolavori del più raffinato gusto medievale.
In molti dei c. composti nel monastero di Bobbio, centro di intensi scambi culturali con le regioni dell'Europa settentrionale, e in molti di quelli composti nei monasteri benedettini dell'Italia meridionale, di Montecassino in particolar modo, nel modo come sono distribuiti gli spazi nelle pagine, nella importanza assegnata alle gigantesche complesse iniziali e nello stile stesso delle miniature che illustrano i testi appaiono chiari i portali di quel gusto nordico allora, d'altro canto, larghissimamente diffuso anche nei territori della Germania.
Frattanto, superati i contrasti connessi alla lotta degli iconoclasti, in Oriente fra il sec. x e il xir rifioriva l'arte della miniatura, si componevano c. bellissimi raccolti con amorosa intelligente cura nelle biblioteche imperiali o trasferiti, quali oggetti d'alto valore, in Occidente.
La intensa attività che caratterizza per ogni dove l'età romanica si riflesse anche nella produzione dei c.; ne moltiplicò la produzione in quegli scriptoria dei monasteri ove, per venire incontro alle sempre maggiori richieste vennero chiamati a lavorare anche calligrafi e miniatori laici. D'altro canto oltre i sacri testi ora nei c. si trascrivono testi profani quali romanzi cavallereschi o studi di diritto o di medicina, trattati d'ogni materia perfino all'arte del cacciare quali il De arte venandi com eribus composto per Federico II, di cui resta un esemplare eseguito per re Manfredi (1258-66) nella biblioteca Vaticana (cod. Pal. lat. 1271).
Inoltre come in ogni altro campo dell'arte, l'età romanica è caratterizzata anche in quello dei c. dall'accentuarsi e dal progredire dei caratteri propri della età precedente, da un loro progressivo costante arricchimento di possibilità espressive che, nel nostro caso, si risolve in una sempre maggiore unità e concretezza nella composizione della pagina. Qui grandi iniziali ancora riecheggiano elementi della cultura carolingia e precarolingia (Bibbia della biblioteca Comunale di P'evugia, cod. 439), o scene soprapposte in ariosi spazi ricordano temi decorativi antichissimi perpetuatisi nell'uso degli exultet (Vita s. Benedicti, cod. Vat. lat. 1202) o complesse figurazioni mostrano diretti rapporti con la miniatura anglosassone (Chronicon Volturnense, biblioteca Vaticano, cod. Barb. lat. 2754).
Si prepara cosi l'avvento del periodo gotico il cui spirito, a bene intenderlo, dette le sue prime lontane manifestazioni nel campo dell'arte proprio nella composizione di certe pagine miniate dei c. irlandesi ove è già risolta, in forme d'arte, la necessità e il gusto di chiudere e limitare i voli di una accesa fantasia nella logica serrata ed imprevedibile di un groviglio di linee, entro le grandi iniziali che occupando metà e tre quarti della pagina, dividono in mille meandri gli spazi. Tuttavia i suoi capolavori il gusto gotico li creò nel campo dei c. proprio nella organica distribuzione della materia, sia essa scrittura o miniatura nella pagina.
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Essa già rende ammirevoli tante opere ancora da assegnare all'età romanica (p. es., biblioteca del British Museum, Add. Ms. 18.720) e quindi si risolve in opere di assoluta bellezza nei secc. XIII, XIV e XV, soprattutto nei centri ove la cultura e il gusto gotico ebbero più intensa e schietta fioritura, qui in Italia a Siena, a Bologna, in Lombardia, oltralpe in Francia ove c. quali Les tres riches heures del duc d'Berry (Chantilly, museo Condé) per l'armonia della composizione e l'equilibrio dei rapporti tra spazio assegnato alla scrittura e spazio assegnato alla decorazione non trovano confronti.
Il Rinascimento portò in Italia il senso della nuova architettura di gusto classicheggiante anche nella distribuzione delle parti nelle pagine dei c., così che, talvolta, le pagine ricche di miniature di opere quali la Bibbia di Borso d'Este (Modena) e quella del duc d'Urbino (Vaticana) si direbbero studiate nella distribuzione degli spazi bilancati tra basamenti, pilastri, cornici ed architravi da un architetto più che da un calligrafo o da un miniatore.
Quando quelle forme si diffusero nelle altre regioni d'Europa l'arte della stampa aveva già reso vana la fatica dei calligrafi mentre l'arte della miniatura era ormai avvilita e raffinata pratica d'artigianato. Fino dai tempi più antichi i fogli dei c. LEGATURA (v.). Esse vennero eseguite in pergamena, in cuoio, in legno dipinto o rivestito di stoffa, di pergamena o di carta, ma anche di lamine metalliche sbalzate e adorne di pietre e smalti, assurgendo spesso alla dignità di vere opere d'arte.
- Vedi Tavv. CXXIII-CXXIV.
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