CODICE. -
Voce antica che indica un complesso di materia scrittoria, papiro, pergamena, tavoletta cerata, riunita in fascicoli. Seneca (De brevit. vitae, XVIII, 4) lo definiva come un « contextus plurium tabularum ». In genere può dirsi che il candex è un modo di disporre e conservare lo scritto, diverso dal rotolo che è caratteristico nell'uso delle lunghe strisce di papiro; il c. invece, già proprio dei diplomi in bronzo, dei dittici, delle tavolette, si generalizza con l'uso della pergamena; si hanno ancora, tuttavia, una diecina di c. in papiro dei secc. VI-X, mentre i più antichi c. in pergamena a noi pervenuti sono del sec. III-IV. Il termine di c. si applica oggi generalmente ai manoscritti membranacei o cartacei che abbiano forma di libro.
Nella descrizione dei c. si adoperano alcune espressione tecniche, che si conservano anche nella descrizione dei libri a stampa più antichi, poiché questi, per molto tempo, ebbero la tendenza ad imitare nelle forme esterne il c. pergamenaceo.
Il formato, cioè la dimensione, del c. si chiama in-folio, in-quarto, in-ottavo ecc., secondo che il foglio sia piegato, realmente o idealmente, una, due, tre volte o più (oggi si preferisce indicare le dimensioni in millimetri); i fascicoli che compongono il c. si chiamano quaderni (talora anche quinterni), costituiti da fogli cuciti insieme, qualun-
que ne sia il numero; le parti che compongono il quaderno si chiamano fogli; la metà del foglio si chiama carta ed ha due facciate che si indicano a e b o meglio recto e verso; pagina è la metà della carta (una facciata), che può essere scritta su una o più colonne. Segnatura si chiamano le indicazioni date con numeri o lettere, per il legatore, al principio o alla fine del quaderno, perché si possano rilegare i quaderni nell'ordine voluto; richiamo è la prima parola di una pagina o di un quaderno scritta sotto l'ultimo rigo della pagina o del quaderno precedente. Inoltre: i c. si dicono miscellanei quando contengono opere di autore o di carattere diverso; autografi se sono di pugno dell'autore; adespoti (o anonimi) quando non recano il nome dell'autore; anepigrafi se sono privi di titolo; arefali se hanno perduto i fogli iniziali; mutili quando vi sono fogli mancanti in altra sede. In relazione alla tradizione manoscritta di un determinato testo si chiama archetipa il c. (perduto) a cui risalgono le copie di una stessa famiglia; apografo invece la copia stessa.
Carmelo Trasselli
ARTE. - Alla bellezza dei caratteri e al decoro con cui sono distribuiti nei fogli degli antichi c. contenenti i sacri testi gli ordinati campicelli di parole, fino dai tempi più antichi della fede cristiana, miniatura (v.).
BIBBIA (v.), Evangeliari (v.), Salteri (v.) vennero abbelliti con figurazioni destinate a rendere meglio intellegibile la narrazione dei fatti del Nuovo e del Vecchio Testamento.
In questo campo lo sviluppo e l'evoluzione formale dei c. corrisponde a quello stesso della miniatura. E si può dire che, negli esemplari più antichi (Bibbia di Quedlinburg, Berlino, biblioteca Reale, IV sec.; Evangeliario, Cambridge, biblioteca del Corpus Christi College, cod. 286, fine del VI sec.), le miniature che li adornano rivelano gli stessi caratteri che erano propri della pittura in Italia in quella età.
Dal sec. VI in poi fino al IX, mentre in Italia lentamente e faticosamente s'evolveva l'arte pittorica e quindi anche la miniatura, i c. più belli vennero prodotti nell'orbita dell'arte bizantina fin quando la contesa iconoclasta non segnò anche in questo campo una battuta d'arresto. In questi c. bizantini tuttavia appare evidente una concezione della composizione della pagina non dissimile




In molti dei c. composti nel monastero di Bobbio, centro di intensi scambi culturali con le regioni dell'Europa settentrionale, e in molti di quelli composti nei monasteri benedettini dell'Italia meridionale, di Montecassino in particolar modo, nel modo come sono distribuiti gli spazi nelle pagine, nella importanza assegnata alle gigantesche complesse iniziali e nello stile stesso delle miniature che illustrano i testi appaiono chiari i portali di quel gusto nordico allora, d'altro canto, larghissimamente diffuso anche nei territori della Germania.
Frattanto, superati i contrasti connessi alla lotta degli iconoclasti, in Oriente fra il sec. X e il XII rifioriva l'arte della miniatura, si componevano c. bellissimi raccolti con amorosa intelligente cura nelle biblioteche imperiali o trasferiti, quali oggetti d'alto valore, in Occidente.
La intensa attività che caratterizza per ogni dove l'età romanica si riflesse anche nella produzione dei c.; ne moltiplicò la produzione in quegli scriptoria dei monasteri ove, per venire incontro alle sempre maggiori richieste vennero chiamati a lavorare anche calligrafi e miniatori laici. D'altro canto oltre i sacri testi ora nei c. si trascrivono testi profani quali romanzi cavallereschi o studi di diritto o di medicina, trattati d'ogni materia perfino all'arte del cacciare quali il De arte venandi cum avibus composto per Federico II, di cui resta un esemplare eseguito per re Manfredi (1258-66) nella biblioteca Vaticana (cod. Pal. lat. 1271).
Inoltre come in ogni altro campo dell'arte, l'età romanica è caratterizzata anche in quello dei c. dall'accentuarsi e dal progredire dei caratteri propri della età precedente, da un loro progressivo costante arricchimento di possibilità espressive che, nel nostro caso, si risolve in una sempre maggiore unità e concretezza nella composizione della pagina. Qui grandi iniziali ancora riecheggiano elementi della cultura carolingia e precarolingia (Bibbia della biblioteca Comunale di Perugia, cod. 459), o scene soprapposte in ariosi spazi ricordano temi decorativi antichissimi perpetuati nell'uso degli exultet (Vita s. Benedicti, cod. Vat. lat. 1202) o complesse figurazioni mostrano diretti rapporti con la miniatura anglosassone (Chronicon Vulturnense, biblioteca Vaticana, cod. Barb. lat. 2754).
Si prepara così l'avvento del periodo gotico il cui spirito, a bene intenderlo, dette le sue prime lontane manifestazioni nel campo dell'arte proprio nella composizione di certe pagine miniate dei c. irlandesi ove è già risolta, in forme d'arte, la necessità e il gusto di chiudere e limitare i voli di una accesa fantasia nella logica serrata ed imprevedibile di un groviglio di linee, entro le grandi iniziali che occupando metà e tre quarti della pagina, dividono in mille meandri gli spazi. Tuttavia i suoi capolavori il gusto gotico li creò nel campo dei c. proprio nella organica distribuzione della materia, sia essa scrittura o miniatura nella pagina.

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(fot. Dario Gatti) CODICE - Pagina del C. ebraico delle Leggende d'animali di R. Jishāq b. Šelōmōh b. Abī Sahulah. Copiato in Germania (1483) - Milano, biblioteca Ambrosiana, D.S.I 41
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Essa già rende ammirevoli tante opere ancora da assegnare all'età romanica (p. es., biblioteca del British Museum, Add. Ms. 18.720) e quindi si risolve in opere di assoluta bellezza nei secc. XIII, XIV e XV, soprattutto nei centri ove la cultura e il gusto gotico ebbero più intensa e schietta fioritura, qui in Italia a Siena, a Bologna, in Lombardia, oltralpe in Francia ove c. quali Les tres riches heures del duca di Berry (Chantilly, museo Condé) per l'armonia della composizione e l'equilibrio dei rapporti tra spazio assegnato alla scrittura e spazio assegnato alla decorazione non trovano confronti.
Il Rinascimento portò in Italia il senso della nuova architettura di gusto classicheggiante anche nella distribuzione delle parti nelle pagine dei c., così che, talvolta, le pagine ricche di miniature di opere quali la Bibbia di Borso d'Este (Modena) e quella del duca d'Urbino (Vaticana) si direbbero studiate nella distribuzione degli spazi bilanciati tra basamenti, pilastri, cornici ed architativi da un architetto più che da un calligrafo o da un miniatore.
Quando quelle forme si diffusero nelle altre regioni d'Europa l'arte della stampa aveva già reso vana la fatica dei calligrafi mentre l'arte della miniatura era ormai avvilita e raffinata pratica d'artigianato. Fino dai tempi più antichi i fogli dei c. LEGATURA (v.). Esse vennero eseguite in pergamena, in cuoio, in legno dipinto o rivestito di stoffa, di pergamena o di carta, ma anche di lamine metalliche sbalzate e adorne di pietre e smalti, assurgendo spesso alla dignità di vere opere d'arte. - Vedi Tavy. CXXIII-CXXIV.