ARTEAGA, ESTEBAN de. - N. a Turolio in Aragona nel 1747, m. a Parigi il 3 ott. 1799. Gesuita, espulso sotto il regno di Carlo III, trovò, come altri suoi confratelli, ospitalità in Italia.
Visse a lungo a Bologna presso il card. Albergati, fu in relazione con G. B. Bodoni, cui diresse alcune epistole di difesa della propria edizione dei Carmi oraziani; stampò in Italia varie sue opere; scrisse saggi sul Metastasio, sul Cesarotti, sull'Alfieri, sul gusto letterario italiano nel Settecento. Come critico musicale, la sua produzione occupa un posto eminente in quella congerere, pur tanto significativa, di altri gesuiti spagnoli immigrati in Italia, quali l'Andrès, l'Eximeno, il Requeno. Di lui, oltre a Memoria para servir a la historia de la música española, e a Disertaciones sobre el ritmo sonoro y el ritmo nudo en la música de los antiguos, va ricordata in tal campo soprattutto l'opera in due libri su Le Rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente (Bologna-Venezia 1783-85), scritta in italiano, ma tradotta poi in tedesco (Lipsia 1789) e compendiata in francese (Londra 1802), la quale può definirsi una storia del nostro dramma musicale, e che basta a far attribuire all'A. il titolo di primo critico musicale del suo tempo.
Sistematore originale delle idee estetiche dell'epoca appare soprattutto nell'opera che gli diede fama europea, e che s'intitola Investigaciones filosóficas sobre la beleza ideal, considerata como objeto de todas las artes de imitación (Madrid 1789), frutto di profonde conoscenze e meditazioni su quanto intorno all'argomento era stato scritto dai maggiori pensatori dell'epoca (Voltaire, Diderot, Adamo Smith, Mendelssohn, Winckelmann e certo anche, benché non vi sia nominato, Lessing) e, al tempo stesso, risultato di tendenze e intuizioni decisamente novatrici. Le discussioni intorno ai canoni estetici formulati dall'antichità classica, cedono ormai il campo all'esame concreto dell'opera artistica: ciò che era applicazione meccanica di principi generali, diviene formulazione di giudizi e apprezzamenti sul come l'artista abbia superare e vinte le difficoltà intrinseche al soggetto proposito. Tali idee fanno di quest'opera uno dei più compiuti trattati di estetica che l'Europa possegga prima del Baumgarten; nè vi mancano, come è naturale, a-cuti giudizi intorno alla letteratura. Nel campo dell'attività letteraria dell'A., sarà utile ricordare un suo saggio, scritto in italiano, intitolato Dell'influenza degli Arabi sull'origine della poesia moderna (Roma 1791), in cui tale influenza, contro le opinioni già espresse dal padre Andrés e dal Tiraboschi, viene negata.