ASINI, FESTA DEGLI

ASINI, FESTA degli. - Manifestazione religiosa me- dievale, paraliturgica, volta a ricordare la parte avuta dall'a. in vari episodi della S. Scrittura (a. della fuga in Egitto, dell'ingresso trionfale di Gesù in Gerusa- lemme, l'a. di Balaam e soprattutto l'a. del presepio di Betlemme, noto soltanto dai vangeli apocrifi). Fiori specialmente in Francia nei secc. XII-XX, e l'azione drammatica prese diversi aspetti a seconda dei luoghi e degli avvenimenti commemorati.

Cosi a Rouen la festa degli a. si celebrava a Natale, dopo il canto dell'Ora terza. Dal chiostro della Cattedrale partiva una processione composta di profeti e altri personaggi del Vecchio Testamento e guidata da due chierici cantori. Entrati in chiesa si arrestavano a mezzo la navata, dove era accesa una specie di fornace (linteo et stupis constituita), fiancheggiata da sei giudei da una parte e sei gentili dall'altra. I due chierici, allora, chiamavano ad uno ad uno i vari personaggi e ciascuno, avanzandosi, recitava la sua profezia. Quando è la volta di Balaam, questi s'accostò seduto su di un'a., la quale s'arresta testando; il profeta la batte, la sprona invano; e questa gente e gli parla: «Perché mi percuoti?». Chi realmente parla è un nascosto sotto i paludamenti della bestia (quidam sub anine dicat). Terminato l'appello, i personaggi e i ministri cantavano dal pulpito una specie di inno, indi s'intonava la messa natalizia.

A Beauvais, invece, la festa si celebrava il 14 genn. (si voleva ricordare la fuga di Maria in Egitto), ma rivestiva un tono più scanzonato. Si sceglieva la più bella fanciulla, la quale, seduta su di un a. riccamente bardato e portando tra le braccia un bambino, faceva in gran pompa il suo viaggio dalla Cattedrale alla parrocchia di S. Stefano, e assisteva a tutta la Messa solenne, ferma al lato destro dell'altare. Finita la Messa, il sacerdote, invece di cantare l'It., missa est, imitava tre volte il raggio dell'a. (ter hinhannabit), e il popolo, in luogo del Deo gratis, rispondeva hin-han! hin-han! hin-han! Anzi, durante la stessa Messa, si cantava dopo l'epistola, la cosiddetta prosa dell'a., composta in versi leonini, nella quale, a ciascuna strofa che esponevano le qualità e i servizi prestati dalla bestia, si aggiungeva un ritornello in volgare: «Hez, sir asne, hez - belle bouche rechignez - on aura du foin asez - et de l'avoine a planté».

La rappresentazione, dapprima contenuta entro limiti discreti, non tardò a evolvere verso un tono sempre più buffonesco. Così a Sens, nel 1247, i chierici partecipavano alla festa, ornati di fiori e anche travestiti. Nel sec. XIV, facendo una contaminazione probabile con «la festa dei matti», l'a. entrato trionfante in chiesa, veniva accolto dai canonici recanti in mano bottiglie e bicchieri e si faceva mostra di incensarlo con budini e salsicce («hoc die incensabitur cum budino et saucita»).

Cresciuti col passare degli anni gli eccessi, la festa degli a. non poté più essere né ammessa, né tollerata; e il sec. XV ne segnò quasi da per tutto la cessazione definitiva.

Bibl.: L. Du Tilliot, Mém. pour servir à l'histoire de la Fête des Fous, Losanna 1741; C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, III. Parigi 1844, pp. 255-56; M. Sépot.

Le drame chrétien au moyen âge, ivi 1877; id., Les prophètes du Christ, ivi 1878; Petit de Julleville, Histoire du théâtre en France au moyen âge, ivi 1880-86; A. D'Ancona, Origini del teatro italiano, II, 2a ed., Firenze s. d., pp. 177 sqq.; P. Moncaille, s. V. in DHG, II, coll. 1816-26. Celestino Testore