ALESSIO, SANTO

ALESSIO, santo. - Secondo la versione più antica della leggenda, che sembra contenere la storia auten- tica del santo, si tratterebbe di un anonimo mendicante romano, n. da ricca famiglia, che, fuggito la sera delle nozze, condusse una vita d’ascesa in Edessa, dove morì sotto l’episcopato di Rabbulla (412-35). Non erano noti né il suo nome né quello dei genitori; lo si chia- mava semplicemente «uomo di Dio». In testi posteriori venne anche detto: Măr Risa (Signor Principe), per la sua origine aristocratica, Gabra Krestos (servo di Cristo), ‘Αλεξιος, ‘Αλεξιος, non si sa per quale ra- gione, presso i Bizantini, donde il nostro Alexius.

La vita di questo santo, conosciuto ora principalmente sotto il nome di A., è nota da una leggenda siriana, composta tra il 450 e il 475, di cui un manoscritto risale al principio del sec. VI. La storia dell’«uomo di Dio» vi è raccontata sulla fede di deposizioni del parmariano della chiesa fre- quentata dall’anonimo mendicante. La narrazione termina con la morte del santo, avvenuta in Edessa, e la visita al sepolcro, rinvenuto vuoto, da parte del vescovo Rabbulla. Il racconto si presenta con tali caratteristiche da farlo stimare, nel suo complesso, autentico. Tutto ciò che i racconti posteriori hanno aggiunto alla versione primitiva, non escluso il notissimo episodio della permanenza di A. per 17 anni in un sottoscala della casa paterna, si deve considerare come elemento leggendario.

Tra queste leggende posteriori, che hanno esercitato un largo influsso nella produzione agiografica e letteraria alessiana, vanno ricordate: 1) la bizantina, di cui non si è ancora reperito il testo, che fu adoperata da Giuseppe il

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Alessio, santo - La Rappresentazione di s. A. Silografia fiorentina (sec. xvI).

MELODE (Acta SS. Iulii, IV, pp. 247-48), della seconda metà del sec. IX, e dai Menologi bizantini (cf., ad es., il Menologio anonimo bizantino del sec. X, ed. da B. Laty- sev, Pietroburgo 1911, pp. 245-52); 2) una seconda leg- genda siriana del sec. IX; 3) l’occidentale, in greco e in la- tino, in varie redazioni, di cui la più antica (BHL, 289, edita da L. Vázquez de Parga, Madrid 1941; Anal. Bolland- diana, 62 [1944], pp. 281-83) risale alla prima metà del sec. X e tratta dell’anonimo Filius Faniiani. Le altre redazioni furono composte, come sembra, adattandole alla topografia dell’Aventino, nel monastero greco-latino chiamato a nuo- va vita da Sergio, arcivescovo di Damasco, rifugiatosi a Roma nel 977. Da notare che la leggenda bizantina ha molta affinità con quella non meno favolosa di s. Giovanni Calibita (v.). Recentemente Léon Hermann (in L’Anti- quité classique, 11 [1942] pp. 235-41) ha creduto di pro- vare che la fonte della leggenda romana di A. sia una biografia perduta del poeta Commodiano e che questo poeta sia il prototipo di A. e del Calibita (cf. osservazioni di F. Tailliez, in Orientalia Chr. Per., 1945, pp. 216-22).

Il culto di A., assai diffuso in Oriente, passò in Occidente nel corso del sec. X (dalla Spagna proven- gono i primi manoscritti conosciuti, sec. X, della più antica redazione occidentale della leggenda: BHL, 289); a Roma fu portato dall’arcivescovo Sergio. Tale culto si estese poi per tutta l’Europa, sia per la fama che subito si acquistò il monastero dell’Aventino, come per il fascino che esercitò sul popolo la patetica leggenda di A. In Oriente la festa si celebra il 17 marzo; in Occidente il 17 luglio.

Diffusione della leggenda di s. A. - La leggenda di A., che il Gregorovius (Geschichte der Stadt Rom im Mittel- alter, I, ed. Schillmann, Dresda 1926, pp. 781-82) sti- mava «una delle più belle dell’abnegazione cristiana», ebbe una straordinaria diffusione e grande popolarità. La co- nobbero i cristiani arabi, etiopici e slavi - in Russia il nome di A. è diffusissimo - per mezzo delle leggende sirica e bizantina; l’Europa medievale la cantò e la mise in scena, ispirandosi sia alla leggenda occidentale, come alla bizantina e forse anche alla sirica. Tra i componenti letterari più noti ricordiamo: La vie de saint Alexis (ed. G. Paris, Parigi 1903), poema del sec. XI; il Ritmo di s. A. di cui è menzione nel folklore; il noto poema di Cor- rado da Würzburg, m. nel 1287 (ed. P. Gereke, Halle 1925-1927); la Vita b. Alexii, di Bonvesin da la Riva, morto ca. 1313-15 (ed. E. Monaci, Città di Castello 1912), ecc. Le regioni d’Italia più ricche di composizioni popolari ispi- rantisi alla leggenda di A., sono: le Marche, la Romagna, l’Emilia, il Piemonte. Varie sono pure le composizioni scritte per il teatro: tra le moderne ricordiamo quelle del card. Wiseman (1859) e di Henri Ghéon (1920). Nel campo musicale meritano un particolare ricordo di S. A., di Ste- fano Landi (v.), librettista il card. Giulio Rospigliosi (poi Clemente IX), rappresentato a Roma, con brillante suc- cesso, nel 1632 e, con alcune modificazioni, nel 1634 (cf. R. Rolland, Le Journal de J.-F. Bouchard, in Revue Musi- cale, 1902) e la Leggenda di s. Fabiano (vedi sotto), scritta da A. Beltramelli (cf. Il secolo XX, 25 [1926], pp. 829-37), musicata dal Pratella e rappresentata a Bologna nel 1939.

Chiesa e monastero. - Il primo titolare della Chiesa era s. Bonifacio, e la sua origine risale alla fine del sec. VI o ai primi del successivo. Il testo del Liber Pontificalis (biografia di Sisto III, 432-40), secondo cui la basilica di S. Sabina venne eretta «iuxità monasterium S. Boni- facii, in quo et s. Alexius iacet», è un’interpolazione del sec. XII. La chiesa di S. Bonifacio figura fra le diaconie del principio del sec. IX; nel 977 fu ceduta da Benedetto VII all’arcivescovo Sergio, il quale vi restaurò la vita mo- nastica. Sul finire del sec. X il nome di A. fu aggiunto a quello di Bonifacio, e prese presto il sopravvento su que- st’ultimo. La chiesa fu rifatta nel sec. XII, restaurata nel 1582, completamente trasformata nel 1750, e nuovamente restaurata e decorata tra il 1852 e il 1860. Dal 1587 è titolo cardinalizio.

Il monastero dovette esistere quando la chiesa era dia- conia, però la sua celebrità risale all’epoca di Sergio (m.

ALESSIO, santo - Scene della vita del santo secondo la leggenda occidentale. Affresco di scuola romana (sec. XI).

nel 981); elevata alla dignità di abbazia, divenne la quarta fra le venti privilegiate, e un centro di missionari per l'Europa nord-orientale. Nel 1231 dai Benedettini passò ai Canonici regolari Premostratensi; nel 1426 ai Gerolamini; nel 1848 ai Somaschi. Dal 1940 è diventato la sede dell'Istituto di Studi romani.

BIBL.: Martyr. Romanum, p. 292; Acta SS. Iulii, IV, Anversa 1735, pp. 238-70; per i testi cf. anche: BHO, 36-42, BHG, 51-56, BHL, 286-91. - F. M. Nerini, De templo et coenobio SS. Bonifacii et Alexii historica monumenta, Roma 1752; A. Amiaud, La légende syriaque de s. A., l'Homme de Dieu, Parigi 1889 (studio fondamentale), cf. Anal. Bollandiana, 10 (1891), pp. 483-84; L. Duchesne, in Mélanges d'Archéol. et d'Hist., 10 (1890), pp. 234-50; F. M. Esteves Pereira, Légende grecque de l'homme de Dieu saint Alexis, in Anal. Bollandiana, 19 (1900), pp. 241-56; A. Monaci, Regesto dell'Abbazia di S. A. all'Aventino, Roma 1905 (estratto dall'Archivio della R. Soc. Rom. di storia patria, XXVII-XXVIII); L. Zambarelli, SS. Bonifacio e A. (Le chiese di Roma illustrate, 9), Roma s. a.; G. Pavan, Il S. A. del Landi, in Musica d'oggi, 3 (1921), pp. 274-77; G. De Luca, in Latem, 1926 (analisi ed estratti di un importante codice del sec. XI, proveniente da S. Alessio); F. Babudri, La leggenda di s. A. «omo de Dio» in un ms. settecentesco istriano di Parenzo, in Archivum Romanicum, 20 (1940), pp. 238-84 (studio d'incunabula sulla produzione alessiana in Italia); L. Bianchi, R. Battaglia, A. Degrassi, in C. Galassi Paluzzi, L'Istituto di Studi Romani, 5ª ed., Roma 1941, pp. 159-202; B. De Gaiffier, in Anal. Bollandiana, 63 (1945), pp. 48-55; 65 (1947), pp. 157-78.

A. NEL'ARTE SACRA. - Viene rappresentato generalmente come pellegrino, qualche volta con la lettera autobiografica della tradizione nella mano. L'attributo più caratteristico è fornito dalla leggendaria scala sotto la quale egli visse per diciassette anni sconosciuto nella casa paterna, come nel macchinoso monumento di Andrea Bagordi nella basilica del santo a Roma (stucco, metà sec. XVIII). Fra le raffigurazioni cicliche della leggenda, quelle scoperte nella basilica inferiore di S. Clemente a Roma sono le più antiche (sec. XI).

BIBL.: K. Künstle, Ikonographie der Heiligen, II, Friburgo 1926, pp. 47-48; I. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1941, pp. 59-60; L. Zambarelli, SS. Bonifacio e Alessio all'Aventino, Roma s. a., passim. Kurt Rauhe.

A. NELLA POESIA POPOLARE. - Il culto popolare di s. A. ci è testimoniato soprattutto da un canto narrativo in endecasillabi, forse originario dell'Italia centrale, la cui area di diffusione si estende dalla Venezia Giulia e Dalmazia fino alla Calabria ed alla Puglia in numerose versioni, alcune delle quali, di alto valore poetico, sono fra i più bei saggi della poesia popolare italiana. Nelle lezioni romagnole il protagonista vien chiamato s. Fabiano, essendosi fatta confusione col nome del padre del santo, Eufemiano, e, per storiatura, Fabiano.

Oltre a questo canto narrativo che tuttora sopravvive nella tradizione orale dei vari volghi d'Italia, si hanno antichi poemetti di tono popolare: il famoso Ritmo di s. A., in lasse monorime, ritenuto opera di un giullare marchigiano, dei primi del Duecento e forse anche di epoca anteriore, pubblicato da E. Monaci, cui l'additò il sacerdote V. Paoletti di Amandola (Rend. R. Acc. d. Lincei, Classe Scienze Morali St. e Fil., 5ª serie, 16 [1907], pp. 103-32); un poemetto in 73 ottave che già appare in un incunabolo della bibl. Casanatese; un altro, pure in ottave, del sec. XVI, entrambi più volte ristampati fino ai nostri giorni in libretti popolari adorno di rozze xilografie, oltre a diverse elaborazioni di minore interesse.

La leggenda è stata anche trattata in forma drammatica. Il Sanudo nei suoi diari ricorda una rappresentazione di s. A. datasi nel monastero di S. Salvatore a Venezia il 13 febbr. 1515; notevoli una sacra rappresentazione in ottave (1ª ed. conosciuta 1517) ed un maggio delle campagne toscane (ed. Sborgi, Volterra 1867).

BIBL.: A. D'Ancona, Origini del teatro italiano, 2 voll., 2ª ed., Torino 1891; R. Magnanelli, Canti narrativi religiosi del popolo italiano, Roma 1909; P. Toschi, La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze 1935; G. Giannini, La poesia popolare a stampa nel sec. XIX, 2 voll., Udine 1938. Paolo Toschi.