ATANASIO di PARO. - Teologo e polemista dissidente greco, n. nell'isola di Paro verso il 1725, m. nell'isola di Chio il 24 giugno 1813. Scelta la vita monastica, studiò teologia nell'Accademia dell'Athos sotto il celebre Eugenio Bulgaris, al quale successe come direttore della scuola; ma dovette subito abbandonarla per aver preso parte alla controversia detta dei colivi che, verso la fine del sec. XVIII, divise in due campi opposti i monaci athoniti (v. L. Petit, La grande controverse des colybes, in Echos d'Orient, 2 [1899], pp. 321-31). Scomunicato nel 1776 dal patriarca Sofronio II (1774-80), fu assolto, dopo aver fatto pubblica ritrattazione, nel 1781, e poté continuare fino alla morte la sua vita di professore e predicatore. Fin dal 1792 diresse una grande scuola a Chio.
I suoi scritti, di cui parecchi sono inediti, si riferiscono alla teologia, alla agiografia, alla predicazione, alla grammatica. Si segnalano, tra quelli editi: 1) Χριστιανική ἀπολογία (Apologia cristiana; Costantinopoli 1768), pubblicato senza nome d'autore, dove A. confuta le idee rivoluzionarie di libertà ed uguaglianza; 2) un manuale di teologia, intitolato: Ἐπιτομή εἶπε συλλογὴ τῶν θείων τῆς πίστεως δυγμάτων (Lipsia 1806), riassunto abbastanza sommario e incompleto dove sono spesso attaccati i Latini; 3) Διδασκαλία πατρική (Costantinopoli 1798), diatriba contro i seguaci del progresso moderno, cioè contro i cattolici e i filosofi del sec. XVIII; 4) un opuscolo contro i religiosi latini: Réfutation dirigée contre le zèle déplacé des philosophes d'Europe, montrant combien veine et déraisonnable est leur compassion pour notre ruce (Trieste 1802), pubblicato sotto lo pseudonimo di Nathanaël de Néocésarée.