BAKUNIN, MICHAIL. - Celebre anarchico russo del sec. XIX, n. a Priamuchino (provincia di Tver'), nel 1814, m. nell'ospedale di Berna nel 1876. Figlio di un proprietario di terre e primogenito di undici figli, egli iniziò nel 1833 la sua carriera come ufficiale di artiglieria, ma dopo due anni l'abbandonò per darsi agli studi di filosofia. Attraverso Kant e Fichte pervive a Hegel e ne professò entusiasticamente le idee. Documento della sua fede hegeliana di questo periodo sono l'introduzione a una sua traduzione dei Discorsi ginnasiali dello Hegel, nella quale B. fa sua l'idea della razionalità di tutto il reale, e un articolo Sulla filosofia, pubblicato nel 1840 nella rivista pietroburghese Notizie patrie. Le categorie hegeliane presen
tano in questi due scritti ancora una certa colorazione religiosa, per quanto la religiosità del B. in quel tempo mostri già l'infenabile spirito di libertà e la netta intolleranza di ogni autorità e di ogni limite dogmatico, che sono una delle sue principali caratteristiche.
Nell'autunno del 1840 B. si reca a Berlino, dove si mette sulla scia degli hegeliani di sinistra. Dio è per lui la libertà suprema. Questa però non può essere compresa attraverso la speculazione, ma solo attraverso la libertà e l'azione: «Vita, amore e azione possono essere conosciuti solo attraverso vita, amore e azione». Senonché la libertà viene ora da B. intesa sempre più in senso politico: «La libertà etica, senza quella esterna, è solo uno spettro inconsistente». Particolarmente significativo per lo sviluppo del B. in questo periodo è il suo famoso articolo Reazione in Germania, pubblicato sotto lo pseudonimo di Jules Elysard nei Deutsche fahrbücher del 1842, nel quale il B. cerca di dimostrare che l'antitesi è l'elemento fondamentale della dialettica hegeliana. L'articolo si chiude con la celebre finale: «La passione di distruzione è nello stesso tempo una passione creatrice».
Negli anni che seguirono troviamo il B. sempre più preso dall'azione rivoluzionaria, nella quale egli ebbe come prima meta la liberazione degli Slavi e particolarmente dei Polacchi. Questo gli rese impossibile un ritorno in Russia. Il 1848 lo trova a Parigi in Germania e a Praga tra i più accesi agitatori e promotori della rivoluzione. Quando questa fu soffocata il B. venne arrestato a Chemnitz e, da un tribunale di Sassonia, condannato a morte. La sentenza non venne però eseguita ed egli venne consegnato all'Austria che nel 1851 lo consegnò a sua volta alla Russia. In Russia fu tenuto fino al 1857 in prigione, dove egli compose e diresse allo zar Nicola I la sua Confessione. Nel 1857 fu confinato in Siberia, ma dopo quattro anni riuscì a fuggire, e a portarsi attraverso il Giappone e l'America a Londra. Qui collaborò col Marx nella Ia Internazionale. Ma le sue tendenze anarchiche e avverse a ogni forma di organizzazione statale lo misero ben presto in contrasto con costui, e il contrasto si andò sempre più acuendo sino a provocare l'espulsione del B. dalla Ia Internazionale (1872). Nel 1870 il B. prese parte alla rivolta di Lione e nel 1874 ai moti di Bologna. L'insuccesso dell'una e degli altri lo condusse a dubitare sullo spirito rivoluzionario degli uomini. La morte lo colse povero e deluso in un ospedale di Berna.
Il periodo più fecondo dell'attività letteraria del B. è quello che seguì alla sua prigionia. In quel tempo furono infatti composte le sue opere più famose: L'Impero germanico dello staffile e la rivoluzione sociale (1871); Dio e lo Stato (1870-71); Stato e Anarchia (1873). In un primo tempo, nel 1848, il B. aveva cercato Dio nella rivoluzione. È appunto verso quel tempo (probabilmente nel 1849) che egli scrive a un amico: «Sbagliate se credete che io non creda in nessun Dio. Io ho cercato Dio negli uomini, nella loro libertà, ora cerco Dio nella rivoluzione». L'odio violento che egli aveva d'ogni limite imposto alla libertà umana, lo condusse però alla fine a una radicale ostilità contro ogni forma di fede religiosa. L'essere sovrano di Dio gli sembra assorbire tutto: «Se Dio esiste, l'uomo è schiavo; ma l'uomo può e deve essere libero: dunque Dio non esiste».
Il B. è nella storia della cultura russa una delle figure più significative. Il suo anarchismo lo ricollega - secondo Berdjaev - ad altre figure del medesimo tipo come Sten'ka Razin e Pugačëv, apparentandolo anche agli Slavofili con
la loro profonda avversione a ogni forma di Stato. Idee bacinuniane si trovano anche nei romanzi di Dostojevskij. Il suo concetto della negazione come elemento fondamentale della dialettica hegeliana e della realtà, ha la sua continuazione nell'esaltazione di Lenin per la dialettica di Hegel, nella quale egli vedeva una giustificazione dell'azione rivoluzionaria.
Tra le edizioni delle opere (manca un'edizione completa) vanno segnalate: Oeuvres (6 voll., Parigi 1895-1913). In russo: Opere scelte (5 voll., Mosca-Pietrografo 1919-22). Per le lettere si ha soltanto Correspondance de M. B., Lettres à Herzen et à Ogareff (1860-74), pubblica avec préface et annotations par M. Dragomanov (Parigi 1898).
Gustavo A. Wetter