BALZAC, HONORÉ de. - Scrittore francese n. a Tours il 20 maggio 1799, e m. a Parigi il 18 ag. 1850. Studiò legge e tentò l'avvocatura, ma, dominato dalla passione per le lettere, abbandonò ben presto la provincia e nel 1819 si stabilì a Parigi, dedicandosi al romanzo. Per accrescere gli scarsi guadagni, avviò più di una speculazione commerciale, ma tutte gli fallirono: fu costretto, così, a lottare sempre coi debiti, anche quando la gloria letteraria gli doveva permettere vita agiata e tranquilla.
Nel 1829 conseguì il primo successo con Les Chouans, cui tenne dietro una serie di romanzi pubblicata entro un ventennio e che culmina con capolavori quali Le père Goriot, Eugénie Grandet, La Cousine Bette, ecc. Partito dall'imitazione di W. Scott, B. abbandona però subito il ro-
manzo storico, restringendo il suo campo d'osservazione al mondo contemporaneo che lo circonda, ma questo sa guardare e riprodurre nella sua molteplice varietà di luoghi, tipi e condizioni sociali, cogliendone l'essenza, pur senza rinunciare alla cura minuziosa e vigile del particolare realistico, che egli sente come elemento indispensabile per dare carattere ad ogni individuo e creare in lui quella natura sociale, che è ai suoi occhi una natura nella natura. Nascono così le Scènes de la vie privée, vie de province, vie parisienne, vie militaire, che nel 1842 l'autore riunisce sotto il titolo di Comédie humaine. In quest'opera gigantesca, trova posto tutto il mondo balzachiano; un mondo dove, accanto all'amore, entrano largamente la politica, gli affari, le speculazioni d'ogni genere, mossi sempre dal gioco di quelle passioni dominanti che nei principali personaggi trovano incarnazione viva e potente. La Comédie humaine ritrae fedelmente la società francese della monarchia di luglio, ma B., che ne è il pittore, non ama quel mondo borghese. Legittimista in politica, egli difende ed esalta la monarchia forte ed accentratrice, il cui ideale vede incarnato in Caterina de' Medici, la regina che seppe sostenere il potere centrale e difenderlo contro ogni attacco, senza rifuggire dai mezzi estremi quando lo richiedeva l'integrità dello Stato.
Al legittimismo di B. corrisponde il suo atteggiamento in fatto di religione; non era credente ortodosso, però sentiva tutto il valore dell'unità religiosa dei popoli e la forza del cattolicesimo come massimo fattore di ordine sociale. «Io scrivo, dice nella Préface alla Comédie, alla luce di due verità eterne: la religione e la monarchia».
L'asserzione, quanto alla religione, vale, però, ben poco; le sue opere, infatti, furono tutte poste all'Indice con la formula: Omnes fabulae amatoriae (decr. 16 sett. 1841; 28 genn. 1842; 5 apr. 1842; 20 giugno 1864). E le ragioni sono molto gravi: «Fu detto anatomico del cuore umano, spesso d'una freddezza esasperante nel "sezionare" il vizio, la durezza dei cuori; considera l'uomo solo dal lato peggiore, in una morale deformità che accascia; nessuna virtù esiste; il vizio mira con calcolo al suo soddisfacimento. Esagerazione del realismo nel descrivere le passioni che abbrutiscono l'uomo; nessun intendimento educativo nell'arte... Dai fatti trae spesso conclusioni che generalizzano il vizio». (G. Casati, L'Indice dei libri proibiti, III, Milano 1939, pp. 29-30).