BARROW, ISAAC. - Matematico e teologo protestante inglese, n. a Londra nel 1630, ivi m. il 4 maggio 1677. Visse molti anni all'estero e studiò in Francia, in Italia, in Turchia, in Germania e in Olanda. Nel 1660 fu nominato professore di greco; nel 1662 professore di matematica a Londra, nel 1663 a Cambridge, ove ebbe per discepolo Newton di cui seppe umilmente riconoscere il genio superiore, cedendogli nel 1669 la cattedra. Le sue opere matematiche e geometriche, continuazione degli studi di Keplero e preannuncianti quelli di Newton, consistono in una edizione di Euclide, di Apollonio e di Teodosio, nelle Lecciones opticae geometrica. Dallo zio, vescovo di St. Asaph, ebbe una piccola cura nel Galles, e dal vescovo di Sarum una prebenda nella cattedrale di Salisbury. Nel 1670 fu nominato dottore in teologia e nel 1672 rettore del Trinity College. Deluso dalla sfavorevole accoglienza avuta dalle sue opere scientifiche, il B., dopo il 1670, si dedicò allo studio della sola teologia.
La sua massima opera di controversista fu il trattato On the Pope's Supremacy (1680), redatto in uno stile lucido e nervoso, intessuto di argomenti logici più che di motivi polemici, in cui il suo temperamento pacato e il suo spirito di larga carità cristiana lo tennero lontano dalle consuete invettive antipapali, che caratterizzano le dispute del tempo. Un'altra opera dello stesso genere, a favore delle posizioni dogmatiche della Chiesa anglicana, fu la Exposition of the Creed, Decalogue and Sacraments. Assai rinomato, più tra i posteri che tra i contemporanei, fu il B. come predicatore; «alele predicatore», come lo definì Carlo II che lo ebbe cappellano, «perché esauriva qualunque argomento e non lasciava a chi veniva dopo di lui nulla di nuovo da dire».
I suoi Sermons, editi postumi dal suo esecutore letterario, il Tillotson (4 voll. in-folio), testimoniano una prodigiosa fecondità inventiva. «Capolavori del loro genere» li chiamò il Locke. L'abitudine degli studi matematici rafforzò nel B. quella chiarezza concettuale e quella consequenzialità mentale che fanno d'ogni suo sermone la dimostrazione di un teorema. L'apparente fluidità dello stile e facilità d'espressione sono il frutto di una fatica di cultura e prolungata. Certo il B. si rivolge più al raziocinio che non al sentimento; le sue prediche, sempre eloquenti e spesso elevate, sono però viziate da proliassità, pur essendo sostenute da un'estrema virilità di tono e scevre affatto da qualsiasi affettazione.