BECANUS, MARTINUS. - Teologo e controversia gesuita, n. il 6 genn. 1563 a Hilvarenbeek (Olanda; donde prese il nome; il gentilizio sarebbe stato Schellekens), m. a Vienna il 24 genn. 1624. Già alunno del collegio di Colonia, donde uscì magister artium, entrò il 22 marzo 1583 nel noviziato della provincia renana della Compagnia di Gesù. Terminata la sua formazione teologica, fu applicato all'insegnamento della filosofia a Colonia (1590-93) e quindi della teologia per oltre due decenni, prima a Colonia, poi a Würzburg, Magonza e infine a Vienna (1614-19). Per motivi di salute, dovette lasciare la cattedra e trasferirsi a Magonza; fu però ben presto chiamato alla corte di Vienna per succedere al p. Bartolomeo Villery come confessore di Ferdinando II. Come consigliere di Ferdinando, B. si adoperò presso la corte papale per giustificare l'operato del sovrano obbligato a muoversi tra enormi difficoltà. Lo stesso B. fu coinvolto (1620) nella questione della tolleranza verso i protestanti d'Austria, avendo, con un consiglio di teologi, dato responso favorevole, poste le circostanze, circa l'applicazione della confessione di Augusta in Au-11., concessa poco dopo dall'imperatore.
Ma il nome del B. resta soprattutto legato alla storia della teologia e della controversia religiosa. Scrisse molto e fu molto letto, come provano le numerose edizioni di alcuni suoi libri, ma anche molto osteggiato, specialmente dai calvinisti nei quali egli vedeva allora il pericolo più urgente per la Chiesa. Alcuni dei tanti opuscoli anticalvinisti usciti dalla sua penna furono riuniti in volume: Enchiridion variarum disputationum... contra Calvinistas (Magonza 1606). In questa polemica, ebbe pure a cuore di difendere la Chiesa e la Compagnia di Gesù dall'accusa d'intolleranza e di spergiuro verso gli eterodossi: De fide haereticis praestanda (ivi 1608). Gli Aphorismi doctrinae Calvinistarum (ivi 1608), hanno dato occasione al Sabatier di accusarlo, ma a torto, di falsa citazione di Calvino. Prese pure parte alla polemica tra Giacomo I d'Inghilterra e s. Roberto Bellarmino sui limiti della potestà regia e papale: Serenissimi Iacobi Angliae apologiae... vetustatis (ivi 1609); Refutatio testurae (ivi 1610); Controversia anglicana de potestate regis et pontificis (ivi 1612); quest'ultima opera fu colpita un anno dopo dall'Indice (13 genn. 1613) «donec corrigatur», non per ragioni dottrinali, ma per timore di complicazioni con i Parlamenti francesi.
Le opere maggiori del B. sono: Theologia scholastica (4 voll., ivi 1612-14), caratterizzate per chiarezza di esposizione ed efficacia di linguaggio; per la dottrina segue Suárez, ma senza servilismo; Manuale controversiarum (Würzburg 1623), che ebbe numerose edizioni e fu anche tradotto. Il successo di quest'opera fu però superato dal Compendium manualis controversiarum edito lo stesso anno a Magonza, raccomandato pure da s. Vincenzo de Paoli. Che abbia colto nel segno, si può concluderlo dal numero degli Antibeccanus che i protestanti gli opposero. In un genere assai diverso, un altro scritto del B. incontrò un favore attestato da più di trenta edizioni: Analogia veteris ac novi testamenti (Magonza 1620); fu ripreso nel Cursus scripturae sacrae del Migne (II, Parigi 1840, coll. 9-698).