BECCADELLI, Antonio detto il PANORMITA. - Umanista, n. nel 1394 a Palermo (da cui il soprannome di P.), da famiglia bolognese, m. nel 1471. Lasciò ben presto la città natale per attendere agli studi legali a Siena (1420), a Pistoia, a Firenze. Peregrinò quindi fra studi e svaghi a Bologna e Pavia.
È di questo periodo l'opera sua più nota: Hermaphroditus, due libri di epigrammi latini, in un latino abbastanza agile (Marziale, Catullo, Properzio e Ovidio sono i suoi principali maestri), e di intonazione prevalentemente licenziosa. Il successo fu grande: lo stesso Guarino scrisse un elogio, che venne premesso al libretto; numerosi anche però furono i biasimi e le invettive.
A Pavia il B. si fece amici vari umanisti, come Maffeo Vegio e Lorenzo Valla; scrisse allora i quattro libri delle Epistolae gallicae nelle quali ci appare scritto brillante e spensierato. E a questa immagine di lui si ispirò il Valla, quando lo pose, in veste di difensore dell'epicureismo, tra gli interlocutori del suo De voluptate.
Nel 1434 Alfonso d'Aragona, «gran lume delle lettere», come lo chiama Vespasiano da Bisticci, lo invitò alla corte di Napoli, e gli diede poi continue prove della sua liberalità, colmandolo di doni e nominandolo suo consigliere prima, ambasciatore e segretario infine; tale carica gli fu confermata anche dal re Ferdinando, successore di Alfonso. A Napoli, oltre le Epistolae campanae, il B. compone anche quattro libri De dictis et factis Alphonsi regis Aragonum, abbondante raccolta di aneddoti in lode del sovrano.
Ma la migliore iniziativa del B. fu la fondazione di un'accademia, che trasse spunto dai frequenti convegni di dotti amici e di giovani studiosi nella sua casa di Napoli e nella sua villa di Resina. Questa accademia, detta poi pontaniana dal più famoso discepolo del B., Giovanni Pontano, fu attivo e fiorente centro di studi umanistici per tutto il resto del Quattrocento.
Il B. partecipò attivamente alla vita degli umanisti; contribuì a suo modo alla risoluzione di problemi dei testi plautini. Non ebbe attitudini profonde neanche nel campo della storia, e si arrestò all'aneddotica, al quadretto. Gli rimane il merito di aver promosso e sviluppato gli studi umanistici del Mezzogiorno di Italia.
Per le opere del B.: A. B., Epistularum gallicarum libri quatuor; Epistularum Campanarum Liber, Napoli 1746; A. Panormita, Hermaphroditus, Coburgo 1824 e Lipsia 1908. V. anche: A. Cinquini e R. Valentini, Poesie latine inedite di A. B. detto il P., Aosta 1907, e R. Sabbadini, Ottanta lettere inedite del P., Catania 1910, pp. 3-167; e ivi: M. Catalano, Nuovi documenti sul P., pp. 169-209.