BELCARI, FEO. - Scrittore fiorentino, n. di nobile famiglia il 4 febbr. 1410. Spirito profondamente religioso, partecipò anche alla vita pubblica del paese: fu dei priori e dei buonumini, poi gonfaloniere delle Compagnie del popolo. Sposatosi, forse nel 1435, con Angiolella di Tommaso di Gherardo della nobile famiglia de' Placiti, educò cristianamente la famiglia; una sua figliola si rese monaca nel monastero di S. Brigida. Fu costante amico di casa Medici e a Cosimo il Vecchio, a Piero e Giovanni suoi figli, e a Lorenzo il Magnifico indirizzò sonetti e dediche. Morì il 16 ag. 1484 ed ebbe sepoltura nella sagrestia della chiesa di S. Croce.
Le sue opere furono ispirate da una sentita religiosità, ma sono scarsamente originali. Il B. si limitò, spesso, a parafrasare fonti latine, come per il Prato spirituale, raccolta di vite dei santi, e per la Vita di frate Egidio. Più personale riuscì nella Vita del b. Colombini, ch'è l'opera sua più conosciuta per la quale il B., pur avvalendosi di Giovanni Tavelli da Tossignano, uscì dai limiti della compilazione e attinse direttamente ai documenti, dando vita così a una celebrazione tra storica e fantastica; nella prosa vivace e limpidissima, continua all'opera la grazia del Trecento, e perciò attrasse nel secolo scorso la viva ammirazione dei puristi.
Il B. contribuì pure alla ripresa della lirica delle laudi, e allo sviluppo delle sacre rappresentazioni. Oltre alle Rime serie e facete, compose infatti Laudi spirituali, ricche di fede schietta e calda, per quanto con stanchezza e adattamenti voluti, e Sacre rappresentazioni, quali L'Annunziazione di Nostra Donna, II
giudicio finale, S. Giovanni Battista nel deserto, Abraam e Isaac. Quest'ultima fu recitata nella chiesa di S. Maria Maddalena in Cestelli nel 1449, e riesumata nel 1917 a Firenze per cura di L. Rasi con musiche di I. Pizzetti. Mostrano tutte un'arte avveduta e un sentimento di umana tenerezza che in alcuni momenti dà vita a versi schietti ed efficaci.