Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Letterature

BELLI, GIUSEPPE GIOACCHINO

English Cita

BELLI, GIUSEPPE GIOACCHINO. - N. in Roma il 7 sett. 1791, m. in Roma il 21 dic. 1863. Il generale Valentini, suo zio paterno, venne fucilato nel 1798; il B. fanciullo seguì la madre nella fuga verso Napoli. Dopo la caduta della Repubblica romana il padre ottenne un impiego a Civitasvecchia. Nel 1803 il B. rimase orfano ed entrò nelle scuole del Collegio romano. Si impiegò poi nella computisteria del principe Rospigliosi, quindi in quella degli spogli ecclesiastici; in seguito nel demanio, aiutato dai sussidi del card. Odescalchi. Nel 1810 uscì dal demanio con un piccolo assegno, e per tre anni tenne l'ufficio di segretario nella casa del principe Stanislao Poniatowski. Lodovico Micara, poi cardinale, gli ottenne una stanza nel convento dei Cappuccini, dove imparò l'inglese e il francese ed approfondì le scienze fisiche e matematiche.

Fin dal 1807 aveva cominciato a scrivere versi; aveva tradotto i Salmi e composto la Battaglia celtica, il Bojazette, il poemetto in otto canti Le lamentazioni, e in terza rima la Pastilenza stata in Firenze l'anno di nostra salute 1348. Con il nome di «Tirteo Lacedemonio» entrò nell'Accademia Ellenica e nella Tiberina, di cui fu uno dei fondatori. Presente nella solenne adunata nel 1814 per festeggiare il ritorno di Pio VII, protestò contro le profanazioni del tempio lagnandosi «del ghermir dell'aquila grifagna». Nel 1816 sposò Maria Conti, vedova del conte Giulio Pichi. Ella gli ottenne dal segretario di Stato Consalvi l'impiego di terzo commesso nell'ufficio del demanio della carta bollata e registro. Per curarsi dell'ipocondria e di altri disturbi, compiva in estate frequenti viaggi a Napoli, nelle Marche, in Toscana, a Bologna e a Milano, dove nel 1827 gli capitarono in mano le poesie di Carlo Porta, che esercitarono su di lui una grande influenza. Dal 1831 al 1846, e cioè durante il pontificato di Gregorio XVI, la fecondità della sua musa non ebbe limiti. «Io ho deliberato - scrive il B. - di lasciare un monumento di quello che è oggi la plebe romana. In lei sta un certo tipo di originalità: e la sua lingua, i suoi concetti, l'indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni, tutto ciò inoltre che la riguarda, ritiene una impronta che assai per avventura si distingue da qualunque altro carattere di popolo... Non casta, non pia talvolta, sebbene devota e superstiziosa, apparirà la materia e la forma: ma il popolo è questo; e questo io ricopio, non per proporre un modello, ma si per dare una immagine fedele di cosa già esistente ».

Ida G. G. Belli, Centocentum sonetti..., a cura di E. Vergara Caffarelli e G. R. Ansaldi, Roma 1911 BELLI. GIUSEPPE GIOACCHINO - Fotografia con firma autografa. Roma, coll. V. Cianfarani.
Ida G. G. Belli, Centocentum sonetti..., a cura di E. Vergara Caffarelli e G. R. Ansaldi, Roma 1911 BELLI. GIUSEPPE GIOACCHINO - Fotografia con firma autografa. Roma, coll. V. Cianfarani.

Nel 1837 morì la moglie, divenne allora più che mai intrattabile e misantropo: lasciò il palazzo Poli, licenziò la servitù, ritirandosi presso alcuni parenti in Via Monte della Farina, n. 11. Nel 1840 chiese un impiego al Papa, ed ottenne quello di collaboratore nella segreteria della direzione del debito pubblico, e nel 1842 quello di capo della corrispondenza. Nel 1848 deplorò l'uccisione di Pellegrino Rossi, l'anno dopo, spaventato dalla rivoluzione, scagliò un sonetto contro Mazzini. Nel 1852 compose dodici capitoli e dieci sermoni contro la civiltà moderna e li dedicò ai redattori della Civiltà cattolica. Tradusse gli inni del Breviario romano e compose due poemetti in ottave sulla Passione di Cristo. Fu censore teatrale, cassiere della Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli.

Il senso universale della poesia del B. è data dalla classicità con cui l'autore imposta la vasta trama delle sue icastiche osservazioni, introducendosi negli ambienti ove si denuncia il contrasto tra la fastosa maniera di una tradizione gentilesca e l'atteggiamento non preparato e senza artificio del volgo, che di quell'altra nobile vita, a lui insolita, tenta una interpretazione senza riverenza e senza mistero. Questa nuova epopea da sé si impone per la definizione di centinaia di caratteri e di spettacoli: sono le donne dei mercati, gli artigiani nei vincoli della vecchia città che si alternano agli ecclesiastici ed ai sovrani nella mordacità e procacità dell'accento vernacolo; è l'eterno contrasto delle grandi e delle piccole passioni riportate sul piano dell'arte; un misto di religiosità e di superstizione, di liturgia e di piazza, di riserbo e di oscenità, sostenuto dalla forza dei dialoghi, dallo spontaneo fluire degli endecasillabi, dalla epigrammatica sollecitazione conclusiva del sonetto.

L'edizione dei Sonetti romaneschi del Morandi (Città di Castello 1886-89) e gli inediti a cura di E. Vergara Caffarelli e G. R. Ansaldi: Centocenti sonetti romaneschi, ritrovati e annotati da Pio Spezi (Roma 1944), ci offrono una vastissima produzione poetica di oltre 32.000 versi; occorrerà precisare il significato da attribuire alle satire così violente e più spesso inverecende contro il Papa e gli uomini di Curia. Il B. non fu né l'avversario del dominio temporale, né il sostenitore dell'unità d'Italia, né il liberale e l'anticlericale di moda, né in lui, come vagheggiò Domenico Gnoli, ci furono crisi spirituali. La sua vita fu quella di un accademico, fedele agli ideali del classicismo, appassionato e paziente erudito, buon cittadino, « profondo e sincero cattolico » come scrisse l'« Osservatore Romano » alla sua morte. Il caso del B. - un romano in toga che sperimentò tutto il gusto del dire alla maniera del popolo - (« a Papa Grigorio je volevo bene perché me dava er gusto de potenne di male »), con tutte le riserve e i biasimi per le sue « trovate » irreligiose e immorali, va riportato sulla linea di una vera e propria conversione letteraria e non morale, dovuta ad una concessione dell'artista al suo eccezionale estro romantico e dialettale. I sonetti sono un fatto di poesia e non un fatto politico (S. Negro), un fenomeno letterario singolarmente caratteristico, che prende le mosse dalle poesie del Porta e dalla forza dialettale della plebe di Roma. Ciò spiega come il B. tenne i sonetti per sé, non li diede alle stampe, pensò anzi di distruggerli e li affidò morendo a un vescovo: mons. Tizzani, cappellano maggiore dell'esercito pontificio.

Bibliografia4 opere
BIBL.: Opere: G. G. B., ed. Fratelli Palombi, Roma 1942: Sonetti romaneschi di G. G. B., a cura di R. Vighi e G. Vergara Caffarelli, ivi 1944. - Studi: G. Zaccagnini, Della vita e delle opere di G. G. B., Roma 1891; S. Negro, Seconda Roma, Milano 1943, pp. 239-48; A. Momigliano, La poesia del B., in Introduzione ai poeti, Roma 1946, pp. 205-11; S. Negro, Gregorio XVI nei Sonetti di G. G. B., in Gregorio XVI, Miscellanea Commemorativa, I, Roma 1948, pp. 329-62.

Augusto Castaldo

Informazioni sulla voce

Di Augusto Castaldo

Fonte firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 1188–1190.

Pagine a stampa Apri nel visualizzatore
Pagina 696
vol. 2, coll. 1187–1188
Pagina 697
vol. 2, coll. 1189–1190
Cita questa voce

Chicago

Castaldo, Augusto. “Belli, giuseppe gioacchino.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 1188–1190. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/belli-giuseppe-gioacchino.

MLA

Castaldo, Augusto. “Belli, giuseppe gioacchino.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1188–1190. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/belli-giuseppe-gioacchino.

BibTeX

@incollection{ec2_belli_giuseppe_gioacchino,
  author    = {Castaldo, Augusto},
  title     = {Belli, giuseppe gioacchino},
  booktitle = {Enciclopedia Cattolica},
  volume    = {II},
  pages     = {1188--1190},
  note      = {Cited by column},
  publisher = {Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico},
  address   = {Città del Vaticano},
  year      = {1949},
  url       = {https://azioneromana.com/it/article/belli-giuseppe-gioacchino}
}

Una delle circa 20.000 voci recuperate dai dodici volumi a stampa (1948–54). Hai notato qualcosa? Aiutaci a migliorarla.

Salva per dopo

Inserisci la tua email: ti invieremo un link per accedere. Nessuna password. Ciò che salvi (voci, versetti, capitoli, documenti) ti segue su ogni dispositivo.