CONSALVI, ERCOLE

CONSALVI, ERCOLE. - Cardinale, n. a Roma il 7 giugno 1757, m. ad Anzio il 24 genn. 1824. Studiò al seminario di Frascati; diacono, non fu mai sacerdote. Per la sua mobile intelligenza e per il suo fascino percorse brillantemente la carriera curiale: fu ponente al Buon Governo, votante alla Segnatura, assessore alla Segreteria di Stato, uditore di Rota. Fu segretario del Conclave di Venezia, dal quale uscì eletto, anche per suo merito, papa Pio VII (14 marzo 1800). Dopo il ritorno di Pio VII a Roma, il C. fu creato cardinale il 20 ag. 1800 e indi nominato segretario di Stato.

Il C. coadiuvò, anzi, si può dire, guidò Pio VII nella restaurazione politica dello Stato della Chiesa in quelle province di «prima ricupera» restituite alla S. Sede in seguito alla pace di Lunéville. Non tutta l'eredità dell'amministrazione giacobina fu cancellata dall'abile e accorta politica del C., ben consapevole dell'impossibilità o per lo meno della inopportunità di una riedificazione che volesse far tabula rasa di tutto il recente passato: il realismo del C., il suo cosciente anti-astrattismo gli fece accettare l'immissione di laici nelle amministrazioni, l'abolizione dei privilegi delle corporazioni, l'introduzione della libertà di commercio (dove, peraltro, il motivo è anche ereditato dalle vecchie polemiche fisiocratiche). Certo però le condizioni dello Stato rimasero gravi soprattutto per la spaventosa situazione finanziaria.

Temperamento politico-diplomatico più che mistico-ascetico comprese come il risorgimento della Chiesa in Francia e altrove poteva attuarsi solo attraverso delicate e laboriose trattative con il mondo uscito dalla rivoluzione; C. non voleva e non poteva sacrificare ad esso nessun caposaldo teologico o canonico della Chiesa, ma solo quanto era effimero e contrattabile: era, come è stato detto, pieghevole nelle cose non essenziali. Frutto della sua politica fu il Concordato con Buonaparte del 15 luglio 1801, in base al quale la Chiesa poté riacquistare in parte, attraverso l'esercizio libero e pubblico della religione cattolica e la nomina canonica dei vescovi da parte del Papa nelle antiche forme, le posizioni perdute durante la bufera rivoluzionaria. Un passo di grande portata ne derivava al cattolicesimo, anche se esso non veniva riconosciuto quale culto ufficiale, come avrebbe desiderato la Curia, e anche se Buonaparte aveva trattato la cosa, mosso com'era da una concezione della religione quale instrumentum regni (egli vi vedeva il mezzo di dare pace e prosperità allo Stato), se non con molte riservernmentali per lo meno non con completa volontà di rispet-

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(da V. Leroquis, Les pontificaux manuscrits..., Parigi 1837, tav. 135) CONSACRAZIONE - C. episcopale. Pontificale romano (1ª metà sec. XVI) - Parigi, Biblioteca Nazionale, ms. lat. 955, f. 66v.
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(fot. Enc. Catt.) CONSALVI, ERCOLE - Ritratto all'acquerello dal vero. Roma, Museo del Risorgimento.
tare gli impegni presi. La tranquillità di parte dell'opinione pubblica francese fu assicurata dall'impegno del Papa di non inquietare le coscienze dei possessori dei beni ecclesiastici alienati. Buonaparte volle aggiungere al Concordato i cosiddetti articoli organici: i decreti di Roma sono sottomessi al placet, è istituito l'appello al consiglio di Stato contro gli abusi dei vescovi, sono limitati gli atti dei vescovi nelle visite e ordinazioni, viene fatta proibizione di tenere sinodi o di recarsi a Roma senza permesso del governo ecc. Questi articoli e la non esplicita sottomissione dei vescovi costituzionali minacciavano la rinnovellata pace religiosa; C., per evitare questo pericolo, suggerì di non essere intransigenti; ci si accontentò della riconciliazione di fatto dei vescovi costituzionali, e della dichiarazione del Papa che egli non aveva avuto parte e disapprovava gli articoli organici.

I rapporti tra Francia e S. Sede rimasero comunque oscillanti, fino però ad arrivare alle denunce della S. Sede contro le violazioni del concordato e a momenti di drammatico urto: Pio VII, pro bono pacis, il 17 giugno 1806 accettava le dimissioni di C. desiderate da Napoleone, che vedeva nel cardinale un uomo, sotto apparenti condiscendenze, fermo e risoluto nella difesa del Concordato e della sovranità dello Stato pontificio.

Il C. fu tra i «cardinali neri», cioè tra coloro che non vollero assistere alle illegittimme nozze di Napoleone e Maria Luisa nel 1810; e fu esiliato a Reims. Indi fu tra coloro che spinsero segretamente Pio VII a denunciare il Concordato di Fontainebleau del 1813. Liberato nell'apr. del 1814, il 20 maggio è inviato dal Papa a Parigi per intavolare le trattative sulla restituzione alla Chiesa dei suoi domini ed ottiene assicurazioni da Luigi XVIII e da Talleyrand come pure a Londra dal cancelliere lord Castlereagh; il 2 sett. è a Vienna dove per nove mesi lavora, con estrema abilità e con tatto di diplomatico di razza, per la restituzione alla Chiesa dello Stato pontificio. Certo vi concorsero contingenze fortunate, perché il C., come rappresentante di una piccola potenza politica, aveva una voce secondaria al Congresso di Vienna; comunque tornavano alla S. Sede le Legazioni, le Marche e gli altri territori, e il C. fu soddisfatto della soluzione delle grandi potenze, anche se vennero defi-

nitivamente perdute dalla Chiesa Avignone, il Contado venassino e la sezione della legazione di Ferrara posta sulla riva sinistra del Po.

Sin dai tempi del Congresso di Vienna il C. aveva compreso che mentre si cercava di dominare la rivoluzione comprimendola e forzandola al silenzio, essa traboccava per tutte le fessure che mani troppo interessate o troppo compiacenti le aprivano; il partito più prudente era quello di «regolare» e di «dirigere» lo spirito nuovo anziché «lasciarsi trasportare da lui» (H. Consalvi, Mémoires, a cura di J. Crétineau-Joly, I, 2ª ed., Parigi 1866, p. 23 e I. Rinieri, Corrispondenza inedita dei card. C. e Pacca nel tempo del Congresso di Vienna, Torino 1903, p. 736). Onde, riprese al suo ritorno a Roma le redini della Segreteria di Stato, cercò di mantenere quanto di buono aveva avuto il movimento rivoluzionario-napoleonico: conservato il codice di commercio francese, distinto il potere giudiziario da quello esecutivo, aboliti i tormenti e la corda, istituito il confronto dei testimoni nelle cause capitali, aboliti i vecchi fidecommesi e nella creazione di nuovi furono imposte norme restrittive (ad es., solo sui beni immobili suscettibili d'ipoteca per il valore di scudi 15.000), istituito un registro generale del debito pubblico, il regolamento ipotecario rimase simile a quello napoleonico; l'accentramento statale poi e l'uniformità amministrativa sono la diretta eredità napoleonica: il legato, come il prefetto francese, diveniva responsabile di fronte al segretario di Stato; fu tolto inoltre ai vescovi l'uso della sbirraglia; furono tolte alle classi agricole le prestazioni personali.

Il C. rimase però un isolato: mediocri o retrivi erano i suoi collaboratori, mancava una vera e propria classe dirigente che lo spalleggiasse. Forti difficoltà venivano dall'opinione pubblica che trovava troppo audaci le riforme del C., o, se era legato agli entusiasmi di un ardente liberalismo, vedeva in C. un nemico. Talora il C. trovava un appoggio in quel liberali moderati che aderivano alla politica pontificia per timore di una ingerenza austriaca (il C. si oppose sempre decisamente all'invasione dell'Austria) o in odio ai movimenti settari: ma era un appoggio occasionale ed incerto.

C. M. D. H. D.

I grandi di me, non, ed io, per il suo del
regolo, non ciano Napoleone che va
Vento, a due a V. C. le ottime
nuovo della salute del V. D. H. e quello
di S. M. D. H. D. D. D. D. D. D. D.
proprio, non a C. C. D. D. D. D. D. D.
S. M. D. H. D. D. D. D. D. D. D.
V. D. D. D. D. D. D. D. D. D. D.

(fot. Enc. Catt.)

CONSALVI, ERCOLE - Lettera autografa (18 nov. 1822).
Archivio Vaticano, Segreteria di Stato, Rubr. 242.

Su un piano sociale la borghesia in via di formazione e sviluppo nello Stato pontificio appoggiava la politica di C. per quanto aveva di antifeudale e soprattutto per avere il C. convalidato l'acquisto dei beni ecclesiastici incamerati dai francesi. Ma la mancata soluzione del problema latifondistico e, su un piano politico, l'incomprensione del C. per il nuovo spirito di nazionalità, impediscono una attiva collaborazione; il proletariato, privo assolutamente di coscienza di classe, non è contrario al regime pontificio in quanto tale; ma il C. non ha da esso nessuna simpatia, perché il governo è accusato della tenuità dei salari.

Su un piano diplomatico l'attività del C. ottenne indubbi successi; non solo è sottolineabile la sua delicatezza di fronte alla rivoluzione napoletana del 1820-21 (cf. J. H. Brady, Rome and the neapolitan revolution of 1820-21, Nuova York 1937, passim); di fronte ai violenti ed intransigenti consigli del Metternich (cf. C. van Duerm, Correspondance du card. Hercule C. avec le Prince Clément de Metternich, Lovanio-Bruxelles 1899, pp. 236-37); ma soprattutto è fondamentale la sua politica ecclesiastica-concordataria dove riuscì, sacrificando interessi minori, a spezzare ogni residuo o velleità di Chiesa nazionale: come fu giustamente osservato (F. Schnabel, Deutsche Geschichte im neunzehnten Jahrhundert, IV, Friburgo in Br. 1937, p. 23) il sec. XIX segna la separazione definitiva tra Chiesa universale e Chiesa nazionale. E il merito principale spetta al C. Nel campo della attività religiosa non va infine dimenticata l'opera del C., che con la collaborazione dei cardd. B. Pacca e L. Litta, portò nel 1817 alla riorganizzazione di Propaganda Fide.

BIBL.: E. Daudet, Diplomates et hommes d'Etat contemporains. Le card. C., Parigi 1866; L. von Ranke, Card. C. und seine Staatsverwaltung unter dem Pontifical Pius VII., Lipsia 1877; E. L. Fischer, Card. C., Magona 1899; I. Rinieri, La diplomacia pontificia nel sec. XIX, 5 voll., Roma-Torino 1902-1906, passim; Autori vari, Nel primo centenario della morte del card. E. C., Roma 1925; W. Maturi, Il Concordato del 1818 tra la Santa Sede e le Due Sicilie, Firenze 1929, passim; G. Cassì, Il card. C. ed i primi anni della Restaurazione pontificia, Milano 1931; J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, I, Monaco 1933, passim; M. Petrocchi, La Restaurazione, il card. C. e la riforma del 1816, Firenze 1941; J. T. Ellis, Card. C. and anglo-papal relations 1814-21, Washington 1942; M. Petrocchi, La Restaurazione romana (1815-23), Firenze 1943; G. Falco, Il fallimento del card. C., in La nuova Europa, anno II, 19 ag. 1945, p. 11; A. Omodeo, Aspetti del cattolicesimo della Restaurazione, Torino 1946, pp. 80-180; A. Fliche-V. Martin, Hist. de l'Eglise, XX, Parigi 1949, passim. Massimo Petrocchi
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“CONSALVI, ERCOLE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 239. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/consalvi-ercole.