PORTA, CARLO. - Poeta, n. a Milano il 15 giugno 1776, m. ivi il 5 genn. 1821. Visse sempre nella sua città, impiegato all'Intendenza di finanza, in costante relazione con tutto il mondo culturale milanese.
Di idee liberali e di profonda fede romantica, il P. trasse ad argomento della sua energia satira sociale le condizioni della vita lombarda durante la restaurazione austriaca, e a strumento del suo vivido realismo popolare il dialetto milanese. La grandezza della sua poesia è nella forza di rappresentazione delle passioni umane così come esse sono, nel pieno di una psicologia elementare, e, per ciò stesso, cruda e scontrosa. Oggetto precipuo dei suoi versi fu la satira anticlericale, violentissima e scurrile, forse più dettata da risentimenti sociali che da empietà religiosa. Il Rota ha dimostrato che l'anticlericlasmo del P. deriva dalla stessa natura, non religiosa e morale, ma politica dell'ambiente giansenistico lombardo, e dalle inevitabili reazioni popolari.