PORTA, CARLO

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PORTA, CARLO. - Poeta, n. a Milano il 15 giugno 1776, m. ivi il 5 genn. 1821. Visse sempre nella sua città, impiegato all'Intendenza di finanza, in costante relazione con tutto il mondo culturale milanese.

Di idee liberali e di profonda fede romantica, il P. trasse ad argomento della sua energia satira sociale le condizioni della vita lombarda durante la restaurazione austriaca, e a strumento del suo vivido realismo popolare il dialetto milanese. La grandezza della sua poesia è nella forza di rappresentazione delle passioni umane così come esse sono, nel pieno di una psicologia elementare, e, per ciò stesso, cruda e scontrosa. Oggetto precipuo dei suoi versi fu la satira anticlericale, violentissima e scurrile, forse più dettata da risentimenti sociali che da empietà religiosa. Il Rota ha dimostrato che l'anticlericlasmo del P. deriva dalla stessa natura, non religiosa e morale, ma politica dell'ambiente giansenistico lombardo, e dalle inevitabili reazioni popolari.

BIBL.: la migliore ed. delle Poesie è quella curata da A. Ottolini, Milano 1946. Studi: A. Luzio, C. P. masone, in Studi e bozzetti di storia letteraria e politica, I, Milano 1910, pp. 101-121; C. Salvioni, C. P., in Archivio lombardo, 40 (1913), p. 410 seg.; A. Momigliano, C. P., 2a ed., Roma 1923; A. Panzini, C. P. "poeta ambrosiani", in Nuova antologia, 142 (1920, II), p. 17 seg.; E. Rota, Il riso di C. P. e il giansenismo. Per l'interpretazione delle satire contro il clero, in Poesie milanesi di C. P., Milano 1933, pp. XI-LXVII; T. Gnoli, G. G. Belli a Milano e C. P. in Nuova antologia, 168 (1941, VI), p. 80 seg.; A. Monti C. P. nei rapporti con la poesia milanese intorno al suo tempo, in Studi in onore di N. Rodolico, Firenze 1944.