BENE VALETE

BENE VALETE. - Formola di saluto derivata dall'uso epistolare romano (Cicerone usa nelle lettere: Vale, Valete), che ebbe uno speciale valore diplomatico nei documenti pontifici, rappresentando la sub-scriptio del Papa. Nei documenti dei re merovingi (sec. VII) fu usata una formola simile (bene valiat), che però valeva come ordine di spedizione del documento, non come saluto e segno di convalida.

Compare la prima volta nel più antico documento pontificio originale rimasto, un privilegio di Pasquale I per la chiesa di Ravenna (an. 819) e rimase come caratteristica dei documenti più solenni o privilegi, scritto a destra, sotto il testo, nello spazio tra questo e la data. Nel sec. IX e gran parte del X è in lettere maiuscole per lo più onciali, in due righe, preceduto e seguito da una croce, tracciato con cura calligrafica, e perciò è da escludere che fosse scritto dal Papa stesso; poi cambia forma, è scritto in una sola riga con carattere più o meno tremolante che non può essere opera di calligrafo, per cui è ritenuto autografo del Papa. Con Leone IX (1049) il segno di croce che rota (v.) e il b. V. monogramma, eseguito per intero da un calligrafo della cancelleria. Talvolta esso è seguito da un gruppo di segni che i diplomatisti indicano con il nome di comma. L'ultimo privilegio noto in cui appare il b. V. è di Urbano V. BIBLICA.: A. Melampo, Attorno alle bolle papali da Pasquale I a Pio X. Parte I. Da Pasquale I a Leone IX, in Miscellanea di storia e cultura ecclesiastica, 3-4 (1904-07); P. Kehr, Die al-testen Papsturkunden Spanien (Abhandlungen der preuss. Akademie der Wissenschaften, Phil.-Hist. Kl., 2), Berlino 1926. Ri-produzioni in: Pontificum Romanorum diplomata papyracea quae supersunt in tabularis Hispaniae, Italiae et Germania.

BENE VALEITE - BENEVENTANA SCRITITURA

Roma 1929; alcuni esempi in G. Battelli, Acta Pontificum (Exempla Scripturarum, 11), Città del Vaticano 1933. Giulio Battelli