BONIFICA

BONIFICA. - Nel suo significato etimologico (bonum facere) riassume l'opera compiuta dall'uomo per «rendere buono» un ambiente che avverse cause mantengono in uno stato deteriore di arretratezza. Nel suo significato normale, riferito alla terra, denota l'azione che si compie per conferire ad essa quella produttività che sfavorevoli condizioni ambientali hanno minorato.

In Italia, fin dai più antichi tempi si eseguirono opere di b. Gli Etruschi bonificarono le Maremme e vi costruirono città fiorenti; i Volsci trasformarono le paludi Pontine; i Romani si impegnarono soprattutto nel prosciugare la valle reatina, la val di Chiana, e il lago Fucino; colonie greche bonificarono le coste del Ionio ove sorsero le città di Taranto, Sibari, Siracusa. Con lo sfasciarsi dell'Impero romano all'irrompere dei barbari, quasi ovunque ritornarono le acque stagnanti e la malaria. Le opere di b. vennero però riprese da alcune famiglie benedettine, specie dai Cluniacensi e dai Cistercensi. Vaste opere di b. esegui pure lungo i secoli la Repubblica Veneta; mentre, sotto i Granduchi lorenesi, si bonificò la Valle della Chiana e si iniziò il risanamento della Maremma Grossetana. Tra i Pontefici nelle opere di b. si distinsero Clemente VIII (1592-1605), Innocenzo XI (1676-89) e Pio VI (1775-99): quest'ultimo, validamente coadiuvato dall'ingegnere Rappini, conduceva quasi a termine l'opera di prosciugamento delle paludi Pontine (v. MONACHISMO; PIO VI, PAPA; STATO).

Fra le più comuni cause di minorazione del terreno è soprattutto il disordine idraulico che può provocare inondazioni, impaludamenti, franamenti, ero- sioni ecc. Perciò la parola b., o bonificamento, è riferita per lo più, e maggiormente lo era in passato, all'opera del risanamento idraulico di un territorio.

Come tale la b. idraulica ha avuto, soprattutto nel secolo scorso, un fine prevalentemente igienico per combattere la malaria causata dal paludismo. Ma, il fine essenziale essendo quello di restituire ai terreni un più alto grado di produttività, la finalità agricola si è man mano affermata come prevalente. Si mira quindi attraverso la b. ad una più completa ed integrale forma di utilizzazione del suolo al fine di accrescerne la produttività e, con essa, il benessere delle popolazioni che ne traggono giovamento. E ciò non soltanto per la maggior copia di prodotti che è possibile trarre dalle terre bonificate, ma anche per la maggiore stabilità e costanza nell'impiego del lavoro, la migliore forma di insediamento e il più elevato tenore di vita delle popolazioni contadine.

La finalità sociale si innesta quindi con quella igienica ed economica e talvolta, come nel caso della necessità di acquisire nuove terre alla coltura per l'assorbimento delle esuberanze demografiche, o della trasformazione fondiaria di terre ad economia latifondista, finisce per prevalere sulle stesse finalità economiche.

Raggiungere tali complesse finalità significa assicurare alla b. il suo carattere integrale. La definizione di «b. integrale», già apparsa in precedenti documenti, fu introdotta specialmente nella legge del 24 dic. 1928, e codificata nel testo legislativo del 13 febbr. 1933. Essa può esprimersi come la «coordinata attuazione di tutte le opere ed attività che occorrono per adattare la terra ad una più elevata produzione e convivenza rurale» (Serpieri).

La b. si attua in determinate unità territoriali denominate comprensori, classificati con provvedimento legislativo od amministrativo. I comprensori possono essere di due categorie, nella prima delle quali, prevalgono i fini della colonizzazione.

Alla b. si provvede secondo un piano generale di lavori e di attività coordinate: le opere che si compiono sono tutte quelle che possono occorrere per realizzare le finalità sopraindicate. Le grandi opere di interesse comune di tutto il comprensorio o di parte notevole di esso (sistemazioni idrauliche di monte e di piano, rimboschimenti e costituzione di piantagioni frangivento; utilizzazione agricola e potabile delle acque; viabilità; creazione di borghi e centri di vita civile per le popolazioni rurali; elettrificazione delle campagne) sono di carattere pubblico e come tali riservate alla competenza dello Stato, che vi contribuisce per la maggior parte della spesa e può eseguire a sua diretta cura, o concedere in esecuzione al consorzio dei proprietari interessati.

Le conseguenti opere di miglioramento fondiario atti a conferire al territorio bonificato le sue alte possibilità produttive sono di competenza privata, riservate quindi alla privata iniziativa, ma obbligatorie per i proprietari secondo le direttive di trasformazione fondiaria approvate insieme al piano generale di b. I proprietari inadempienti a tali obblighi possono essere sostituiti dal consorzio nella loro esecuzione ed espropriati quando non possono o non vogliono compiere.

I comprensori di b. investono in Italia una superficie complessiva di oltre 9.000.000 di ha., di cui 2.500.000 ca. sono rappresentati da b. di pianura a prevalente carattere idraulico; ca. 700.000 ha. da b. a carattere irriguo; oltre 4.000.000 di ha. da complessi estensivi e di trasformazione fondiaria e 2.300.000 ha. da b. collinari e montane. Le prime e le seconde sono ubicate in prevalenza nella valle Padana e lungo il litorale Veneto. Le altre riguardano

per la maggior parte la Maremma tosco-laziale, il Mezzo-giorno e le Isole, e quelle montane investono in massima parte le propaggini dell'Appennino.

Notevolissime le realizzazioni compiute, specie nella Valle Padana e nel Veneto, dove ormai le opere idrauliche e di prosciugamento possono considerarsi prossime al compimento. Fra le più grandi b. sono da ricordare nel Veneto quelle della Bassa Friulana, del Basso Piave, delle zone circumlungari di Venezia, del Basso Polesine. Nella Valle Padana la b. cremonese mantovana, la Bassa Parmense, la Parmigiana Moglia, Burana, la b. Renana e pressoché l'intera provincia di Ferrara, dalle Terre Vecchie alla grande b. Ferrarese, alle Valli di Mesola e alle terre circostanti alle Valli di Comacchio. Una particolare caratteristica di tali comprensori è il fatto che gran parte dei terreni soggiace al livello di piena dei fiumi arginati o del mare. Nelle terre basse il deflusso delle acque sorgive o meteoriche viene assicurato a mezzo di impianti idrovoli. Le superfici prosciugate meccanicamente ammontano a 680.000 ha., di cui 600.000 nella sola Valle Padana e nel Veneto.

Fra le maggiori b. toscane ricordiamo la Maremma Grossetana e la Val 'di Chiana. Nel Lazio: Maccarese, Ostia, la b. dell'Agro Pontino (90.000 ha.) redenta recentemente dalla palude, dove sono state costruite alcune città e borgate: Latina, Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia ed oltre 3000 poderi a cura dell'Opera Nazionale Combattenti.

Le b. meridionali si trovano in una fase meno avanzata per la maggior difficoltà dei problemi da risolvere e per la trasformazione fondiaria da compiere su terreni a cultura estensiva e ad economia latifondistica.

I più grandi comprensori, dove le opere sono in gran parte compiuti e dove si sta tuttora lavorando, sono quelli del Basso Volturno, del Sele, del Tavoliere di Puglia, della Bassa Premurgiana, del litorale Jonico lucano fra il Bradano e l'Agri (Metaponto). In Calabria le piane di Sibari, del Neto, di S. Eufemia. In Sicilia le piane di Catania, del Gela, e il bacino del Belice. In Sardegna i Campidani di Cagliari e di Oristano (quest'ultimo irrigato con le acque accumulate dal lago artificiale del Tirso che hanno reso possibile la valorizzazione agricola della desolata zona di Terralba dove è sorto un nuovo comune, Arborea, ed una delle più moderne aziende agricole), il basso Sulcis, l'Agro di Chilivani e la Nurra dove è stato costruito il borgo di Fertili.

L'esecuzione della b., specie nelle zone estensive meridionali, è strettamente connessa ad ogni possibile razionale riforma fondiaria.

BIBL.: E. Jandolo, La legge sulla b. integrale, Padova 1935; Istituto Naz. Economia Agraria, I comprensori di b., I. Italia Settentrionale, Faenza 1941; II, Italia Centrale, Roma 1947; A. Serpieri, La b. nella storia e nella dottrina, Bologna 1947.

Aldo Ramadoro