BUONARROTI, FILIPPO. - Archeologo, n. a Firenze nel 1661, m. ivi nel 1733. Venuto giovane a Roma entrò nelle grazie del card. Carpegna che lo
prepose alla sua biblioteca e museo. Di esso pubblicò la ricca collezione numismatica (Roma 1698) in modo egregio. Quello stesso anno fu nominato bibliotecario della Vaticana, ma poi, costretto a lasciare Roma, tornò a Firenze, dove radunò un museo ricco di epigrafi, monete ed avori.
Fu benemerito delle antichità cristiane con il libro Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi antichi di vetro ornati di figure trovati nei cimiteri di Roma, Roma 1716, nel quale ragionò dottamente delle vesti ed altre usanze antiche e specialmente del nimbo.
BUONARROTI, FILIPPO. - Rivoluzionario ed organizzatore di società segrete, n. a Pisa l'11 nov. 1761, m. a Parigi il 17 sett. 1837. Formatosi intellettualmente alla scuola pisana del Sarti e del Lampredi e abbeveratosi essenzialmente al vago umanitarismo massonico-rousseauiano del tempo, esulò poco dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese in Corsica, facendovisi notare per la foga del suo giacobinismo ed anticlericalismo. Nominato nell'apr. 1794 agente nazionale ad Oneglia, B. tentò di attuarvi, anche dopo la caduta del Robespierre, la politica di questi e di far accettare dai capi francesi anche un programma italiano di tipico unitarismo giacobino.
Destituito ed imprigionato il 15 marzo 1795, conobbe nelle carceri del Plessis il Baltauf ed altri giacobini; con costoro si legherà l'anno dopo nella nota congiura, il cui programma, tendente alla comunione dei beni e dei lavori, risale in buona parte al B. stesso. Condannato per questo alla deportazione, poté riprendere la sua attività rivoluzionaria solo nel 1806, con il trasferimento in residenza sorvegliata a Ginevra, e per tutto un trentennio in Svizzera prima (1806-23), a Bruxelles poi (1823-30) e infine a Parigi, ove la sua vita ormai si identifica con quella di molti organismi segreti («Adelfi», «Su-
