CAPORALI, CESARE. - Poeta, di antica famiglia vicentina, n. a Perugia nel 1531 e m. a Castiglione nel 1601. Per un male improvviso interruppe gli studi giuridici, e a Roma prestò servizi al card. Filippo della Corgna, nipote di Giulio III. Entrò poi nella corte del card. Ferdinando dei Medici e successivamente in quella del card. Ottavio Acquaviva, dal quale ebbe il governo di Atri e Giulianova. Il Sadoleto, il Caro, il Rucellai, il Della Casa ed altri illustri gli furono amici ed ammiratori. A Siena fu socio dei Filomati, e a Perugia, ove fu chiamato «Stemperato», degli Insensati.
Scrisse sonetti, poemetti in terzine, come La corte e Il viaggio di Parnaso, dove deride il bembiamo in arte. Di carattere eroicomico è il poemetto in dieci canti, La vita di Mecenate, d'imitazione bernessa. L'edizione critica delle sue Rime fu curata da G. Monti (2 voll., Lanciano 1915-1916).