CÀRCANO, Giulio. - Scrittore, n. a Milano il 7 ag. 1812 , m. il 29 ag. a Lesa nel 1884. Laureatosi a Pavia, prese parte alla vita politica del ' 48 come inviato a Parigi del governo provvisorio milanese per ottenere dalla Francia soccorsi militari. Con il sopravvento degli Austriaci in Lombardia fu costretto a restare, per due anni, in esilio.
La sua opera di scrittore è, in tono minore, nel clima manzaniano come quella di Tommaso Grossi, del quale fu amico. Nei suoi quattro romanzi: Angiola Maria, Il manoscritto di un vice-curato, Damiano, Gobrio e Camilla dominano i motivi della patria, della famiglia, della religione. Nel ' 47 iniziò un poemetto: S. Paolo, per narrare la vita dell'Apostolo; nel '66 dedicò al Manzoni, suo intimo, Il Libro di Dio, dove figurano riflessioni filosofiche, meditazioni religiose e la parafrasi di due interi episodi del Vangelo. Tentò anche delle versioni della S. Scrittura in versi: Fiori biblici (Firenze 1881). In opposizione alla scuola verista del Guerrini e del Praga, egli confessò di aver composto i suoi poemetti in versi : Dolinda di Montorfano, dedicato allo Zanella, I fanciulli di Valzugana, Gli orfani per mostrare come si possano ritrarre dal vero scene della miseria «senza snudare quel che c'è di vizio e di turpe nella vita». Tra le sue prose è da segnalare la commemorazione del Manzoni, e il suo carteggio : 1827-84. Fu buon conoscitore delle letterature straniere, soprattutto della letteratura inglese; per circa quarant'anni attese alla traduzione delle opere dello Shakespeare (12 voll., Milano 1875 1882). L'edizione completa delle Opere, in 10 voll., fu edita a Milano (1892-96).