CASTEL SANT'ANGELO. - A Roma, sulla sponda destra del Tevere, di fronte al Campo Marzio, Adriano fece erigere il nuovo mausoleo per la famiglia imperiale, essendo ormai quello di Augusto pieno di tombe. La costruzione ebbe inizio verso il 130 d . C. e fu portata a compimento da Antonino Pio nel 139. Il mausoleo era costituito di due parti : un corpo cilindrico interno (diametro m. 64, altezza m. 21) e

Castel Sant'ANGELO - S. Orsola e la sposa s'incontrono con papa Ciriaco. Sullo sfondo, C. S. A. nella sua forma quattrocentesca.
Pittura di Carpaccio (1490-1513) - Venezia, galleria dell'Accademia.
un grosso plinto quadrato esterno (lungo m. 89, alto m. 15), collegati da una serie di muri disposti a raggera. Dal tumulo emergeva un alto podio sostenente, sembra, la quadriga del Sole o una statua colossale dell'imperatore. Gli studi moderni (G. Lugli, I monumenti antichi, III, Roma 1938, p. 707) ritengono falsa l'ipotesi cinquecentesca, ascolta anche nel secolo scorso, che il coronamento ultimo fosse costituito da una pigna. Al fabbricato centrale si accedeva come oggi da un vestibolo preceduto da un corridoio. Sulla stanza sepolcrale poggia un'altra stanza quadrata, e su questa, una stanza circolare molto alta. Forse superiormente ne esisteva una quarta, nel podio.
Dopoaveraccolto le salme degli imperatori fino a Caracalla, sotto Onorio (395), il mausoleo cominciò a formare parte delle difese dell'Urbe. I lavori di fortificazione consi- ^{ {stettero }} soprattutto nella costruzione di un alto muro congiungente la mole con la sponda destra del fiume; muro difeso da 6 torri, 163 merli, 13 finestre per baliste e 18 per arcieri.
Sulla ricostruzione di queste opere fortilizie gli archeologi moderni non sono d'accordo. Secondo il Lanciani (Forma Urbis, Roma 18931901, terv. VII e XIV), esisteva sulla fronte un grande avancorpo con 6 torri; il Richmond (The City Wall of Imperial Rome, Oxford 1930, fig. 6) ricostruisce invece due sole torri in capo al ponte, e due muri paralleli tra il ponte stesso e l'ingresso del mausoleo. Questa ricostruzione, però, esclude 4 delle 6 torri menzionate dai cataloghi regionali. La nuova funzione difensiva del mausoleo fu messa a prova dalla prima discesa dei barbari : quella dei Gori di Alarico (410). Poi sostenne l'assalto dei Gori di Vitige (537), di Narsete e di Totila ( 548 ).
Probabilmente al sec. x risale la trasformazione in castello, per opera di Alberico e Marozia; da allora il monumento ebbe parte importantissima nella storia di Roma e del papato.
In questo tempo vide gli assassinii dei papi Giovanni X ( 928 ) e Benedetto III (974), e la prigionia di Giovanni XIV (985). Poi divenne proprietà dei Crescensi (Castellum Crescentii è chiamato ancora nei Mirabilia del 1100 e 1200). Ma già dal sec. xir il monumento comincia a prendere la denominazione corrente di C. S. A., a documentare il culto per l'Arcangelo; culto espresso da prima con una cappella alla sommità del monumento, poi sostituita da una statua dell'Arcangelo. La tradizione popolare ha ricollegato questo culto al racconto secondo cui nel 590 , in seguito alle preghiere di s. Gregorio in-

del Castello.
vocanti la cessazione di una terribile pestilenza, un angelo si sarebbe posato sull'alto del mausoleo, in atto di ringuainare la spada in segno della concessa grazia divina.
Nel 1277 il C. passo in potere del papato di cui divenne la roccaforte, e fu unito al Vaticano dal a passetto o "corridore di Borgo", fatto costruire da Niccolò III. Un primo importante restauro che valse al C. l'appellativo di a fabbrica meravigliosa " riportato dalle cronache del Giubileo del 1400 , avvenne sotto Bonifacio IX (1389-1404), ad opera di Niccolò di Pietro Lamberti d'Arezzo, per sanare i danni ingenti provocati dal popolo dopo la vittoria di Urbano VI sull'antipapa Clemente VII (1379).
Seguirono i lavori di Martino V (1417-31) e quelli di Eugenio IV (1431-47), quindi quelli importantissimi di Niccolò V (1447-55). Questi fece erigere due cappellette all'ingresso del ponte Elio; nel mausoleo fece aggiungere tre torrioni agli angoli del basamento e rafforzare il torrione centrale e il muro romano del basamento quadrilatero; sulla sommità del "maschio" (cioè torrione centrale) fece collocare una statua dell'arcangelo Gabriele, in memoria dell'antica apparizione miracolosa.
Ancora più notevoli furono i lavori compiuti da Antonio da Sangallo il Vecchio (i disegni sono al Vaticano e all'Escuriale di Madrid) per Alessandro VI (1402-1503): fu costruito un torrione dinanzi all'ingresso: fu scavato un fossato perimetrale con presa d'acqua dal Tevere; fu sopraelevato il corpo cilindrico centrale, rifatta la torre soprastante (detta "dei Crescenzi") danneggiata da un fulmine nel 1497; le torri di Niccolò V furono rinforzate da uno zoccolo a pianta ottagonale e ne furono restaurate le merlature; nel C. furono ricavati magazzini (le oliare e i silos) e una grande cisterna. Dopo questi lavori il C., divenne una roccaforte munitissima, difesa da 200 bocche da fuoco. Questi fondamentali mutamenti nel C. sono documentati da varie vedute : il particolare di un affresco
di Bicci di Lorenzo (chiostro di S. Bernardo, ad Arezzo) che mostra la mole prima dei lavori di Niccolò V; un particolare della decorazione del Mantegna nella stanza degli Sposi del palazzo di Mantova tien conto dei lavori di Niccolò V; a ricordo delle opere di Alessandro VI fu coniata una medaglia. Altro notevole ricordo della mole del C. sulla fine del XV sec. è nel dipinto del Carpaccio, raffigurante l'incontro di S. Orsola e lo sposo con papa Ciriaco.
Durante il pontificato di Giulio II (1503-13), i lavori in C. S. A. furono rivolti soprattutto ad abbellimento : e verso il ponte fu aperta la loggia attribuito ad Antonio da Sangallo il Vecchio. Seguì Leone X (1513-21) che fece costruire al piano del cortile d'onore la cappella che fu dedicata ai santi medicei Cosma e Damiano, forse eseguita su disegno di Michelangelo, e iniziò la costruzione di un bagno.
Proseguì quest'opera Clemente VII (1523-34) che fece decorare questo ambiente e due stanze a pianterreno. Vi lavorarono Giulio Romano e Giovanni da Udine. Egli vi subì nel 1527 in occasione del sacco l'assedio che terminò con la resa e con la fuga. Il Cellini che fu presente descrisse alcune scene di quel memorabile avvenimento. Egli vi ritornò sotto Paolo III come prigioniero. Questo Pontefice vi fece costruire un appartamento di cui fanno parte : la stanza dell'Apollo, la sala Paolina, la stanza del Perseo, quella di Amore e Psiche, il corridoio tra le due stanze suddette, la camera dell'Adrianeo, la camera dei festoni, la Cagliostra (cosiddetta per aver ospitato alla fine del '700, secondo la tradizione, Cagliostro), il gabinetto del Delfino e della Salamandra, e quello della Cicogna (cosiddetti dalla raffigurazione degli emblemi di Paolo III). In quest'epoca fu anche sostituito con un angelo marmoreo (opera di Guglielmo della Porta) quello di Niccolò V colpito da un fulmine. Inoltre, nel piano del rafforzamento delle difese di Roma, in vista del pericolo turco e barbaresco, Paolo III dette grande importanza
al consolidamento del C. I lavori studiati da Michelangelo, Antonio da Sangallo, Bartolomeo de' Rocchi, non furono tuttavia attuati.
Una terza cinta esterna pentagonale fu costruita sotto Paolo IV (1555-59) da Camillo e Latino Orsini, ma in modo del tutto provvisorio (è documentata nel 1557 dalle piante di Roma del Paciotto e del Beatrizet), per resistere all'invasione delle truppe del duca d'Alba al servigio della Spagna, entrata in guerra contro il Papa; la cinta fu trovolta da un'alluvione ( 14 sett. 1557); seguendone il tracciato Pio IV nel 1561 fece costruire una nuova cinta in muratura da Francesco Laparelli da Cortona, Latino Orsini, Galeazzo Alessi, e altri architetti militari. Sotto Paolo IV il C. aveva avuto anche il suo portone d'ingresso, opera di Salvestro Peruzzi (1556). Demolito nel 1892 per i lavori del lungotevere, è stato ricostruito nel 1933, tra i bastioni di S. Giovanni e di S. Luca.
L'opera di fortificazione di Pio IV fu proseguita, tra il C. e il Borgo, da Pio V (1566-72). Egli prolungò fino al Tevere il fossato esterno e presso il fiume eresse un mezzo bastione che fu poi detto di S. Spirito.
Altri importanti lavori furono eseguiti sotto Urbano VIII, tra il 1626-30, con gli architetti Vincenzo della Greca, Gian Battista Mola e, in seguito, anche il Bernini. Le opere più importanti consistono nell'aver ralavano nei bastioni casematte, gallerie e porte di soccorso; elevato caserme, magazzini e polveriere tra la seconda e la terza cinta; ampliato e rafforzato i bastioni di Alessandro VI, che da allora furono contraddistinti con i nomi degli Evangelisti; i bastioni della cinta pentagonale furono denominati : del Salvatore, di S. Maria, di S. Paolo, di S. Pietro, di S. Spirito.
Dopo Urbano VIII fu sistemato invece il ponte di accesso, ad opera del Bernini, sotto Clemente IX (1667). Il C., perduto ormai carattere di fortezza, fu destinato solo a caserma e carcere.
Benedetto XIV (1740-58) fece sostituire l'angelo del della Porta con quello bronzeo, che vi è anche attualmente, di P. Verschaffelt.
Sotto Pio IX (1865) fu abbattuto il bastione di S. Spirito. Col 1870 il C. rimase caserna; però nel 1886, per

impulso di Mariano Borgatti, alle cui cure fu affidato il monumento, furono intrapresi scavi e lavori di restauro che si protrassero per un quarantennio riprendendo cosi i precedenti scavi del 1825 che avevano messo in luce la rampa elicoidale e la camera sepolcrale; monumento nazionale, il C. divenne sede di un museo militare.
Nel 1934, su progetto di A. Spaccarelli, si è proceduto all'isolamento della mole che riprese, in parte almeno, il suo aspetto cinquecentesco. - Vedi Tav. LVII.
Elsa Gerlini