CELLA. — I. È parola che ha le più varie applicazioni. In una iscrizione cristiana di Roma si parla di una c. binara (= vinaria) appartenente a Sesto Petronio Probo (consolle nel 371) e ad Anicia Faltonia Proba. In generale però è sinonimo di monumento sepolcrale, come nel noto testamento di Basilea (CIL, XIII, 5708).
Così si trova adoperato nella notissima iscrizione dell'area cristiana di Cesarea di Mauretania: cellam struxit suis cunctis sumptibus (CIL, VIII, 9585, 20958); viene chiamata c. aeterna in un'iscrizione cristiana di Roma oggi alla galleria Lapidaria in Vaticano (E. Diehl Inscriptiones latini. Christ. veteres, II, Berlino 1931, n. 3697). Più tardi invece si trova c. adoperato in altro senso, come, ad es., c. Sanctae Mariae nel monastero di Cordova e nel carme sepolcrale dell'abate Vittoriano (nel 560), pure in Spagna, si parla delle c. dei monaci: Iberian Galliasve replebit cellis (G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae, II, 1, Roma 1888, p. 294).
Enrico Josi
Il. Termine che, oltre al significato religioso di chiesuola campestre, tenuta aperta al culto da uno o più monaci staccati da un priorato o da una abbazia, ha assunto per estensione anche quello di piccola azienda agraria benedettina di piano, di colle o di monte. Essa dipende generalmente da una griglia o direttamente da un monastero. Non sempre ha un priore per l'assistenza religiosa, né un economo o grangiaro residente. Ciò dipende dalla sua importanza e dalla sua maggiore o minore distanza dalla griglia o dal monastero. La parola c. è entrata a far parte di molti toponimi. Giovanni Donna