CATARACTA

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CATARACTA. - Formazione femminile latina del greco maschile πε τα ρρ ἀ κτ ης. Significa propriamente cascata di fiume e in particolare del Nilo, onde il noto verso di Ps. 41, 8: abyssus abyssum invocat in voce cataractarum tuarum. Di qui si usò per diga, chiusa fatta per provocare una cascata d'acqua, come in Gen. 7, 11: cataractae caeli apertoe sunt (per il diluvio). Per similitudine significò poi nell'uso una saracinesca qualsiasi, di porta, castello, ecc., poi una chiusura o inferriata di altro tipo che sbarrasse una uscita o un passaggio.
Questo deve essere il senso da riferire alla doppia c. menzionata dai legati di Ormisda come esistente alla tomba di s. Pietro in una lettera scritta a quel Papa da Costantinopoli il 29 giugno 519: «si beatitudini vestrae videtur, sanctuaria apostolorum Petri et Pauli [cioè reliquie] secundum morem ei [cioè a Giustiniano] largiri praecipite, et si fieri potest ad secundam cataractam ipsa sanctuaria deponere vestrum est deliberare» (A. Thiel, Epist. Roman. pontificum a s. Hilario ad Pelagium II, Braunsberg 1867-68, p. 873). Anche il papa Vigilio menziona una c. all'altare della chiesa di S. Pietro in Costantinopoli (lettera in PL 69, 55).
Si è creduto che la doppia c. significasse una doppia finestra, ma ciò non è giusto, perché non vi sono esempi sicuri di c. in senso di finestra. Altri ha proposto di vedervi due porticine o inferriate poste verticalmente l'una sull'altra, ambedue sotto il piano dell'altare costantiniano, ma anche questa concezione è risultata errata dai recenti scavi. Si può dire solo che queste c. erano chiusure che impedivano di avvicinarsi troppo alle reliquie dell'Apostolo poste dentro e sotto l'altare. L'uso è meglio spiegato da quanto accenna s. Gregorio di Tours (seppure lo riferisce con tutta esattezza): «Sepulcrum (s. Petri) sub altari collocatum valde rarum habetur. Sed qui orare desiderat, reseratis cancella quibus locus ille ambitur, accedit super sepulcrum et sic finestella parvula patefacta, immisso introrsum capite, quae necessitas promit efflagitat» (In gloria martyrum, 27: MGH, Scriptores meroving., I, p. 504).
Bisc.: Thesaurus linguae latinae, s. v.; G. B. De Rossi, Inscr. christ. urbis Romae, II, Roma 1858, pp. 199-200, nota; H. Grisar, Analecta romana, ivi 1897, pp. 283-86. Antonio Ferrus