Oggi non rimane che l'antica chiesa parrocchiale, S. Maria della Croce, a tre navate, divise da pilastri; vi sono frammenti di affreschi del sec. xir, e un ritratto di Urbano VI, il quale aveva dato il cappello cardinalizio a Pietro Tomacelli. Essa costituisce l'ampliamento di un edificio più antico, a pianta cruciforme, di cui è scomparso il braccio orientale per dar luogo alla navata centrale, molto simile, anche come dimensioni, al mausoleo ravennate di Galla Placidia. Il sacello, per il resto integro, con la caratteristica muratura tumultuaria e gli archi ben costruiti, come a Canosa, conserva parte della decorazione a musaico, quasi tutta in pietre multicolori. Nella cupoletta centrale essa presenta un cielo stel-
lato, in due toni di azzurro, al cui vertice spicca una croce latina in tessere di pietra gialla; sui pennacchi si svolgono volute di fogliame di acanto; gli archi sono delimitati da un festone di foglie tra due fasce gemmate; una sola delle voltine a botte dei bracci della croce è ancora ornata fino all'imposta da due zone laterali, delimitate da una treccia e da un motivo anguiforme intrecciantisi verso l'interno a sinuose, così da incorniciare dei campi rotondi o trapezoidali entro cui sono animali o frutti e fiori; fra queste due composizioni è una larga fascia a squame di pigna di varie tinte, e il tutto è racchiuso da cinque bordure a gemme, treccia, travetti di scorcio e cani correnti. Sul fondo di questo stesso braccio, che può dirsi absidale, anche perché verso di esso si volge il piede della croce che è nella cupola, sono avanzi di una figurazione musiva, di cui rimane parte di un'immobile celeste orlato di rosso, su un fondo azzurro picchiettato di tessere scure, con tutta probabilità appartenente ad una immagine della Vergine con il Bambino in grembo, di cui forse è un'eco nell'effige della stessa, posta su uno dei pilastri, databile al sec. XII. Non mancano in questi musei, unici superstiti in tutta la Puglia, richiami a quelli di Ravenna e di altri monumenti italiani, come pure a prodotti affini della Siria e dell'Africa, comprensibili in una regione che, pur non potendo rimanere estranea al movimento artistico della penisola, era al tempo stesso ovviamente soggetta agli influssi delle scuole d'Oriente e dell'opposta sponda del Mediterraneo. Essi sono da datare, al pari del sacello, al v sec.