CASTELSEPRIO. - Comune in provincia di Como. La chiesa di S. Maria foris portas, particolarmente notevole per la sua planimetria e per la sua decorazione pittorica, è preceduta da un nartece coperto e piuttosto basso ed è mononave ed absidata. Due altre absidi, di cui rimangono soltanto le costruzioni, si aprivano lungo i fianchi: vi si accedeva attraverso due stretti archi sì che dovevano sembrare come separate dalla navata. Planimetricamente quindi l'edificio non rientra né nel tipico schema longitudinale, né in quello di un "placynog: il che probabilmente è dovuto al fatto che nell'idea dell'architetto la costruzione, indubbiamente assai vicina alla pianta centrale, avrebbe dovuto avere un alzato ed un sistema di copertura diversi da quelli che poi ebbe, forse per ragioni di carattere tecnico.
Il Bognetti ritiene che la chiesa risalga al sec. vir e che sia dovuta ad una comunità di monaci orientali trasferitasi in Italia. Nell'abside, al di sotto degli affreschi di un ignoto artista lombardo del Quattrocento, si sono rivelate pitture di grande interesse rimesse in luce dopo il 1944. Sono disposte su due lunghe zone orizzontali sovrapposte e roffigurano scene relative al ciclo dell'infanzia di Gesù. Degna di nota è quella dell'Annunciazione, ispirata ai vangeli apocrifi, dato che la Vergine è rappresentata seduta in atto di filare. Il ciclo è interrotto al centro da un tondo in cui appare il busto del Trevroνρ α̂ τ o ρ. Altre pitture decoravano l'arco trionfale: fra quelle conservate è un medaglione con il simbolo dell' ε to μν ziz affiancato da due arcongehi che portano a volo un globo atauroforo. Gli affreschi sono certamente anteriori alla seconda metà del sec. ix : infatti sull'intonaco dipinto si sono trovati graffiti che si riferiscono al tempo dell'arcivescovo milanese Tadone ( 863-65 ). Forse sono da attribuirsi al sec. vir. Per quanto riguarda la composizione e l'uso dei colori, l'artista, dotato di una possente personalità, segue la tradizione pittorica ellenistica e traccia velocemente, con fare elegante e vivace, le figure e gli sfondi delle sue composizion
i. Il De Capitani d'Arzago ha avanzato l'ipotesi che sia stato un orientale melchita che forse dovette lasciare la Palestina o la Siria o l'Egitto in seguito ad una persecuzione della plebe nazionalista monofisita
Vedi Tav: LIX.Giuseppe Bovini