CENTRO CATTOLICO TEDESCO. - Nella storia parlamentare e politica tedesca il nome di C. C. T. apparve per la prima volta nel 1859, quando deputati cattolici della Dieta prussiana costituirono una frazione propria, alla quale imposero, tenuto conto della posizione dei seggi che occupavano in aula, appunto il nome di C. C. T. Politicamente questo gruppo si identificava, anche nelle persone, con la frazione cattolica della dieta esistente fin dal 1852, che si oppose ai decreti del ministro Raumer, lesivi delle libertà personali e di culto sanciti dalla costituzione. Il programma del C. prussiano si sintetizzava nel 1861 nei seguenti punti: visione grandedetese della unità nazionale, con la condanna del particolarismo prussiano di una «piccola Germania»; libertà di tutte le confessioni, e non solo di quella cattolica, di fronte all'ingerenza statale; la più ampia autonomia possibile in ogni campo della vita sociale. Il C. C. T. pertanto, fin dalle origini, non fu un partito confessionale nel senso stretto della parola, e, se lo fu in seguito per alquanto tempo, ciò è dovuto non tanto alla rigida impostazione di un suo programma politico, ma al Kulturkampf scatenato da Bismarck dopo il 1870.
Infatti durante il cosiddetto «conflitto costituzionale» (1862-66) i deputati della frazione non costituirono un blocco omogeneo: alcuni votarono contro il governo, altri invece concessero la fiducia a Bismarck. A ciò si aggiunca che questo C. non costituiva ancora un partito nel vero senso della parola. Privo di qualsiasi apparato organizzativo e di una stampa che ne fosse il portavoce ed il tramite con il corpo elettorale, le elezioni successive ne suggellarono la temporanea scomparsa. La pubblicazione del Sillabo (1864), l'egemonia della Prussia e del protestantesimo in Germania dopo la sconfitta dell'Austria a Sadowa (1866), la definizione dell'infallibilità pontificia (1870) ebbero profonde ripercussioni sulla politica interna prussiana. La condanna del liberalismo, pronunciata nel Sillabo, fece sì che i cattolici fossero guardati con sospetto ed accusati di oscurantismo ed ultramontanismo. D'altra parte, costituita la conferazione della Germania del nord sotto guida prussiana, i cattolici si trovarono in minoranza di fronte ai protestanti. Essi furono pertanto costretti dalla necessità delle cose a rinsaldare i vincoli per la tutela del loro diritti. Né la tensione accennava a diminuire. Il dogma dell'infallibilità pontificia, presentato dai circoli anticattolici come un ritorno al Dictatus papae di Gregorio VII ed all'Unam sanctam di Bonifacio VIII, surriscaldò l'atmosfera, già estremamente
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arrotventata. Questo complesso di circostanze determinò la formazione del C.C.T. vero e proprio, di quel partito che per oltre mezzo secolo doveva essere uno dei protagonisti della politica interna tedesca. La sua data di nascita si può fissare all'11 giugno 1870, con una lettera di Peter Reichenberger, uno dei più influenti membri del C. prussiano dal 1852 in poi, apparsa sulla Kölnische Volkszeitung. Redatta in forma di manifesto, questa lettera è un appello ai cattolici a scegliersi nelle imminenti elezioni i rappresentanti adatti a difendere la libertà di vivere cristianamente, insidiati e minacciati dall'autorità statale. Il 28 ott. 1870 apparve il primo programma politico del C.C.T. detto di Soest, dalla città della Germania occidentale in cui fu redatto. Constava di nove punti: 1) assoluta libertà della Chiesa; 2) effettiva parità dei culti riconosciuti; 3) opposizione a qualsiasi tentativo di profanare il matrimonio; 4) scuole confessionali; 5) Stato federale, con ampio riconoscimento dell'autonomia dei singoli Länder; 6) decentramento amministrativo; 7) rigoroso controllo delle spese, delle tasse, dei tributi, e loro equa distribuzione fra i contribuenti; 8) superamento del divario esistente tra il capitale ed il lavoro mediante l'impostazione delle questioni sociali su una base strettamente legale. Le elezioni alla camera dei deputati prussiani, svolte nel 1870, assicurano al C.C.T. 48 mandati. I successivi comizi del primo Reichstag tedesco, dopo la proclamazione dell'impero nel 1871, designarono 63 rappresentanti del C. Fu appunto in una riunione del gruppo, nel dic. 1870, che August Reichenberger e Savigny propone per il nuovo partito il nome di C.C.T., che fu accolto. I suoi primi capi furono Windthorst e Mallinckrodt. Nel Reichstag il C. prese immediatamente posizione a favore della libertà della S. Sede e di quella dei cattolici tedeschi. Nel corso del dibattito sulla risposta di discorso della corona, il C. propose che nell'indirizzo fosse inserita la richiesta di un intervento diplomatico in favore della S. Sede (l'occupazione di Roma da parte del regno d'Italia era avvenuta alcuni mesi prima), ma la richiesta fu respinta con 243 voti contro 63. Più gravido di conseguenze fu l'atteggiamento negativo assunto dai partiti non cattolici durante la discussione della nuova costituzione dell'impero tedesco. I rappresentanti del C. avvertirono infatti nel progetto della costituzione l'assenza di qualsiasi garanzia per la libertà della Chiesa cattolica. Inutilmente essi lottarono per il riconoscimento dei loro diritti. La colonizzazione dei partiti avversi riportò di nuovo la maggioranza. Da allora in poi le misure anticattoliche si successero una dopo l'altra. Ebbe così inizio il cosiddetto Kulturkampf, che per vari anni turbò profondamente il patriotismo e la fede religiosa dei cattolici tedeschi. Dopo il 1880 il canceliere Bismarck, che era stato il massimo responsabile della campagna anticattolica, dovette riconoscere l'inutilità della lotta iniziata, e le leggi anticattoliche cessarono. Il Kulturkampf d'altra parte aveva rafforzato il C., e molti cattolici che prima non avevano votato per questo partito, avvertì la minaccia, gli diedero i propri suffragi. In tal modo la maggioranza conservatrice e liberale si sfaldò, ed in parlamento il C. divenne l'arbitro della situazione, e funse da ago, capace di far traboccare i piatti della bilancia nell'uso o nell'altro senso. Tale situazione permise al C.C.T. di opporsi ad una politica anticattolica da parte del governo del parlamento, ma non gli diede alcuna possibilità di ottenere vantaggi positivi: la sua fu insomma, in complesso, una politica statica, che gli dava molta libertà di manovra, impedendogli però lo svolgimento di una funzione legislativa sui propri punti programmatici. Dall'esaurimento del Kulturkampf fino alla prima guerra mondiale l'azione politica del C. conservò le suddette caratteristiche. Scoperta la guerra nel 1914, anche il C. votò i crediti richiesti, e rinunciò ad ogni forma d'opposizione per la durata del conflitto. Solo nel 1917, con la mozione della pace presentata dal deputato certista Erzberger, mozione che ebbe anche i suffragi dei socialdemocratici e dei liberali, il C. ritornò in primo piano. Dopo la Rivoluzione del 1918 il C., pur rimanendo fedele alla piattaforma cattolica del suo programma, procedette ad una riorganizzazione interna che portò alla direzione del partito l'ala sinistra ed i rappresentanti dei sindacati. Tatticamente esso si schierò con gli altri partiti di destra per impedire una maggioranza socialista. Nelle elezioni del 1919 il C., ivi compresi i mandati del partito popolare bavarese, movimento dei cattolici della Bavaria, ebbe all'Assemblea Costituente una rappresentanza di 91 deputati, e così poté opporsi ad una forma di repubblica sociale, vagheggiata dai partiti estremi. Durante gli anni della repubblica di Weimar il C. continuò ad essere gran parte nella vita politica e parlamentare tedesca, e varie volte suoi rappresentanti ricoprirono l'importante carica del cancelliere (Fehrenbach, giugno 1920-maggio 1921; Wirth, maggio 1921-nov. 1922; Marx, nov. 1923-dic. 1924 e maggio 1926-maggio 1928; Brüning, marzo 1930-maggio 1932).
Dopo l'avvento al potere di Hitler (genn. 1933), il C. C. T., sotto la guida di mons. Kaas e di Brüning, concesse i pieni poteri ai nazionalsocialisti, ingannato dalla promessa che non sarebbero stati lesi i diritti fondamentali dei cittadini. Alcuni mesi dopo, il 5 luglio, il C. C. T. si sciolse, finché la catastrofe tedesca nel 1945 ne permise di nuovo la ricostituzione. Se ne fecero promotori il dott. Hamacher e Johannes Brockmann. Il rinato C. C. T. mancava però di una salda base elettorale, perché questa era stata assorbita dalla nuova Unione cristiano-democratica. Alla fine del 1948 una delle figure più eminenti del C. C. T. Karl Spiecker, ex-collaboratore del cancelliere Wirth, propose pertanto la fusione del partito con l'Unione cristiano-democratica, ma il suo consiglio non fu seguito.
Silvio Furlani