CASE POPOLARI

CASE POPOLARI. - Le c. p. sono fabbricati civili, urbani o rustici, destinati all'abitazione di famiglie di condizione modesta, che vivono di un salario fisso o di un basso reddito.
Storicamente la c. p. è di recente origine, per quanto, in un certo senso, se ne possa considerare come primo tipo l'insula romana, fabbricato a più piani destinato alla locazione, composto di stanze non differenziate servite da corridoi e ripide scale. Nel sec. XVI se ne ritrova qualche esempio sporadico; ma solo nel sec. XIX appare la vera c. p., come conseguita dall'affollamento di popolazione operaia dovuto allo sviluppo industriale.
A Londra nel 1814 si fondano società per la costruzione di c. p. per operai e per impiegati nei sobborghi della città. A Torino nel 1849 il consiglio comunale propone la costruzione di c. p. e nel 1833 approva la diretta partecipazione del comune nell'impresa. Nel 1850 si formano società e cooperativa e Verviers, a Mulhouse, a Saarbrücken, a Essen. Negli Stati Uniti si ricordano la *Improved Dwellings Association* per costruzioni popolari a Nuova York e Philadelphia, e in Italia la convenzione del comune di La Spezia del 1885 per l'erezione di un quartiere operaio. In questo fiorire di iniziative l'industria non è ultima e si interessa risolutamente all'abitazione dei suoi dipendenti.
La legislazione segue l'iniziativa privata e in Italia, ispirandosi alla esperienza del Belgio, si approva nel 1903 la prima legge organica sulla c. p. operaia, a cui seguono poi numerosissime leggi e regolamenti. Dopo le prime esperienze e insieme con le prime affermazioni sociali operaie il problema della c. p. esce dal campo strettamente tecnico ed economico; dapprima confusamente e poi con maggior autorità si fa strada il concetto che essa non debba essere oggetto di speculazione, fino a giungere poi per gradi alla più ardita tesi moderna che essa si debba intendere come un servizio accessibile a tutti, e in primo luogo ai meno abbienti, così come la scuola, i trasporti, la posta, ecc.
Contemporaneamente si afferma il concetto dell'accesso alla proprietà oltre che alla locazione, per il quale si renda possibile a chiunque diventare proprietario di un alloggio adatto alla sua famiglia, con i soli suoi mezzi, attraverso un certo numero di anni, per virtù di risparmio e con l'ausilio di provvidenze economiche, quali l'anticipo della spesa da parte di un ente (società cooperativa, comune, stato, imprenditore) e opportune facilitazioni finanziarie o fiscali che in varia forma gli economisti prevedono e disciplinano, sia in statuti di società, enti finanziatori e cooperative, sia nella vastissima legislazione in materia di tutti gli Stati civili.

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[per cortese dell'Istituto c. p.]
Case popolari - Costruzioni dell'Istituto per le c. p. della provincia di Roma - Quartiere Tufello.
E notevole l'interessamento dimostrato dagli imprenditori al problema, talvolta con interesse, per il vantaggio di tenere legata a sé, materialmente o moralmente, la mano d'opera più pregiata, spesso con atti di liberalità, dettati da ragioni contingenti, o meglio, e oggi in modo precipuo, dalla coscienza di un dovere sociale.
L'interessamento dell'imprenditore si rivela tanto più efficace quanto più le due parti rimangono su un piede di eguaglianza e non si stabiliscono posizioni di beneficato e di benefattore. La più chiara coscienza della propria dignità di uomo rivelata gradualmente dal prestatore d'opera nella evoluzione della società gli interdice di accettare alcunché che egli non sappia frutto della sua attività e gliene fa ripugnare la gratuità talvolta sospetta. Quindi l'imprenditore per dotare i suoi dipendenti di c. p. deve agevolarli con interventi atti a metterli nelle condizioni di acquistarla con il tempo, il lavoro e il risparmio, e non obbligarli alla riconoscenza con liberalità o paternalismi.
Nel quadro sociale è eminente la funzione della c. p., come efficace fattore di educazione e di elevazione. Nella precarietà, e spesso nella meschinità di vita delle persone a salario fisso e a reddito limitato, dipendenti da altri per il sostentamento, il concetto di sicurezza dell'alloggio, e ancor più quello della proprietà della c. p., è elemento attivo di evoluzione dei rapporti sociali verso la cordialità e la solidarietà, piuttosto che verso l'indifferenza e l'antagonismo. La dignità di uomo libero è più facilmente acquisita da chi è sicuro della sua c. p., e in essa ritrova concretata l'antica e costante aspirazione dell'uomo alla proprietà. Sul singolo e sulla famiglia la c. p., sia
pur piccola e modesta, ma concepita e attuata con minuzioso studio, con spirito generoso, con affettuosa cura, esercita una continua, discreta e durevole funzione educativa, poiché è ben noto che dall'ambiente l'uomo trae buona parte delle sue immediate impressioni e ne impronta il suo spirito.
Ragioni economiche hanno confinato sinora le c. p. nei sobborghi, in quartieri meschini e sordidi che segnano materialmente un più duro distacco tra le classi. Si afferma ora l'idea che la c. p. debba stare tra le altre della città, senza altra distinzione che una più rigorosa economia di studio e di costruzione; con questo la popolazione operaia vive in più stretto contatto con gli altri ceti sociali, con reciproco vantaggio, in quanto solo da una intima e continua conoscenza nascono una più chiara comprensione o quanto meno una serena tolleranza. Questa conoscenza porta i ceti minori a una emulazione feconda, e i più agiati a un più severo senso di solidarietà sociale. Nella rinascente società cristiana accanto alla Chiesa e alla scuola si pone la c. p. come un vivo campo di esperienza, di insegnamento e spesso di apostolato; così che alla sua costruzione non è sufficiente provvedere con atti economici, ma precipuamente accostarsi con atto di fede.
Fabbricati tipo. I fabbricati si distinguono in tre tipi: a) c. p. isolata, a uno, due, tre, quattro alloggi; b) c. p. a schiera, a uno o due alloggi; c) c. p. a blocco, a più alloggi.
Il tipo a) è teoricamente l'ideale perché permette la massima indipendenza di ogni famiglia, un ottimo orientamento del fabbricato e una facile adattabilità a qualsiasi natura di terreno. Ogni c. p. ha uno spazio verde, diviso in lotti per ogni alloggio, coltivabile a giardino o orto. Questi vantaggi sono controbilanciati dall'alto costo del terreno

per unità di abitazione, dalla notevole estensione dei servizi comuni di strade, fognatura, condutture di gas e acqua, linee elettriche e telefoniche.
Il tipo b) è formato da una successione di più elementi a uno o due alloggi, costruiti affiancati. E di raro impiego in Italia, più frequente in Francia, Belgio, nei paesi anglosassoni e anche negli Stati Uniti, dove sorgono interi villaggi di schiere di casette in file parallele. L'effetto è monotono e deprimente, se non interviene il gusto dell'architetto a variare la cadenzata successione degli elementi uguali. Le schiere hanno uno spazio verde sul fronte e sul rovescio diviso in lotti corrispondenti agli alloggi. L'adozione di questo tipo è conveniente per piccoli agglomerati extraurbani, quando si possano disporre ai lati o su un lato della strada provinciale, senza costruire altre strade.
Il tipo c) è il più economico specialmente nell'area urbana; la schema è un fabbricato a più piani a blocco aperto o chiuso, orientato secondo la migliore insolazione. Le spese generali di terreno, costruzione e servizi sono ridotte al minimo; le linee elettriche e telefoniche, le condutture e le strade sono brevi e razionalmente sfruttate. Il tipo a blocco permette, a parità di spesa per unità di abitazione, una più completa e perfetta sistemazione di impianti e di servizi rispetto agli altri tipi. Lo spazio tra i blocchi di fabbrica deve essere uguale alla loro altezza, per garantire nei mesi invernali un minimo di insolazione ai piani bassi. Gli accessi agli alloggi si hanno sul ripiano della scala, con due o tre ingressi; l'ingresso da un balcone comune, già praticato tempo addietro, è poco applicato in Italia, più frequente nell'Europa del nord.
Non vi sono ragioni di assoluta preminenza tra i tre tipi; essi vengono adottati volta a volta secondo valutazioni dipendenti dai fattori clima, terreno, località, economia; spesso si ottengono felici soluzioni urbanistiche con accurato, impiego dei tre tipi nello stesso luogo.

Bibl.: M. A. Boldi, Le c. p., Milano 1903; Istituto comunale per le cose minime di Trieste, Venticinque anni di attività, Trieste 1928; G. Broglio, L'Istituto per le c. p. a Milano, Milano 1929; B. Moretti, C. d'abitazione in Italia, ivi 1946; E. A. Griffini, Costruzione razionale della c. p., I, ivi 1947.
Carlo M. Cclcghin
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(1st. Alinari)
Caserta - Pila per l'acqua santa composta di tre frammenti di epoca diversa - Duomo.
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CASERTA - Ambone (sec. XIII) - Duomo.