CENTURIATORI DI MAGDEBURGO

CENTURIATORI DI MAGDEBURGO. - Questo nome è desunto dal titolo dell'opera Ecclesiastica historia secundum singulas centurias per aliquot studiosos et pios viros in urbe Magdeburgica. Difatti è la prima storia generale della Chiesa compilata dai protestanti, distribuita in periodi di cento anni o Centurie, scritta, almeno in gran parte, nella città di Magdeburgo ed alla quale collaborarono uomini studiosi come Flacio Ilirico (v.) direttore e anima di tutta l'opera, Giovanni Wigand, Matteo Judex, Basilio Faber, Andrea Corvino, Tommaso Holthuter, ecc. Detti «uomini più» sono profondamente anticattolici; basti dire che uno di essi, il Judex, esortava le autorità politiche a servirsi della spada «per estirpare i papisti, assassini feroci, carnefici delle anime». Flacio concepì il disegno di quell'opera fino dal 1553 e il lavoro fu diligentemente organizzato, raccogliendo molto materiale e affidandolo a cinque direttori, che avevano sotto di sé parecchi collaboratori; tutto, però, era sotto l'alta direzione del Flacio che non ebbe riguardo ai mezzi, fossero leciti o illeciti.
Ogni Centuria contiene 16 parti: 1) Sguardo generale. 2) Diffusione della Chiesa. 3) Persecuzioni o pace della Chiesa. 4) Dottrina della Chiesa. 5) Eresie. 6) Culto e cerimonie. 7) Governo. 8) Scismi e lotte interne. 9) Concili. 10) Uomini illustri. 11) Eretici e capi-sette. 12) Martiri. 13) Miracoli. 14) Condizione politica degli Ebrei. 15) Religioni non-cristiane. 16) Mutazioni politiche. Alle spese relative contribuirono i re di Svevia e di Danimarca, i duchi di Sassonia, i principi di Anhalt, le città di Augusta, Norimberga, ecc.
Le prime tre Centurie furono stampate a Basilea nel 1559; le altre, fino alla 13ª, nella stessa città tra il 1560 e il 1574, e in quest'ultimo anno si stampò la 13ª non potuta finire dal Flacio che morì l'anno seguente. Giovanni Wigand scrisse le Centurie 14, 15 e 16, ma rimasero inedite nella biblioteca di Wolfenbüttel. Ci furono bensì autori, come I. I. Hauke, I. I. Sember, che tentarono di proseguire l'opera o di farne un'altra edizione, ma con poco esito per la disistima nella quale essa era caduta. Questa disistima si dovette in parte alle critiche fatte da eminenti autori cattolici, quali s. Pietro Canisio, il cardinale Baronio con i suoi Annales ecclesiastici e i Bollandisti con la loro opera monumentale; in parte all'indole delle stesse Centurie. Se alcuni ne ammirano il piano grandioso che gli autori si proponevano di sviluppare o il pretesto metodo scientifico di raccogliere e compilare documenti di ogni sorta, altri ne condannano i grandi e fatali difetti. Tra questi è da porsi lo scopo delle Centurie, le quali dovevano essere «una specie di corno dell'abbandanza dal quale dovevano uscire le prove evidenti di tutti gli inganni e reati di truffe e di frodi della Chiesa». La critica seria ed imparziale respinge una storia così unilaterale. Solamente i protestanti meno eruditi o più fanatici, ancora trovano in quest'opera un arsenale ricchissimo di accuse, ormai però superate, contro la Chiesa cattolica e le ripetono come se non fossero mai state confutate. Si rimane dolorosamente colpiti a leggere per esempio che s. Bonifacio fu l'apostolo della menzogna, che s. Gregorio VII fu il più abbominerevolto mostro della terra, che Alessandro III ristabilì il culto di Baal, ecc. Aggiungasi il tono polemico di tutta l'opera che è di una estrema virulenza antipapale; i fatti e documenti sono aggruppati con spirito partigiano; le storie, le leggende e le favole vi sono ammassate alla rinfusa; salta agli occhi di ognuno la mancanza di calma, di equanimità e di ponderazione necessarie in un'opera seria di storia. Non è quindi da meravigliarsi che scrittori protestanti seri ed eruditi abbiano ormai scartato quest'opera.

BIBL.: O. Braunsberger, Canisii epistolae et acta, 8 voll., Frühburg in Br. 1806-1923; J. Janssen, Geschichte des deutschen Volkes seit dem Ausgang des Mittelalters, V. Frühburg in Br. 1886, pp. 311-314; P. Tacchi Venturi, Storia d. C. d. G. in Italia, I. Roma 1930, pp. 152-157; C. Capasso, s. V. ENOCH. It., IX (1931), p. 755 (con bibliografia); E. Fueter, Storia della storiografia moderna, I, vers. it., Napoli 1944, p. 209 sqq. Camillo Crivelli